SPIRITUALITÀ
Santa Elisabetta d’Ungheria
dal Numero 43 del 12 novembre 2023
di Italo Cammi

Come posso osare di portare una corona così splendida davanti a un Re con in capo una corona di spine?

– Santa Elisabetta d'Ungheria –

Figlia di Andrea, re d’Ungheria e di Gertrude, nobildonna di Merano, santa Elisabetta morì ad appena 24 anni. Nata nel 1207, fu promessa in moglie a Ludovico, figlio ed erede del sovrano di Turingia. Sposa a 14 anni, madre a 15, restò vedova a 20. Il marito, Ludovico IV morì a Otranto in attesa di imbarcarsi con Federico II per la crociata in Terra Santa. Elisabetta aveva tre figli. Dopo il primogenito Ermanno vennero al mondo due bambine: Sofia e Gertrude, quest’ultima data alla luce già orfana di padre. Alla morte del marito, si ritirò a Eisenach, poi nel castello di Pottenstein per scegliere infine come dimora una modesta casa di Marburgo dove fece edificare a proprie spese un ospedale, riducendosi in povertà. Iscrittasi al Terz’Ordine Francescano, offrì tutta se stessa agli ultimi, visitando gli ammalati due volte al giorno, facendosi mendicante e attribuendosi sempre le mansioni più umili. La sua scelta di povertà scatenò la rabbia dei cognati che arrivarono a privarla dei figli. Morì a Marburgo, in Germania, il 17 novembre 1231. È stata canonizzata da papa Gregorio IX nel 1235.


Confidenza in Dio
Un giorno un santo religioso, padre Rodinger, attirato dalla fama delle virtù eroiche di santa Elisabetta d’Ungheria, andò a visitarla. Camminavano insieme lungo le rive del fiume Lahn: il padre, studiando la celeste psicologia di quell’anima, santa Elisabetta, umiliandosi nella coscienza del suo nulla. Ella diceva: «Padre, vi è una cosa che mi tormenta assai: io non so se Dio mi ami. Egli certo è buono; ma io sono una gran peccatrice». «Non abbiate alcun timore ? rispondeva il Padre ?. Voi amate Dio. Sarebbe più facile che quell’albero che è all’altro lato della riva si mettesse a camminare avanzandosi verso di noi, anziché possibile a Dio di non amare una creatura che lo ama». Non aveva finito di pronunciare queste parole che l’albero, portato da una forza superiore, cambiò riva e cominciò lentamente ad avanzare verso i due santi. Elisabetta, nell’impeto della riconoscenza per tal segno meraviglioso dell’amore di Dio, si gettò in ginocchio a chiedere perdono di aver mancato per un istante di confidenza.


Amore per i poveri
Un giorno si presentò a santa Elisabetta d’Ungheria un lebbroso in uno stato deplorevole. La Santa, mossa da profonda compassione, fece all’infelice un bagno lavandogli con amorosa cura le piaghe, e poi lo mise nel letto del duca che in quel momento era assente.
Tornato questi inaspettatamente, fu subito avvertito di ciò che era accaduto. Irritato, corse in camera e tirò con violenza la cortina del letto: vi era infatti disteso un uomo, ma la lebbra era scomparsa dal suo corpo, una dolce luce gli circondava la fronte e un’ineffabile maestà si rifletteva in ciascuno dei suoi lineamenti. Egli riposava sopra una croce, con le mani e i piedi inchiodati: era il Lebbroso veduto dal Profeta nelle sue sante visioni, carico dei peccati del popolo, il Figlio unico ed eterno del Padre celeste, abbassatosi fino all’umiliazione del Calvario. Il duca Ludovico di Turingia rimase senza parole a quello spettacolo, la sua collera si cambiò in una commozione inesprimibile e comprese più che mai la santità della sua sposa.   n

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