RISPOSTA AI LETTORI

Eutanasia, si può essere indulgenti in certi casi?
dal Numero 43 del 3 novembre 2019

 Spett.le Redazione, il mese scorso è tornato alla ribalta il problema del “fine vita”. So che in linea di massima un credente non accetta questa pratica, ma vorrei sapere: potrebbero esserci delle ipotesi specifiche in cui l’eutanasia possa essere tollerata dalla Chiesa? Potrebbe darsi, infatti, che vi siano delle ragioni più o meno valide per richiedere l’interruzione della vita, talvolta da parte del paziente stesso. D’altronde la Chiesa non approva la sospensione dei trattamenti inutili? Si può essere indulgenti nel caso dell’eutanasia passiva?

RISPOSTA AI LETTORI

A proposito di animali domestici
dal Numero 42 del 27 ottobre 2019

Cara Redazione, inoltro una foto scattata col mio smartphone sulla via verso casa. Credo che spesso si esageri e ormai in molte (troppe?) famiglie l’animale domestico sia diventato più di un figlio primogenito, per il quale non sono mai troppe le cure e gli affetti e per il quale, in caso di “smarrimento”, sia pure lecito disperarsi (come si legge nell’annuncio)... Non credo si tratti di slogan ad effetto. Una mia vicina di casa, per esempio, grande amante del suo cane (che aveva chiamato “Queen” e che ogni anno portava dal fotografo per il servizio fotografico che serviva a compilare il suo calendario), quando dopo un periodo di assenza tornò a casa e non lo trovò perché andato inavvertitamente sotto una macchina durante il passeggio, cadde in una specie di depressione dalla quale stentò parecchio a tirarsi fuori [...]. Ne parlavo con un’amica e mi diceva che lei invece comprende bene gli stati d’animo di queste persone perché con certi animali si instaura un vero e proprio rapporto... Inoltre mi diceva che noi cattolici abbiamo una visione riduttiva degli animali e che c’è da sperare in un cambio di sensibilità... Che dire? (Giacomo A.)

RISPOSTA AI LETTORI

A proposito di peccati contro la fede
dal Numero 34 del 1 settembre 2019

Carissimi, mi rivolgo a voi per avere chiarezza su una questione di fede. Ho trovato in un vecchio libro un volantino con una specie di elenco dei vari peccati (tipo esame di coscienza, anche se non proprio) e tra i peccati contro la fede elenca: infedeltà, incredulità, apostasia, eresia e dubbio volontario. C’è una differenza tra infedeltà e incredulità? E tra eresia e apostasia? Li ho sempre usati come sinonimi per indicare qualcuno che sta fuori dalla Chiesa... Sarei curioso di sapere anche in modo specifico cosa si intende per “dubbio volontario”, potete farmi un esempio? Vi ringrazio di cuore per il vostro lavoro. (Giorgio T.)

RISPOSTA AI LETTORI

Quando esco dal confessionale...
dal Numero 33 del 25 agosto 2019

Cara Redazione, mi hanno raccontato la testimonianza di una mistica che ha visto la spettacolare bellezza di un’anima che ritrova la grazia di Dio nel sacramento della Confessione. È descritta come ripiena di una luce e bellezza che la si potrebbe scambiare per una divinità. E sostiene che questo avviene a tutti, anche se in modo invisibile. In effetti anch’io quando esco dal confessionale provo una certa sensazione di benessere e leggerezza... Mi chiedo: oggettivamente quali sono gli effetti che la Confessione apporta all’anima? (Simone G.)

RISPOSTA AI LETTORI

Il prezioso aiuto della coscienza
dal Numero 30 del 28 luglio 2019

Di per sé sappiamo bene che cosa dobbiamo fare e che cosa dobbiamo evitare per piacere a Dio e vivere da veri cristiani, perché il Signore ci ha lasciato delle “regole” con i dieci Comandamenti. Però è anche vero che sembrano regole più che altro generali e per certi aspetti astratti. Mi è capitato, come penso a tutti nella vita, di essermi trovato di fronte a dilemmi che riguardano situazioni molto concrete e circostanze ben precise. In una determinata situazione, come posso capire che cosa devo fare in concreto? Come faccio a sapere se quello che faccio è giusto o è sbagliato? (Mauro M.)

RISPOSTA AI LETTORI

Qualche domanda sul buddismo
dal Numero 29 del 21 luglio 2019

[...] Da un periodo a questa parte noto soprattutto nel mio ambiente universitario un certo interesse da parte di molti per la religione buddista. [...]. Da quello che ho ascoltato e letto, mi sembra vi sia molta affinità tra la religione cattolica e quella buddista, soprattutto per quanto riguarda la preghiera e le pratiche penitenziali. Inoltre mi sembra che il buddismo sia l’unica o forse una delle poche religioni che, oltre alla nostra, abbia delle persone che si consacrino a Dio (Budda nel loro caso). Vorrei un vostro parere al riguardo, e soprattutto che mi spiegaste brevemente in cosa consista la differenza tra l’una e l’altra religione e in che ottica inquadrare i monaci buddisti rispetto a quanti si consacrano a Dio nella religione cattolica. (Giorgio M.)

RISPOSTA AI LETTORI

Cosa si intende con la parola “morale”?
dal Numero 28 del 14 luglio 2019

Cara Redazione, mi chiamo Luca e studio ingegneria. Vorrei chiedervi se poteste spiegarmi, in modo semplice così che possa a mia volta spiegarlo, che cosa di preciso si intende quando si usa la parola “morale”. So che è addirittura una disciplina studiata in alcune facoltà, ma qual è il suo oggetto di studio? Vi ringrazio! (Luca D.)

RISPOSTA AI LETTORI

Di quale olio si tratta?
dal Numero 27 del 7 luglio 2019

Carissimi, poiché apprezzo le vostre risposte chiare sulla base della Dottrina cattolica, vorrei sapere cosa ne pensate di questo fatto che è capitato a mia sorella. Si è recata con un gruppo di amiche in pellegrinaggio ad un Santuario della zona dove opera un sacerdote considerato carismatico. Dopo aver a lungo pregato e fatto Confessione e Messa, il sacerdote ha proposto e amministrato a tutti i partecipanti una unzione; mia sorella non ricorda bene se si trattasse dell’Olio crismale o dell’Olio degli infermi. Il fatto è che mia sorella ha 37 anni e gode di buona salute, e dice di essersi accostata a questa unzione ai fini di prevenire eventuali malattie. Per quanto ne so tali unzioni non sono “usuali”; cosa se ne deve pensare? [...]. (Arturo J.)

RISPOSTA AI LETTORI

Dove porta questo ecumenismo?
dal Numero 26 del 30 giugno 2019

Caro Settimanale, sono un giovane inglese, vissuto fin da piccolo in Italia, e vi scrivo per un chiarimento dottrinale in tema di ecumenismo. Se la suprema legge della Chiesa è rimasta quella della salvezza delle anime, sulla scorta di questo principio e della dottrina cattolica insegnata per quasi 2000 anni, viene spontaneo chiedersi se i vari incontri ecumenici oggi così diffusi siano utili a quel fine. E quali siano i frutti di questi incontri, che come Nostro Signore ci ha insegnato ne indicano la bontà o meno. Il frutto che spesso si raccoglie è l’indifferentismo religioso, cioè il ritenere che appartenere ad una religione o ad un’altra sia indifferente, e lo scandalo per chi, soprattutto semplice e in buona fede, rischia di andare in confusione circa il proprio Credo. Ricordo il dolore provato quando anni fa, durante la mia frequenza al ciclo istituzionale di una pontificia facoltà romana, un nostro professore in privato manifestò disappunto ad alcuni di noi studenti a proposito dell’ingresso di quel mezzo milione di fratelli cristiani anglicani nella Chiesa Cattolica. Sembra che eventi come questo segnino la rovina del “dialogo ecumenico”. Ma è possibile che l’ecumenismo sia diventato esso stesso più importante del suo fine che, correggetemi se sbaglio, non può che essere il raggiungimento della piena comunione nella Chiesa Cattolica? [...]. (Louis H.)

RISPOSTA AI LETTORI

Tra l’Altare e il Calvario...
dal Numero 25 del 23 giugno 2019

Spett.le Settimanale, sono un giovane universitario e studio a Roma, dove frequento da un po’ di tempo una chiesa in cui la Messa mi piace perché è celebrata con molta cura e concentrazione. Ho inteso dire dal sacerdote di questa parrocchia che oggi la Chiesa è in rovina perché si è perso il significato della Messa e non si comprende più che la Messa è il sacrificio di Cristo, mentre invece tra quanto accaduto sul Calvario e quanto si verifica sull’Altare non c’è differenza se non che manca l’aspetto “cruento”. E infatti è la prima volta che rifletto su questo aspetto, avevo sempre associato la Messa più al momento dell’Ultima Cena di Gesù con i discepoli. Il sacerdote, che però è molto anziano, mi ha fatto notare che questo è un “dogma della fede” definito al Concilio di Trento. Dopo alcune ricerche mi sono accorto che è veramente così. Ora però resto pensoso e mi chiedo: come è possibile ciò? Siccome – consigliato sempre dallo stesso sacerdote – da qualche settimana leggo il vostro giornale, ho pensato che forse voi potreste aiutarmi a capire... (Gianfranco M.)

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