FEDE E CULTURA
Maria de Barral e nostri giorni
dal Numero 34 del 10 settembre 2023
di Lazzaro M. Celli

Un episodio datato nel tempo, ma che pare una fotografia dei tempi odierni, dove uomini senza valore sembrano avere la meglio, mentre chiunque si discosti dal pensiero univoco è tacciato per pazzo. Ma... “i pazzi non siamo noi”!

«C’est pas moi la folle, la folle c’est l’Italie qui se laisse gouverner par lui [La pazza non sono io, la pazza è l’Italia che si lascia governare da costui]». È questa la frase attribuita a Maria de Barral che si diffuse nell’Italia del 1891. Non si conosce molto di questa donna se non che fosse francese, marchesa, pia e devota cattolica, moglie di Antonio Starabba, marchese di Rudinì a cui diede due figli, tra cui Alessandra che fu prima sposa, poi vedova, poi amante del D’Annunzio, infine suora carmelitana. 

La fortuna di quest’uomo dai costumi libertini fu segnata dalla sua opposizione al governo dei Borboni. Cooperò con l’invasore sabaudo del Regno delle due Sicilie, schierandosi dalla parte di Garibaldi quando ne occupò la Sicilia. Naturalmente gli fu assegnato il posto di sindaco di Palermo, più tardi di prefetto, poi deputato alla Camera del Regno, prefetto di Napoli e infine per due volte presidente del Consiglio dei ministri. 

Il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia e sindaco di Roma, Ernesto Nathan, attesta l’appartenenza del marchese alla Massoneria. Non ci meravigliamo!

Divorato dalla sensualità e senza ritegno, Antonio Starabba, marchese di Rudinì, portava la sua amante a casa facendo soffrire molto la povera moglie. Antonio aveva perso completamente il lume dell’intelletto e quando non ignorava del tutto la moglie era intento a rimproverarla. Ma Dio vede tutto e qualche volta vede anche attraverso gli occhi dei bimbi. Un giorno, uno dei tanti giorni tristi per la povera Maria, mentre si dedicava al ricamo, si accorse che aveva terminato il filo. Alessandra le era accanto e la madre le chiese di andare nella sua camera a prendere un’altra matassa di filo. La piccola per giungervi dovette attraversare un lunghissimo corridoio con molte stanze. In una di queste, dalla porta socchiusa, vide il padre nudo a letto con un’altra donna. Questa cosa segnerà profondamente la bambina, che nonostante la giovane età, forse per una repulsione naturale, non riferì nulla alla madre e forse aveva anche compreso il motivo della sua tristezza. 

L’accecamento a cui conduce il morbo della lussuria non si fermò lì. Volendo liberarsi della moglie senza dare uno scandalo dannoso per la sua carriera politica, architettò un macabro progetto. Fece visitare la moglie da alcuni medici compiacenti che ne decretarono l’instabilità mentale e l’urgente bisogno di particolari attenzioni. La povera marchesa fu rinchiusa in una casa di cura dove passò il resto della vita fino alla morte. Ma Maria de Barral non era pazza! 

Ironia della sorte, quando Alessandra divenne l’amante del D’Annunzio, il padre non volle più vedere la figlia e la diseredò e neanche volle vederla quando era sul letto di morte. A quali altezze d’ipocrisia può giungere il moralismo di un uomo! Speriamo almeno che il sacrificio della moglie e le preghiere della figlia gli siano valse a salvarsi l’anima. 

Eppure, questo episodio così datato nel tempo, sembra quasi una fotografia dei nostri giorni. Uomini senza valori cristiani e senza alcun timor di Dio sono ascesi, il più delle volte semplicemente collocati, ai vertici di attività politiche, amministrative, istituzionali per imporre una particolare visione del mondo e dell’uomo, per lo più incuranti del vero bene comune. 

Forse l’unica differenza rispetto ai tempi passati è che, se prima il governo di uno Stato era la carica ambita di manovra per modificare le sorti di una nazione, ora invece, almeno in Europa, è il governo centrale il luogo deputato ad impartire le direttive a tutti i vari Stati membri dell’UE.

Dietro una facciata di democrazia, una parvenza di un’Europa che difende le libertà dei cittadini, si muove un totalitarismo bianco che sanziona ferocemente chi non si adegua alle direttive. La gestione dell’emergenza Covid, supportata da discutibili fondamenti scientifici, dopo la rottura del vaso di Pandora, ha messo a nudo tutti i sordidi interessi personali e le gravi responsabilità di politici e di alte cariche pubbliche conniventi con i poteri forti. Questi uomini sono ancora tutti lì, a continuare i compiti che svolgevano prima come se nulla fosse successo. 

Chiunque non abbia condiviso il loro folle programma è stato isolato come se fosse il male, ed è stato rinchiuso in una sorta di casa di cura del pensiero. Anche noi, allora, parafrasando Maria de Barral potremmo ripetere: «I pazzi non siamo noi, il pazzo è il mondo che si lascia governare da costoro». 

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