RISPOSTA AI LETTORI
Gesù nel Sacerdote!
dal Numero 46 del 24 novembre 2019

Spett.le Redazione, ho alcune domande [...]. La Chiesa esce da un anno tragico, mi riferisco soprattutto ai grandi e gravi scandali degli abusi sessuali venuti a galla a tutti i livelli. Ma non solo, anche a quelli finanziari, ecc. La fiducia di molti nel sacerdozio, devo dirlo, si sta sgretolando sotto questi colpi. Che strazio! Certo, non si deve fare di tutta l’erba un fascio, ma in generale anche in quella che è la mia limitata esperienza [...] confesso di rimanere spesso più edificato dai fedeli laici che dai nostri preti. So bene che anche loro sono uomini in carne e ossa con pregi e difetti, ma avendo avuto un dono grande come la vocazione dovrebbero essere migliori. [...]. Come mai si scade così? Quale rimedio ci può essere? (Roberto A. G.)

Caro Roberto, “vedere nel sacerdote Gesù Sacerdote!”. Questo sarebbe il rimedio, da somministrare tanto ai fedeli quanto ai sacerdoti stessi. Potrebbe apparire non una grande scoperta, eppure è sufficiente tendere appena l’orecchio ai discorsi dei cristiani o anche solo gettare uno sguardo alle modalità di relazionarsi dei fedeli con i loro pastori, per rendersi conto di quanto si sia offuscata, nelle convinzioni dei cattolici, questa verità della presenza misterica di Cristo Sacerdote nei suoi sacerdoti.
Che i recenti scandali riguardanti i presbiteri costituiscano un vero e proprio “inciampo”, rispetto a tutto questo, è evidente. Il suo “strazio” al riguardo è anche nostro e di tanti altri. È anzitutto lo strazio del Cuore di Gesù. Tutti soffriamo e ci sentiamo umiliati quando veniamo a sapere di certi comportamenti, e il motivo è proprio quello da lei riportato: proprio coloro che avevano ricevuto il dono grande della vocazione!... Nel caso degli abusi sessuali, soffriamo per il dolore inferto a vittime innocenti e soffriamo per la Chiesa, la mistica Sposa di Cristo, il cui volto viene infangato ed esposto al vilipendio davanti a tutti. Quel volto che dovrebbe attrarre tutti gli uomini a Cristo è così deturpato!
Che fare? Per contrastare il disorientamento imperante, è indispensabile recuperare e riproporre quell’identità cattolica che troppi hanno perduto. Parlando del Sacerdozio, le domande che si pongono sono anche queste: come i fedeli laici guardano oggi al sacerdote? Cosa si aspettano da lui? Sanno cosa cercare in lui e da lui?
Le grandi sfide della modernità e della secolarizzazione, alle cui sirene ha purtroppo ceduto una parte della teologia cattolica, hanno, come è noto, contribuito grandemente a modificare l’immaginario collettivo, portando ad una desacralizzazione anticultuale del sacerdote: il prete divenuto solo profeta, che può anche assumere le vesti del prete operaio o perfino del prete che guida la rivoluzione, oppure più borghesemente il prete funzionario, o addirittura il prete part time che va in ufficio e svolge praticamente un mestiere e, per il resto, è un uomo come un altro.
Quante volte negli ultimi decenni si è sentito affermare: “Il prete non deve avere paura del mondo, deve stare nel mondo, deve immedesimarsi nel mondo, deve assumere i desideri del mondo...”! Il risultato è stato che tanti sacerdoti sono diventati realmente “mondani”, assumendo e facendo propri mentalità e atteggiamenti tipicamente del mondo. In generale, sembra che uno dei maggiori fraintendimenti contemporanei sia stato proprio questo: un approccio irenico nei confronti del mondo, non in quanto creato da Dio e quindi bello e buono, ma in quanto rovinato dall’azione del «principe di questo mondo» (Gv 14,30) e dalla batteria di tutte le sue seduzioni. L’aver deposto le armi dell’ascetica nei confronti di “questo mondo” ha fatto sì che i sacerdoti si siano trovati, e si trovino, troppe volte inermi e in balia delle forze maligne operanti in esso. Nessuno in tali circostanze può poi contare sulle proprie forze: «La carne è debole» (Mt 26,41).
Il sacerdote, certo, non può essere avulso dal mondo in cui vive, deve andare nel mondo per predicare il Vangelo, è vero, ma in questo suo inserimento deve poter rimanere ciò che egli è dal punto di vista soprannaturale, perché, altrimenti, snaturandosi fa perdere alla comunità cristiana, e allo stesso mondo, il grande dono che ogni sacerdote è: ossia una particolare presenza di Cristo, Capo e Pastore della sua Chiesa.
Occorre pregare molto e operare perché i sacerdoti tornino a comprendersi sul loro unico vero prototipo che è Gesù Sacerdote, e non sui modelli caldeggiati dalle mode del mondo. Il primato di Cristo Sommo Sacerdote è, nella vita del prete, il primato della Liturgia e in particolare dell’Eucaristia-Sacrificio di Cristo, in cui il sacerdote opera in persona Christi come mediatore per il suo popolo. È il primato dell’orazione, il primato del soprannaturale, il primato del Mistero di Dio che si comunica nella vita della grazia agli uomini. Come è possibile che un sacerdote oggi abbia ad esclamare: “Nella mia giornata faccio tutto fuorché il prete!”? Eppure come negare che un tale rischio è reale? Burocrazia, strutture, restauri, associazioni, onlus... Alla lunga, così, è facile che vengano le crisi e le disillusioni. Quando invece basterebbe ricominciare a dedicarsi innanzitutto al Signore, sarebbe sufficiente riprendere nella preghiera l’intimità con la Vergine Immacolata, la Madre di ogni sacerdote, per ritrovare ben presto il “gusto” e le “motivazioni” per quella meravigliosa avventura di vita donata a Dio, che è ogni risposta alla vocazione sacerdotale. Il sacerdote deve tornare, quindi, ad essere se stesso secondo il piano di Dio, deve tornare ad essere soprattutto l’“uomo del Mistero”, l’“uomo dei divini Misteri”, colui che, dopo aver fatto esperienza di Dio ne parla con verità di dottrina, riscaldando i cuori, e si offre a Cristo nel sacrificio, perché Egli doni ai suoi figli e fratelli “la Vita eterna”. Ecco dunque il sacerdote, l’“araldo dei diritti di Dio” e la “vittima immolata per amore”, l’“uomo donato che, in Cristo, dona la Vita eterna”.

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