SPIRITUALITÀ
L’“Affamato” che sazia gli altri
dal Numero 22 del 6 giugno 2021
di Paolo Risso

Nelle ore liete o tristi dell’esistenza, incontrando Gesù sulle rive o ai pozzi di questo mondo, lo sentiremo chiederci: “Dammi da bere”, “Avete qualcosa da mangiare?”. Se risponderemo al divino Viandante, a questo eterno affamato e assetato d’amore, scopriremo in Lui la fonte dell’acqua viva, il Datore d’un pane celeste capace di estinguere ogni nostra fame terrena.

Dalla Pasqua dell’anno 30 d.C. (questa la data più sicura), Gesù, il divino Maestro di Nazareth, crocifisso dai “poteri forti” della Giudea, è risorto, è il Vivente in eterno. Il Tempo pasquale per la Liturgia dura 50 giorni da Pasqua a Pentecoste, ma per noi è sempre “tempo pasquale”, perché Gesù oggi è il Crocifisso Risorto.

 

Luminose e splendide sono le testimonianze di Lui risorto, scritte dai quattro Evangelisti. Quest’anno, sono stato affascinato, grazie al commento del biblista domenicano padre Marco Sales (1877-1936), dal racconto di Gv 21,1-4. Ecco il racconto.

 

Il Viandante “affamato”

«Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedeo [Giacomo e Giovanni] e altri due discepoli [in tutto sette amici]. Disse loro Simon Pietro: “Io vado a pescare”. Gli dissero: “Veniamo anche noi con te”. Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla». Già, proprio così: la maggior parte dei discepoli erano galilei. Terminate le feste pasquali – che tragedia in quell’anno, con il loro Maestro crocifisso, ma già lo avevano visto risorto (cf. Gv 20,1-29) – essi erano tornati in Galilea, come Gesù aveva comandato (cf. Mt 28,7; Mc 16,7). Che fare in Galilea? Tra le righe, si sente un po’ l’assenza di Gesù e loro riprendono il loro antico mestiere di pescatori e pescivendoli! Ma in Galilea, come promesso, Gesù si manifesta loro, per confermarli nella fede riguardo alla sua Risurrezione.

 

Continua a narrare l’evangelista Giovanni: «Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: “Figlioli, non avete nulla da mangiare?”. Gli risposero: “No”. Allora egli disse loro: “Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete”. La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci».

 

Come promesso, Gesù Risorto è apparso, vuole rivelare che è proprio Lui, ai suoi amici, e dir loro che li vuole ancor più suoi intimi amici, nonostante l’avessero abbandonato nell’ora del pericolo, della sua terribile Passione. Non solo ha offerto (“ri-offerto”) loro la pace (cf. Gv 20,19ss), ma vuole che siano il suo più intimo prolungamento di umanità. Quelli però non lo riconoscono: si presentò sotto altra sembianza, o perché era un po’ lontano, o non era abbastanza chiaro, in quella notte dopo l’equinozio di primavera?

 

Gesù non si arrende: si presenta loro come uno che voglia comprare pesci, perché sul lago di Tiberiade, ogni mattina, dopo una notte di pesca, c’era il mercato del pesce fresco (a Magdala c’era anche il pesce in salamoia, che piaceva assai ad ebrei e pagani). Gesù si presenta come un viandante affamato e dice: «Figlioli [in greco paidia!] avete qualcosa da mangiare?».

 

Gesù è Dio, ma a noi, poveri uomini, sue creature, non disdegna di presentarsi come uno che per via è stato sorpreso dalla fame e non ha nulla da metter sotto i denti. Viandante affamato, pare Gesù, ed è il Risorto. Scorticato vivo, e inchiodato alla Croce, senza più bellezza né dignità, aveva gridato: «Ho sete». Ecco: Gesù l’assetato. Sì, per la terribile crocifissione, è assetato in modo disumano, ma ha soprattutto sete di amore, sete di anime, sete di amici, che si offrono con Lui, che stiano con Lui. Alla samaritana, presso il pozzo di Giacobbe, pur là affaticato, aveva chiesto: «Dammi da bere». E poi: «Se sapessi chi è colui che ti chiede da bere, tu gliene avresti chiesto e lui ti avrebbe dato dell’acqua viva» (Gv 4,10).

 

Altrove, profetizzando l’ultimo giudizio all’umanità, alla fine dei tempi, dirà: «Ho avuto fame e tu non mi hai dato da mangiare»; oppure: «Non mi hai dato niente» (Mt 25,34-35). Gesù ha fame di amore, di amicizia, di intimità con noi, di mostrarci il suo Volto, di farci entrare nel suo Cuore («penetralia cordis», dirà Leone XIII, in uno dei suoi carmi latini). Aspetta da noi un cuore aperto, spalancato che lo accolga tutto.

 

“È il Signore!”

Sul lido del lago, davanti alle mani e alle reti vuote dei suoi amici, il Viandante ancora sconosciuto da loro, dà un consiglio da amico. È galileo pur Lui e forse se ne intende di pesca: «Gettate le reti a destra della barca». Dicendo così, indicando il luogo, dimostra che Egli tutto sapeva. Lo ascoltano e i frutti di mare sono abbondanti: la rete è piena.

 

Ed è il momento più bello che introduce alla conoscenza, all’intimità con Lui. «Allora quel discepolo che Gesù amava [è Giovanni, l’evangelista stesso che racconta il fatto] disse a Pietro: “È il Signore!”. Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci». A me sembra di sentire i palpiti dei cuori di Giovanni e di Pietro, appena scoprono che quel Viandante affamato è Gesù vivo, ma sento ancora di più il palpito del Cuore di Gesù che ha la gioia di essere finalmente riconosciuto dai suoi. Ora, a loro, provvederà Lui stesso. Gli è bastato essere riconosciuto, perché sa che quei suoi pescatori-pescivendoli sono dei puri di cuore, non ipocriti come i “preti” del Tempio di Gerusalemme, che lo hanno mandato alla Croce. Pertanto saranno essi, poveri pescatori di Galilea, a prendere il loro posto di nuovi sacerdoti di Dio e dell’umanità con Gesù, Sommo ed Eterno Sacerdote.

 

Continua l’Evangelista: «Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: “Portate un po’ del pesce che avete preso ora”. Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci [...]. Gesù disse loro: “Venite a mangiare”. E nessuno dei discepoli osava domandargli: “Chi sei?”, perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti».

 

Gesù si era presentato come un Viandante affamato e aveva chiesto loro da mangiare, ai pescatori, i quali, pur avendo lavorato tutta la notte, non avevano nulla né per sé, né per gli altri. Attenzione: è Lui che dà loro da mangiare. Prima consiglia, come un amico che se ne intende, di gettare la rete a destra della barca e la pesca è copiosa. Faranno una “buona giornata” al mercato del pesce, allo spuntar del giorno, ma poi, Lui li chiama ed essi già trovano pesce arrostito e pane fragrante, che Gesù ha cotto per loro sulla brace.

 

È Lui che sfama i suoi amici, senza chiedere loro nulla: quando si avvicinano al loro incantevole Maestro risorto dai morti, Lui ha già preparato un gustoso “pic-nic” sulla riva del lago, e offre con le sue mani il pane e il pesce, come aveva fatto due volte moltiplicando pani e pesci per migliaia di seguaci suoi. Lo fa con gli stessi gesti di quelle due volte, anzi con i gesti eucaristici dell’ultimo convito, la sera prima del suo patire, e la sera di Pasqua, con gli amici di Emmaus. Lui ha fame e sete, come ogni uomo su questa terra, ma è Lui che sfama chi lo segue, sazia ogni loro fame e ogni loro sete.

 

Solo Lui ci sazia!

Non temere di seguire Gesù e di diventare suo intimo amico, membro stesso del suo Corpo, della sua Persona. Quando lo incontri nelle ore liete e tristi dell’esistenza, lo vedrai tra i pozzi di questo mondo che sono spesso cisterne screpolate e fangose che non dissetano, a dirti: «Dammi da bere». O lo vedrai abbandonato sulla Croce e gemere: «Ho sete». O passerà presso di te, come un pellegrino che ha fame e bussa: “Avete qualcosa da mangiare per me?”. O lo vedrai nel povero che ha fame e sete nel suo fisico sopraffatto dal soffrire, a causa dell’egoismo dei potenti: “Dammi da mangiare, da bere, assistimi”.

 

Se tu lo accogli e vai con Lui, lo sentirai dirti con giuramento che non delude: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna» (Gv 4,10-14).

 

L’acqua viva” che Gesù dona è la sua stessa vita divina, che dal suo Cuore, tramite il Battesimo, passa a noi, e ci divinizza, per cui noi siamo redenti, liberati dal peccato e diventiamo cristificati, deificati. Gesù sazia così la sete di infinito e di eterno, che è il nostro “marchio di fabbrica”, e si colma solo in Dio, in modo reale, ontologico, divino.

 

Ma Gesù dice ancora e non si tira indietro, quando gli ascoltatori gli dicono che parla un discorso duro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete». «Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo» (Gv 6,35.48-51).

 

Ecco, la novità: Gesù, l’eterno affamato e assetato di amore, di anime che chiama a sé, è altresì l’eterno Datore di Pane vivo, di acqua viva, il suo Corpo, il suo Sangue, la sua grazia santificante, che, unico al mondo e nell’eternità, ci può saziare, e ci sazia come solo Lui che è Dio può. Da duemila anni, Egli chiama: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro» (Mt 11,28) «Io sono venuto perché [tutti] abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza» (Gv 10,10).

 

Gesù solo può parlare, promettere e operare così: Gesù solo!

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