SANTO NATALE
Della Sacralità di questa Notte
dal Numero 1 del 27 dicembre 2015
di Mattia Mariani

La bellissima predica della Messa di Natale di Mons. Carlo Giuseppe Fischer, Vescovo ausiliare di Przemysl, è senz’altro degna di esser presentata ai lettori italiani per il suo contenuto universale: la bellezza ed importanza della santa Fede cattolica, per la quale i fedeli d’ogni tempo erano pronti a soffrire le persecuzioni.

Nota storica introduttiva

La bellissima predica di Mons. Carlo Giuseppe Fischer, Vescovo ausiliare di Przemysl – e dunque vicario del grande Santo polacco, san Giuseppe Sebastiano Pelczar – è senza dubbio degna di esser presentata ai lettori italiani per il suo contenuto universale: la bellezza ed importanza della santa Fede cattolica, per la quale i fedeli d’ogni tempo erano pronti a soffrire le persecuzioni.
Tuttavia il testo (riportato in seguito) esige una breve introduzione storica per un lettore che non conosce le vicende della storia polacca del XIX secolo. L’antico Regnum Poloniae, baluardo della Cristianità contro le invasioni turche lungo il XV, XVI e XVII secolo, nel XVIII è stato diviso tra i tre occupanti: Prussia, Russia ed Austria. Dopo le guerre napoleoniche per qualche tempo la parte “russa” della Polonia godeva di una certa semi-indipendenza, legata comunque alla Russia con l’unione personale (lo Zar russo era allo stesso tempo il Re della Polonia). Questa semi-indipendenza finì con la fallita insurrezione contro l’occupante nel 1831 (“l’insurrezione di novembre”).
Sotto il giogo della triplice schiavitù, il popolo polacco conservò sia la sua identità e unità nazionale (meravigliosa sarà la velocissima organizzazione dello Stato polacco, risuscitato nel 1918), sia la fedeltà alla Fede cattolica. Certamente, almeno riguardo a quest’ultima, la situazione era diversa sotto i tre occupanti: i tedeschi protestanti, i russi ortodossi e gli austriaci cattolici. Perciò Mons. Fischer, trovandosi sotto il Governo austriaco, esorta i suoi fedeli a ricordare delle sofferenze dei compaesani abitanti in altre zone della Polonia. Soprattutto in parte “tedesca”, il governo di Bismarck svolgeva una politica di dura persecuzione contro la Chiesa Cattolica, e contro l’identità polacca: si tratta del famigerato “Kulturkampf” (“la guerra culturale”), mirato alla protestantizzazione e germanizzazione di tutto il regno degli Hohenzollern. Anche sotto l’Impero russo dei Romanov la condizione dei Cattolici a volte era molto difficile, dipendendo dall’orientamento politico e religioso di ciascuno degli Zar. Così, il Primate Ledòchowski, menzionato dal Fischer, era imprigionato dai tedeschi, e più o meno nello stesso periodo il beato Vescovo  Sigismundo Felice Felinski soffriva il peggior esilio possibile: quello in Siberia.
La situazione sotto l’Impero degli Asburgo, soprattutto con l’Imperatore Francesco Giuseppe (almeno dalla formazione dell’Austro-Ungheria), era ben diversa. È nota la profonda devozione dei suoi popoli a quel pio e modesto Imperatore che li governò per ben 68 anni, anche se qualche forma di oppressione del popolo polacco avvenne anche sotto il governo austriaco. 

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Dall’omelia di Mons. Carlo Giuseppe Fischer: Per quale motivo l’odierno Mattutino e la Santa Messa si celebrano di notte, così che la Messa comincia proprio a mezzanotte?
Anzitutto perché, secondo il Vangelo e la Tradizione, il Divino Bambino è nato per noi di notte. Avendolo previsto con lo spirito di profezia, il Sapiente del Signore acclamava a Dio: «Mentre un profondo silenzio avvolgeva tutte le cose, e la notte era a metà del suo corso, la tua Parola Onnipotente dal cielo, dal tuo trono regale, guerriero implacabile, si lanciò in mezzo a quella terra» (Sap 18,14-15). Corriamo oggi alla Santa Messa di Mezzanotte per salutare il Divino Bambino immediatamente dopo la sua nascita. Vigiliamo nella notte odierna alla maniera di quei pastorelli, che per primi salutarono il Signore Gesù neonato, e dei quali il Vangelo dice: «C’erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, ma l’angelo disse loro: “Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia”» (Lc 2,8-12).
Però l’odierna celebrazione notturna oltre alla Natività del Signore Gesù ci conduce a un altro pensiero, anch’esso molto importante. Ci fa ricordare che, nei primi tempi della Chiesa, a causa delle persecuzioni che la Chiesa soffrì, tutte le celebrazioni si tenevano di notte. Vi ho raccontato più di una volta, carissimi, che per i primi trecento anni dopo Cristo Signore, prima gli Ebrei e poi i pagani – anzitutto i Romani – perseguitarono crudelmente i Cristiani. Cominciando da Santo Stefano, che fu il primo Martire di Cristo, tantissimi Cristiani morirono martiri: gli Apostoli, escluso il solo san Giovanni, uscirono da questo mondo con il martirio. Dei primi trenta Papi nessuno è morto nel suo letto, ma ognuno morì come Martire. In questo tempo i Cristiani non avevano le chiese sopra la terra e non celebravano pubblicamente e ufficialmente, per non rischiare la morte, ma per le Sante Messe e per le altre celebrazioni si radunavano nella notte in grotte sotterranee chiamate catacombe, che servivano loro anche come cimitero. Se venivano scoperti erano condotti al martirio. Quando finalmente dopo trecento anni la luce superò le tenebre, la Chiesa raggiunse la libertà e le celebrazioni notturne s’interruppero, si è mantenuta soltanto l’usanza in tante chiese di celebrare solo la Santa Messa di Natale a mezzanotte. L’odierna celebrazione, tenuta a mezzanotte, ci fa ricordare dunque l’antica persecuzione della Chiesa. E ricordando ciò, ci spinge alla gratitudine verso il Signore Dio perché oggi ha donato alla Santa Chiesa una pace più grande.
Radunandovi oggi, carissimi, in piena notte in questa celebrazione, ringraziate il Signore Dio perché oggi in questa parte della nostra Patria in cui viviamo, non soffrite un martirio cruento per la confessione della Fede di Cristo, che siete liberi di confessare questa Santa Fede davanti al mondo intero, che non avete bisogno di nascondervi nelle catacombe per rendere gloria a Dio, anzi avete le chiese dove pubblicamente e solennemente si celebra il Santissimo Sacrificio e l’intero Ufficio Divino!
Però ricordatevi nel frattempo, che pure oggi non in tutti i Paesi e le regioni la Santa Chiesa ha la libertà. Sapete, che anche oggi la Santa Chiesa in molti luoghi soffre la persecuzione e il medesimo Santo Padre la soffre.
Sapete, quanto soffrono per la Fede i nostri fratelli polacchi sotto il Governo russo e prussiano. Ah! Presso di loro in qualche diocesi non ci sono Vescovi, tantissime chiese sono senza Sacerdoti! Il Reverendissimo Arcivescovo di Gniezno-Posnania, primate della Polonia, Mieczys?aw Ledóchowski, per la fedeltà alla Chiesa ormai da circa due anni è in prigione ad Ostowa. Alcuni altri Vescovi polacchi sono esiliati; una moltitudine di Sacerdoti è imprigionata o dispersa in esilio; i laici sono stati castigati con multe o chiusi in prigione, sempre per la fedeltà alla Chiesa. Nella regione di Che?msk qualche anno fa i buoni contadini hanno offerto la propria vita, perché non avevano permesso di far entrare nelle loro chiese uniate i preti scismatici!
Lì, presso i nostri infelici fratelli, in diversi luoghi, la Santa Messa, la Confessione, la Comunione si possono fare soltanto di notte, in case private, sotto massimo segreto!
 Fuori ogni misura è ciò che è accaduto l’anno scorso a Natale in una Parrocchia sotto il dominio prussiano, dove avevano tolto il Sacerdote. Il Parroco di questa Parrocchia era stato condotto all’estero e esiliato dalla Patria, perché era rimasto fedele alla Chiesa. Prima di esser esiliato aveva comandato ai parrocchiani di radunarsi nella chiesa in ogni domenica e solennità e cantare ogni cosa che si canta durante la Messa, anche se la Messa non ci sarebbe stata. Ogni domenica e solennità il popolo dunque alla solita ora della celebrazione, si radunava in Chiesa. Sopra l’altare mettevano la pianeta e l’abbassavano un pochino, perché fosse veduta dai fedeli; la gente piangeva nel vedere presente la pianeta, e assente invece il Sacerdote!
Il campanello accanto alla sacristia suonava tre volte così come se la Messa iniziasse, ma la Messa non cominciava. Il popolo cantava l’introito e il Kyrie eleison, dopo si fermava al Gloria. Il Gloria nessuno lo cantava: il popolo in questo momento riempiva la chiesa con un forte pianto per poi riprendere a cantare quello che conviene al Gloria. E cosi i fedeli cantavano, quello che alla Messa deve essere cantato, anche se la Messa non c’era. Così comandavano tutti Sacerdoti che venivano esiliati oppure imprigionati, lasciando le Parrocchie orfane. Invece l’anno scorso il Parroco della medesima Parrocchia, del quale ho cominciato parlare, essendo esiliato all’estero, avendo nostalgia dei parrocchiani e anche volendo rafforzare ancora una volta nella fede i propri fedeli, ha deciso di arrivare alla propria Parrocchia alla “Messa dei pastori”. Cosa fa dunque? Travestito, con il massimo pericolo, oltrepassa il confine estero e arriva alla sua Parrocchia durante la notte, proprio quando i fedeli andavano alla Messa dei pastori. La Chiesa piena, la mezzanotte si avvicina e non hanno messo la pianeta sopra l’altare: perché? Il campanone suona le dodici, il campanello della sacrestia suona tre volte; i parrocchiani non credono ai propri occhi: sull’altare esce il loro amatissimo Parroco, che gli avevano tolto con violenza! Potete immaginare, che pianto ci fu nell’intera chiesa! Il Reverendo Parroco disse la Messa dei pastori, durante la quale i canti natalizi si mischiavano con il pianto. Dopo la Messa caldamente esortò i parrocchiani a restare sempre fermi nella santa Fede, dopo di che, travestendosi, scappò con la slitta, perché il Governo nemico alla Chiesa non lo chiudesse in prigione!
Siccome anche nei nostri tempi la Santa Chiesa in diversi luoghi soffre la persecuzione, dunque durante l’odierna celebrazione come nei tempi passati preghiamo più spesso, perché il Signore Dio si degni di donare la pace alla Sua Chiesa, preghiamo particolarmente per i nostri fratelli sofferenti per la Fede, invochiamo il Signore: Onnipotente eterno Iddio, nelle cui mani sono le potenze di tutti i re e le leggi di tutte le nazioni: degnati di venire clemente in aiuto ai tuoi fedeli cattolici in Polonia, perché le nazioni eretiche e scismatiche, che confidano nella loro ferocità e crudeltà, con la potenza della Tua destra siano frantumate, perché cessino di perseguitare e maltrattare la Tua Santa Chiesa e i suoi figli fedeli!

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