SPIRITUALITÀ
Le glorie di San Giuseppe “il giusto”
dal Numero 11 del 13 marzo 2016
di Mons. Florian Kolfhaus

Alcune antiche Litanie rendono al glorioso Patriarca San Giuseppe l’onore che merita. Tutti gli elogi, però, anche i più eccelsi, ben sono sintetizzati e compresi nel titolo con cui nelle Sacre Scritture è designato: san Giuseppe l’uomo “giusto”.

Le litanie in onore di san Giuseppe – un’antica preghiera cattolica – elencano una grande quantità di titoli che vengono assegnati devotamente all’uomo di Nazareth, e sono: “Capo della Sacra Famiglia”, “protettore della Chiesa”, “Patrono dei moribondi” o “terrore degli spiriti maligni”.
La più bella e più importante invocazione è certamente quella con cui viene chiamato semplicemente “padre putativo di Gesù”, perché quella era la sua grande vocazione e missione. Ed è proprio da questa missione – di prendersi cura di Gesù, di proteggerlo e di educarlo – che derivano giustamente tutti questi altri titoli onorifici che egli ha ottenuto.
Egli salvò il Bambin Gesù dai seguaci di Erode, perché, come gli aveva suggerito in sogno l’Angelo, fuggì in Egitto. Come poteva allora non proteggere anche la Chiesa, il Corpo Mistico di Cristo, ovunque i credenti si trovino in difficoltà?
San Giuseppe – così narra la Tradizione – morì circondato dalla sua famiglia, tra le braccia della sua sposa Maria e del suo figlio adottivo Gesù. Può quindi esserci un più bell’addio a questo mondo? Non solo confortato dai suoi cari, ma dal Figlio di Dio e dalla Santa Madre Maria che noi speriamo sempre di poter vedere in Cielo! Questa vicinanza a Gesù e Maria ha reso san Giuseppe il “terrore dei demoni”. Ovunque ci sia amore, soprattutto nelle famiglie, là fugge tutto il male.

Giusto e buono

Le Sacre Scritture non conoscono tutti questi titoli onorifici, esse si limitano a chiamare san Giuseppe “giusto”. Ma anche in questa parola sono riassunte tutte quelle virtù di cui parlano le litanie del Santo: saggezza, castità, forza d’animo e fedeltà.
“Giusto” è inteso nel linguaggio della Bibbia non solo come “iustitia”, la quale senza considerare la persona giudica secondo verità, quanto piuttosto come rettitudine d’animo. In questo modo quindi il termine biblico “giusto” potrebbe essere tradotto come “Santo”, nel senso che Giuseppe era un uomo giusto, probo e buono, moralmente “sano”.
Questo atteggiamento si basa sull’obbedienza a Dio. A Giuseppe appare continuamente in sogno un Angelo che gli trasmette un compito. Giuseppe si alza e fa ciò che gli è stato ordinato. Egli non indugia, non dubita e non discute – fa semplicemente ciò che è giusto.
Fare ciò che è giusto davanti a Dio – non solo pensare o dire – rende retti, rende santi. Fare ciò che è giusto davanti a Dio non significa altro che vivere secondo virtù.

Nel laboratorio di san Giuseppe

I numerosi titoli di san Giuseppe, superati per numero solo da quelli della Madre di Dio, hanno la loro base in una doppia radice: la vocazione divina e il lavoro obbediente.
In ogni vita umana risuona la chiamata di Dio, vi è Grazia e regna un senso più alto.
Dio ci ama per primo e prende l’iniziativa, spingendoci alla risposta, all’obbedienza, all’azione.
Così il semplice artigiano di Nazareth è grande esempio di santità e, come santa Teresa d’Avila afferma, sua miglior guida. Rechiamoci nel suo laboratorio per apprendere da lui come diventare santi. Se nel giorno della festa di san Giuseppe ci ritroviamo a pregare le litanie in suo onore, allora tutti i suoi titoli onorifici dovrebbero risuonare in noi e agire in modo da far domandare a noi stessi: Sono giusto come Giuseppe? Sono forte e fedele come lui? Sono un protettore della Chiesa, e mi batto per lei? Possono le mie azioni, le mie parole, il mio sorriso – ma sopra ogni cosa la mia preghiera – scacciare il male e diventare così “terrore dei demoni”? Quello che non possono le mie forze, lo può la Grazia! Dio ha voluto affidarsi alle cure di san Giuseppe, egli mi ritiene perciò capace di essere santo.

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