RISPOSTA AI LETTORI
Se il culto delle reliquie non sia idolatria
dal Numero 8 del 23 febbraio 2020

Come spiegare il culto delle reliquie da parte della Chiesa? Razionalmente parlando, trattandosi di cose materiali, non potrebbe sembrare una sorta di idolatria? (Giovanni F.)

Caro Giovanni, la Chiesa Cattolica dà alle reliquie, come alle croci e alle immagini sacre, un culto relativo, cioè un culto che non è indirizzato a questi oggetti, ma alla persona con cui essi hanno relazione. Essa dà dunque alle reliquie dei santi un culto di dulia relativo che consiste in certi onori esteriori, come il portarle in processione, l’incensarle nelle pubbliche funzioni, l’esporle alla venerazione dei fedeli. Inoltre la Chiesa celebra ogni anno una festa in onore delle sante reliquie.

Il culto delle reliquie risale alla più remota antichità. I primi cristiani avevano per il corpo dei martiri una gran venerazione: quando san Policarpo fu bruciato, ne raccolsero i resti sul rogo; le reliquie di sant’Ignazio martire furono portate ad Antiochia e conservate in un’urna come un tesoro inestimabile. Sant’Agostino racconta che molti miracoli furono operati al suo tempo sopra le tombe dei martiri, al contatto delle loro reliquie.

È importante sapere le ragioni per cui noi onoriamo le reliquie; ossia perché: 1) sono i resti dei nostri fratelli gloriosi (i santi), degni perciò di ogni rispetto; 2) sono strumenti di cui Dio si è sempre servito per elargirci numerosi favori.

Tuttavia bisogna notare che la Chiesa, pur incoraggiando il culto delle reliquie, non intende con questo garantirne l’autenticità, e ancorché esse non appartenessero ai santi che si vogliono venerare, non ci sarebbe idolatria, perché gli omaggi non si fermano alle reliquie, come abbiamo detto all’inizio, ma vanno al santo che è oggetto del nostro culto.

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