MARIA SS.
Fatima e la penitenza marianizzata
dal numero 6 del 4 febbraio 2024
di Padre Alessandro M. Apollonio /2

L’attuale momento storico è quantomai drammatico. È necessaria, dunque, un’espiazione straordinaria affinché quelle anime che andranno all’inferno se nessuno prega e si sacrifica per loro, scampino da quella terribile eternità. I Pastorelli ci insegnano cosa fare.

Continuiamo a riflettere sull’insegnamento dato ai Pastorelli dall’Angelo del Portogallo nell’estate del 1916: «Offrite costantemente all’Altissimo preghiere e sacrifici [...]. Di tutto quello che potete, offrite un sacrificio in atto di riparazione per i peccati con i quali Egli è offeso, e di supplica per la conversione dei peccatori. Così attirerete la pace sulla vostra patria [...]. Soprattutto, accettate e sopportate con sottomissione la sofferenza che il Signore vi vorrà mandare».
Abbiamo visto cosa dobbiamo intendere per “costantemente”: si tratta di acquisire in maniera stabile, ossia abituale, la virtù della preghiera e della penitenza. La traduzione pratica è data dallo stesso Angelo: “Di tutto quello che potete, offrite un sacrificio in atto di riparazione”. Fermiamoci su queste parole.
“Di tutto quello che potete”: qui, con “potete”, l’Angelo intende una “potenza ordinata”, ossia mossa da prudenza e generosità, non una “potenza assoluta”, nel senso di un ascetismo stoico fine a se stesso.
Abbiamo visto che la penitenza, come tutte le virtù cristiane, deve essere regolata dalla prudenza e informata dalla carità. Già nell’Antico Testamento, lo Spirito Santo aveva insegnato il primato della carità interiore sul sacrificio materiale esterno, preannunciando così il Sacrificio perfetto di Cristo Redentore e di Maria Corredentrice, al quale devono conformarsi tutti i nostri sacrifici: «Sacrificio e offerta non gradisci [...], non hai chiesto olocausto né sacrificio per il peccato. Allora ho detto: “Ecco, io vengo. Nel rotolo del libro su di me è scritto di fare la tua volontà: mio Dio, questo io desidero; la tua legge è nel mio intimo”» (Sal 40,7-9).


Le parole dell’Angelo non vanno certamente contro questo principio fondamentale della virtù cristiana. Ma, data per scontata la necessaria prudenza e discrezione, con quelle parole, l’Angelo esortava alla generosità perché, allora come oggi, il momento storico era drammatico e serviva un’espiazione straordinaria per riparare la straordinaria enormità dei peccati commessi. 
“Di tutto quello che potete”, dunque, può esser tradotto così: “Secondo le vostre forze, cercate di offrire in sacrificio tutto quello che non vi è necessario, né per la vostra salute né per l’adempimento dei vostri doveri”. 
I Pastorelli non compresero subito la portata universale di questa esortazione. Scrive suor Lucia nelle sue Memorie: «Da quel momento cominciammo a offrire al Signore tutto ciò che ci mortificava, ma senza darci da fare per cercare altre mortificazioni o penitenze, se non quella di restare per lunghe ore prostrati per terra, ripetendo la preghiera che l’Angelo ci aveva insegnato».
Fu dopo la visione dell’inferno, il 13 luglio 1917, che essi cominciarono a rinunciare volontariamente alla merenda e all’acqua nelle torride giornate estive e a infliggersi sofferenze corporali tramite le ortiche e la corda cinta ai fianchi. Li sconvolgeva l’idea che qualcuno potesse precipitare all’inferno, in quel luogo spaventoso di tormenti, e volevano impedirlo offrendo a Dio i loro sacrifici. La Madonna aveva insegnato loro la virtù soprannaturale dell’espiazione: «Sacrificatevi per i peccatori, e dite molte volte, specialmente ogni volta che fate qualche sacrificio: “O Gesù, è per amor vostro, per la conversione dei peccatori e in riparazione dei peccati commessi contro il Cuore Immacolato di Maria”» (Apparizione 13 luglio 1917). L’esortazione penitenziale della Madonna si collega a quella dell’Angelo e la porta a compimento con la massima efficacia. Qui, in primo luogo, “sacrificio” sta per “rinuncia” a qualcosa di lecito non necessario e i Pastorelli, mossi dalla grazia, in quell’estate offrirono spesse volte il “pranzo al sacco” e l’acqua per dissetarsi. In secondo luogo, si sacrificarono anche ricercando positivamente qualche sofferenza corporale, come le punture delle ortiche e la corda attorno ai fianchi. Questo secondo tipo di penitenze, praticato dai Pastorelli sotto l’ispirazione della grazia, ordinariamente va praticato sotto la guida di un direttore spirituale.


Quanto ai primi sacrifici che, di per sé, non esigono necessariamente una particolare direzione spirituale, alcuni si chiedono: molte cose non sono necessarie, ma utili sia per la salute, sia per l’adempimento del nostro dovere; possono essere offerte in sacrificio?
Per fare un esempio apparentemente banale, ma che può essere utile per la sua concretezza: il caffè la mattina non è certo necessario, ma è molto utile per dare un po’ di sprint al sistema nervoso, prima di cominciare il lavoro intellettuale, per esempio di uno studente che prepara un esame. Ora, la generosità chiede di rinunciare al caffè, ma la prudenza dice di berlo. Che fare?
Certo, sarebbe temerario fare subito il proposito di non bere mai più il caffè, ma sarebbe anche pusillanime pensare che la grazia non possa sopperire, perlomeno in certi casi, al benefico influsso della caffeina sul funzionamento dei neuroni cerebrali. Sarà allora generoso assecondare il moto della grazia che ci spinge a rinunciarvi almeno in qualche circostanza. Fatta l’esperienza di come la grazia può sopperire al mezzo naturale, e di quanta “perfetta letizia” ricolma l’anima che offre a Dio qualcosa con generosità, uno saprà trovare i tempi e i modi per offrire a Dio il sacrificio anche di qualcosa di utile, oltre che del “non necessario” puramente superfluo.


Uno potrebbe dire: i Pastorelli rinunciavano alla merenda e a bere l’acqua durante la canicola estiva, cose che noi non facciamo perché consideriamo queste cose come necessarie. Risposta. A ben vedere, essi non rinunciavano a beni strettamente necessari, ma soltanto a beni molto utili per la loro salute psico-fisica e per l’adempimento del loro dovere. Infatti, per pascolare il gregge nelle vicinanze di casa, non c’è bisogno di un’alimentazione particolarmente sostanziosa. Per loro era sufficiente la colazione che facevano prima di partire, e la cena che consumavano al rientro. Rinunciavano, perciò, a qualcosa di utile, anche molto utile, ma non strettamente necessario. E lo facevano per impulso di una grazia straordinaria – come straordinari furono i doni mistici da loro ricevuti –, che poi li sosteneva nella sofferenza della fame e della sete patita durante il giorno, dando loro la forza di offrire tutto a Dio e, soprattutto, dando a noi un esempio mirabile da imitare, corrispondendo generosamente alle sante ispirazioni.


C’è da dire, inoltre, che dopo la fine delle apparizioni, nel 1918, la vita dei Pastorelli aveva ripreso il suo corso abbastanza normalmente; in apparenza, si comportavano come tutti i bambini della loro età, sapendo occultare con grande abilità le penitenze che facevano: «Apparentemente rimasero gli stessi di prima, scherzando e giocando con spensierata e sana allegria. Nemmeno le famiglie si accorsero del cambiamento notevole nella loro vita». Così attestano entrambe le mamme dei Pastorelli, la signora Olimpia e la signora Maria Rosa. In un’intervista del 1946 con padre 
H. Jongen, suor Lucia – già religiosa professa nella Congregazione delle Suore di Santa Dorotea – confermò: «Continuammo a giocare come prima. Qualche bigotta ci diceva: “Voi avete visto la Madonna, non dovete continuare a giocare!”. Ma cosa potevamo fare, se non giocare? Dovevamo forse rimanere fermi come la statua della nostra Fondatrice sull’altare?».


Da qui abbiamo un ulteriore insegnamento e una conferma: le penitenze “generose” o “straordinarie” vanno occultate, per non cadere nella vanagloria e per non suscitare l’incomprensione della maggioranza. La vita penitente, infine, non è una vita triste, al contrario, è una vita che trabocca di perfetta letizia, santamente contagiosa. I santi purificati dalla penitenza generosa irradiano attorno a sé la luce misteriosa della beatitudine divina.  

/continua

Casa Mariana Editrice
Sede Legale
Via dell'Immacolata, 4
83040 Frigento (AV)
Proprietario: Associazione CME Il Settimanale di Padre Pio. Tutti i diritti sono riservati. Credits