MARIA SS.MA
“ACTA IMMACULATAE”
dal Numero 6 del 7 febbraio 2021
a cura della Redazione

Una prima piccola attuazione della grande intuizione di san Massimiliano Kolbe, che nel 1935 scriveva: «Quanto poco noi conosciamo dell’attività dell’Immacolata, dal primo istante della Sua esistenza sino ad oggi su tutta la faccia della terra... Eppure, ogni grazia è passata attraverso le Sue mani. Che stupenda biblioteca si potrebbe costituire con gli “Acta Immaculatae in universo mundo”...

Con grande gioia diamo inizio ad una nuova piccola rubrica intitolata “Acta Immaculatae in universo mundo” (Le opere dell’Immacolata nel mondo intero). Essa si propone di raccogliere e portare alla conoscenza dei lettori, le grazie, i favori, gli aiuti e i miracoli che in vari tempi e a varie latitudini, nelle vite di persone comuni o in quelle più note dei santi, dei singoli come delle nazioni, la nostra divina Madre Immacolata ha operato, a favore dei suoi figli.

Una prima piccola attuazione della grande intuizione di san Massimiliano Kolbe, che nel 1935 scriveva: «Quanto poco noi conosciamo dell’attività dell’Immacolata, dal primo istante della Sua esistenza sino ad oggi su tutta la faccia della terra... Eppure, ogni grazia è passata attraverso le Sue mani. Che stupenda biblioteca si potrebbe costituire con gli “Acta Immaculatae in universo mundo”! E si dovrebbero aggiungere senza posa nuovi volumi. E poi presentarli alle anime, nutrirle dell’Immacolata, affinché al più presto possibile si rendano simili a Lei e si trasformino in Lei. Allora esse ameranno Gesù con il Cuore dell’Immacolata».

I raggi della mediazione di Maria, attraverso il racconto delle sue opere, brilleranno più vividi e si potrà sentire più palpabile e vicino il battito del suo Cuore materno.

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7 | Giù le mani dall’Immacolata!

 

L’8 dicembre 1859, festa della Immacolata Concezione, i coniugi Pizio di Torino si facevano protestanti dietro promessa di aiuti finanziari, essendo essi nell’indigenza. Lo stesso giorno, il marito, Alberto Pizio, cercava di vendere alcuni vecchi mobili e, tra questi, un bel quadro della Vergine dipinto su legno, ma i compratori, vedendo l’immagine dell’Immacolata, proruppero in orrende bestemmie ed uno di essi addirittura tentò ripetutamente di farlo a pezzi con una scure; se non che la scure si ruppe e l’immagine rimase illesa. Infuriati, i tre malviventi gettarono il quadro nel fuoco, ma il miracolo si ripeté: le fiamme carbonizzarono tutto il legno intorno all’immagine, rispettando prodigiosamente la figura della Vergine. I profanatori allora fuggirono spaventati e il Pizio nascose il quadro. Un mese dopo, sua moglie, saputa la cosa, incredula e ostinata nelle sue idee, volle a sua volta tentare di distruggere il quadro. Lo cosparse quindi di alcool e gli diede fuoco, ma nuovamente il miracolo si ripeté. Tormentati dai rimorsi, i due coniugi si consigliarono con un sacerdote, che suggerì loro di consegnare il quadro a qualche persona pia che pregasse per loro. Essi decisero di consegnarlo alle prime persone religiose che avrebbero incontrato la sera del Mercoledì Santo 1860. La Provvidenza dispose che tali persone fossero precisamente due religiose della Congregazione dell’Immacolata Concezione d’Ivrea, da poco fondata. Da allora il quadro venne gelosamente conservato dalle suddette suore, le quali lo hanno ora esposto alla pubblica venerazione in un grandioso Tempio, dedicato appunto alla Madonna Immacolata dei Miracoli, che sorge ad Ivrea presso la loro Casa madre. I fatti prodigiosi riguardanti l’Effigie miracolosa vennero esaminati in un regolare processo canonico nel 1910 dal cardinale arcivescovo di Torino Agostino Richelmy (1850-1923) e di tale processo si conserva copia autenticata nell’Archivio della Casa Generalizia di Roma, in Trastevere.


6 | Non credevo a quelle apparizioni!
Il 20 febbraio 1953 fu inaugurata nell’ospedale “D. Estefania” di Lisbona una lapide per ricordare che là era morta Giacinta, la veggente di Fatima. In quell’occasione il canonico Nunes Ferreira fece pubblicamente, a proposito delle apparizioni di Fatima, questa confessione. 

«Si avvicinava il 13 ottobre 1917 e si diceva che fosse l’ultima apparizione della Madonna. Dal momento che io non approvavo i pellegrinaggi a Cova da Iria, perché non credevo a quelle apparizioni, decisi di passare quei giorni lontano da Fatima recandomi a Lisbona a trovare degli amici. Arrivato alla stazione di Lisbona mi sono incontrato casualmente con l’Arcivescovo di Evora, Manuel da Conceicao Santos. Subito mi chiese se non andavo il giorno 13 a Fatima, perché lui era partito dalla sua Diocesi proprio con l’intenzione di essere presente all’apparizione. “No. Vado lontano da Torres Novas per non trovarmi nemmeno vicino a Fatima”, risposi. E sono riuscito a convincere l’Arcivescovo a ritornare a casa sua, anche se si trovava a metà strada. Secondo me non c’era nulla di vero nelle apparizioni di Fatima. Mi sono poi diretto verso la casa dei miei amici. Anche lì furono tutti sorpresi per la mia visita: “Lei canonico viene a Lisbona quando tutti noi partiamo per andare a Fatima, anzi pensavamo di passare la notte a casa sua”. Era il 12 ottobre e contro la mia volontà dovetti cedere alle insistenze dei miei amici e fui quasi costretto ad accompagnarli a Torres Novas in macchina, alla condizione però che non li avrei portati a Fatima il giorno seguente, perché io ero dell’opinione che, fino a che la Chiesa non si fosse pronunciata, non credevo opportuno che andassero là. Partimmo il mattino presto del giorno 13. Siccome i miei amici insistevano che indicassi loro la strada per Fatima, con mia grande contrarietà mi sedetti al loro fianco con la ferma decisione, una volta giunti, di non scendere nemmeno dalla macchina. Ci siamo imbattuti in numerosissime persone lungo la strada; pur camminando nel fango erano tutti felici... Tra di loro vi era gente semplice e gente qualificata, senza alcuna distinzione. Di questo sono rimasto molto impressionato. Ammesso che non succeda niente a Fatima – pensavo – è sempre grande cosa la fede e la capacità di sacrificio di questa gente. Siamo arrivati a Cova da Iria e naturalmente non scesi dalla macchina, come fecero invece i miei amici. Al contrario mi sono ben accomodato sui sedili. I cosiddetti veggenti stavano là in mezzo alla moltitudine. Ad un certo punto scesi dalla macchina. Vicino a me stava un signore di Porto che conoscevo. Anche lui come me non credeva: “Sono venuto per la mia famiglia – mi disse –, perché io non credo a nulla”. “Nemmeno io – gli ho risposto –. Sono venuto unicamente per indicare la strada a dei miei amici”. Dopo mi rifugiai in macchina, perché nessuno mi vedesse. Ad un certo momento vedo che tutti guardano in una certa direzione. Ho domandato cosa succedesse. “La nuvoletta della Madonna! Tra poco Lei arriverà”. “La nuvoletta della Madonna?”, mi arrabbiai e scesi dalla macchina... Ad un certo punto ho visto un fascio di luce tra il cielo e i bambini. Naturalmente io ero lontano, ma mi ricordo bene di aver visto, dentro questa nuvola particolare, una signora avvolta in un fascio di luce. Aveva un Rosario bianco tra le mani e i suoi occhi risplendevano come scintille in quella luce. Non potrò mai, mai dimenticare questa scena. Sentii che veramente la Madonna stava lì e sono caduto in ginocchio come gli altri». 

Il canonico raccontava tutto questo piangendo: «Allora ho promesso, e non ho mai mancato, di tornare a Fatima tutte le volte che potevo». E aggiungeva: «Quante volte ho martirizzato la piccola Giacinta con le mie stupide domande! Ero tra quei sacerdoti che vogliono sempre sapere tutto. Per questo ella deve aver sofferto molto, poveretta». Il canonico Ferreira chiese anche pubblicamente perdono alla Madonna per aver convinto l’Arcivescovo di Evora a non andare a Fatima quel 13 ottobre.



5 | In prima linea, a difesa della Fede

 

Leone Isaurico fu il primo Imperatore iconoclasta, al quale nell’anno 744 successe il figlio Costantino Copronimo, molto più crudele del padre. Egli concentrò tutto il suo odio in modo particolare contro le immagini della Santissima Vergine, vietando persino le preghiere dirette ad invocare l’aiuto della stessa gran Madre di Dio. Sotto il suo impero, la Chiesa ha dovuto registrare un gran numero di martiri, i quali dando prova di vero eroismo, seppero trionfare di tutte le perfidie dell’Imperatore.

 

San Giovanni Damasceno, pieno di zelo, prese a scrivere in difesa del culto alle sacre immagini, e specialmente quella della Santissima Vergine. Tanto disse e tanto scrisse che l’Imperatore, irritato, giunse al punto di fargli troncare la mano destra, perché non potesse più scrivere. 

 

Come rispose la Madre di Dio? Quale potenza dispiegò per abbattere questa eresia? Anzitutto nella notte seguente al giorno in cui era stata troncata la mano al suo servo fedele san Giovanni Damasceno, la Vergine Santissima apparve al Santo, e gli restituì miracolosamente la mano troncata. Segno evidente che l’Immacolata, con tale atto, confondeva l’eresia iconoclasta e confermava l’insegnamento della Chiesa circa la venerazione che si deve alle sacre immagini. Quale manifestazione più potente si poteva desiderare dalla Madonna per dire da che parte stava la verità?

 

Si aggiunga inoltre la fine infausta che toccò a Costantino Copronimo. Ecco cosa è riportato di lui nella Storia Universale di Henrion. «Mentre l’imperatore Costantino Copronimo combatteva, con buona fortuna, contro i Bulgari, fu sorpreso da tali ulceri e carbonchi alle gambe, con febbri e dolori così acuti da dare segni di vera alienazione mentale. Collocato su di una nave, si tentò di trasportarlo a Costantinopoli, ma egli morì prima di arrivarvi il 14 settembre 775, gridando che già ardeva vivo e sentiva le fiamme infernali, che gli vendicavano gli oltraggi con cui aveva disprezzato il culto alla gran Madre di Dio» (Henrion., vol. III. p. 220).

 

L’ammissione dei propri errori, il castigo riconosciuto per l’odio alle immagini della Madonna e pubblicamente proclamato, aprì alla vittoria finale della Vergine Immacolata. Infatti, questa morte straziante di Copronimo colpì amaramente il figlio Leone IV, che gli successe nel governo dell’impero. Questi venne allora a più miti consigli e, pur non abrogando i decreti iconoclasti, non usò alcuna violenza verso coloro che non li osservavano.



4 | O Maria, guarisci la mia cecità!

Giornalista, scrittore e uomo illustre per cultura, Enrico Lasserre non si era mai curato troppo di religione, ma nel 1862 la sua vista, che era stata sino allora eccellente, si indebolì talmente che dovette abbandonare i libri e la penna e mettersi in assoluto riposo. Sacrificio enorme per un uomo di grande attività come lui.

Fu un suo amico, protestante, ad indurlo a rivolgersi alla Madonna di Lourdes. «Se io fossi cattolico – gli scriveva dopo essere per caso passato da Lourdes e aver veduto l’entusiasmo delle folle –, non esiterei a tentare la sorte!». Enrico Lasserre aveva il presentimento che la Madonna lo avrebbe esaudito, ma, leale com’era, confessò al suo amico di temere il miracolo: «Un miracolo come quello di cui io potrei essere l’oggetto, mi imporrebbe l’obbligo di sacrificare tutto e di diventare un santo; ed io non ne ho né la voglia, né la vocazione!». Ciononostante l’amico protestante scrisse al parroco di Lourdes, perché gli inviasse a Parigi un po’ di acqua della sorgente miracolosa e, strano eretico davvero, esortò nell’attesa il Lasserre a confessarsi e comunicarsi bene, «come deve fare un buon cattolico», diceva.

Ecco come il Lasserre stesso racconterà più tardi, nel libro Notre Dame de Lourdes, la sua guarigione: «Prima di supplicare Dio di guarire il mio corpo, pensai, devo fare qualcosa per guarire la mia anima. E, riflettendo a queste serie considerazioni, mi diressi verso la casa del confessore... ma non lo potei vedere in quel momento e dovetti tornare più tardi». Rientrato in casa vide sul caminetto la cassetta dell’acqua di Lourdes. «Conteneva – egli dice proseguendo nel racconto –, una bottiglia piena di acqua. Tolsi il turacciolo, versai dell’acqua in una chicchera e presi dal cassettone un tovagliolino... La fede, una fede ardente, intensa, era venuta a infiammarmi l’anima. “Santa Vergine Maria – dissi a voce alta –, abbiate pietà di me e guarite la mia cecità fisica e morale”. E, dicendo queste parole, col cuore pieno di fiducia, bagnai successivamente tutti e due gli occhi e la fronte col tovagliolo, che avevo immerso nell’acqua di Lourdes. Appena ebbi toccato con l’acqua miracolosa gli occhi e la fronte, mi sentii d’un tratto guarito, bruscamente, senza intervallo di tempo, con una velocità che, nel mio modo di esprimermi imperfetto, non posso paragonare che al fulmine. Strana contraddizione! Un momento prima credevo, avevo fede che sarei guarito, ed ora invece non potevo credere che la guarigione fosse avvenuta! Andai a cercare sul caminetto un opuscolo sulle apparizioni; lessi 104 pagine senza interrompermi e senza l’ombra di stanchezza. Venti minuti prima non avrei potuto leggere tre righe! E, se mi fermai a pagina 104, fu perché erano le 17.35 del 10 ottobre e a Parigi, a quest’ora, è quasi notte...».

Enrico Lasserre il mattino seguente faceva la Comunione in ringraziamento a Dio ed alla Vergine Santa e più tardi diveniva il primo storico dei fatti di Lourdes. La sua opera Notre Dame de Lourdes ha avuto numerose edizioni in tutte le lingue, con oltre un milione di copie. Forse fu il libro che ebbe maggior successo nel secolo XIX.

La Vergine Immacolata sempre prega e ottiene per i suoi figli grazie di guarigione, conversione, consolazione, santificazione. Rimaniamo, come bambini, fra le braccia di questa dolce Madre, affidiamo alla sua cura la nostra anima, mettia­moci senza indugio, sempre di nuovo, nel suo Cuore Immacolato!


3 | La guarigione del futuro Papa

Nel giugno del 1464 il papa Pio II si recò in Ancona, nel cui porto egli era riuscito a riunire una considerevole flotta per una nuova crociata contro i Turchi che avevano occupato Costantinopoli. Egli era accompagnato dal card. Pietro Barbo di Venezia. Essendo insorta in quel periodo nella città di Ancona la peste, sia il Papa che il Cardinale si ammalarono gravemente al punto che Pio II morì il 14 agosto 1464. Per le sue gravi condizioni, il card. Barbo non poté accompagnare la salma del pontefice a Roma né poté partire per il Conclave; ma, assai devoto della Vergine di Loreto, si fece trasportare nella Santa Casa. Mentre era assorto in preghiera, ebbe una visione della Beata Vergine, la quale lo guarì e gli predisse la sua prossima elevazione al pontificato. Trovatosi istantaneamente guarito ritornò a Roma, prese parte al Conclave, nel primo giorno del quale, subito, al primo scrutinio, il 30 agosto 1464, fu eletto papa, prendendo il nome di Paolo II. Mosso dalla gratitudine verso la Vergine, nella sua prima Enciclica del19 ottobre volle testimoniare in essa le grazie che aveva ottenuto nella Santa Casa, affidando il suo pontificato alla Vergine Lauretana. Il sommario di questo documento pontificio venne scolpito in una grande lastra di marmo che ancora è murata ed è visibile nella prima lesena della navata di sinistra della Basilica di Loreto: in essa si legge un grande elogio del Santuario, fatto celebre dai grandi e stupendi miracoli che - egli scrisse- «noi stessi abbiamo sperimentato nella nostra persona». Successivamente volle dare avvio al progetto ed alla costruzione dell’attuale grandiosa Basilica, indicendo anche due Giubilei, nel 1470 e nel 1471, per coinvolgere tutta la cristianità nel sostenere l’avvio della costruzione. In tali documenti il papa Paolo II espressamente dichiarò anche l’origine miracolosa del Santuario Lauretano e dell’immagine della Madonna in esso custodita.


2| La salvezza in extremis

«La misericordia immensa di Maria – ha scritto san Giovanni Crisostomo – salva un gran numero di infelici che, secondo le leggi della divina giustizia, andrebbero dannati». Ne fece particolare esperienza san Clemente Hofbauer (1751-1820), sacerdote della Congregazione del Redentore, vero specialista nel convertire i grossi peccatori. Non usava argomenti ingegnosi o molte insistenze. Il suo segreto era la Madonna. Chiamato a visitare qualche infermo molto distante, diceva: «Tanto meglio, così potrò recitare più Rosari per lui». Il Rosario fu la sua passione. Quasi sempre, o camminando per strada, o sedendo al confessionale, teneva in mano un piccolo rosario, dono carissimo fattogli da Pio VII. Avendolo una volta perduto, ne fu afflittissimo, e quando una suora lo ritrovò, egli tutto allegro le disse: «Voi in questo momento mi avete aiutato nella conversione dei peccatori, giacché ogni volta che lo ho recitato per un peccatore, ne ho ottenuto la conversione». Nella sua biografia si legge il seguente episodio. Un moribondo miscredente erano 22 anni che non si confessava. Fu chiamato padre Clemente. L’infermo, appena lo vide, si irritò e lo accolse con insulti, intimandogli di andarsene all’istante. Le buone parole non servirono a nulla. Allora, fingendo di andarsene, si fermò sulla soglia. Il malato gridò: «Cosa vuoi? Vattene e lasciami in pace». «No – riprese il Santo –, non partirò di qui, perché è già vicina la tua fine, e voglio vedere come muore un dannato». Le parole ammutolirono l’ostinato, mentre san Clemente invocava la Madonna con ardore. Dopo poco, si udì il moribondo singhiozzare ed esclamare: «Padre mio, perdonatemi, accostatevi». Si confessò tra le lacrime e morì in pace invocando Maria rifugio dei peccatori.


1 | La conversione del venerabile maestro massone 

Serge Abad Gallardo, ex alto funzionario del governo francese e venerabile maestro massone, racconta la sua storia. A trent’anni cercava risposte al senso della vita e godeva di un’alta posizione sociale: una ottima preda della massoneria. Restò all’obbedienza massonica per 24 anni finché, nel 2012, la Madonna lo attirò a sé. 

«Il primo passo verso la mia conversione – racconta – avvenne nella Cattedrale di Narbonne. Mio figlio era nei guai e stavo attraversando un momento difficile. Un giorno decisi di andare alla cattedrale, proprio accanto al mio ufficio, per pregare. Poco dopo dissi a mia moglie che sarebbe stato bello andare a Lourdes per pregare un po’, per me e mio figlio. In quel momento non avevo la fiducia che ho ora, ma un piccolo raggio stava già sorgendo in me quando decisi di andare a Lourdes. Lì, sono andato alla grotta e per la prima volta ho recitato un intero Rosario. Alla fine della preghiera, mentre mi alzavo, le gambe mi cedettero e mi sentii paralizzato. Vidi una luce intensa uscire dalla statua della Vergine Maria. Alcune persone intorno a me cercarono di aiutarmi a rimettermi in piedi, ma le gambe rimasero paralizzate per diversi minuti. Non dissi niente a mia moglie, perché prima volevo fare alcune analisi mediche. Risultato: non avevo nulla. Per assicurarmi di non avere una sorta di delirio mistico andai anche da uno psichiatra e lui certificò che ero completamente sano di mente. È così che è incominciata la mia vera vita di fede». 

Serge non lasciò subito la massoneria, ma capì progressivamente che «quel mondo non era in sintonia con la mia fede, smisi di partecipare alle riunioni massoniche e parlai con alcuni sacerdoti che confermarono l’incompatibilità tra la Fede cattolica e l’adesione alla massoneria». 

Dopo un anno ha abbandonato definitivamente la Loggia, ma il prezzo è stato alto: molti compagni gli hanno voltato le spalle ed è stato licenziato dalla pubblica amministrazione. Oggi Serge Abad dedica tempo ed energie a condividere la sua lunga esperienza all’interno della massoneria, informando le persone sui meccanismi e sui potenziali pericoli dell’attività massonica, con regolari conferenze in tutta la Francia. Ha scritto in merito numerosi libri, tra cui Ho servito Lucifero senza saperlo

La luce con cui quel giorno la Vergine Santissima lo ha liberato dalle tenebre dell’errore illumina ancora la sua esistenza, e non solo la sua: sono numerosi gli ex massoni ravveduti che lo contattano ringraziandolo per la sua testimonianza.  



* Se sei a conoscenza di grazie e miracoli operati dalla Vergine Maria, recenti o passati, purché documentati, comunicali a: redazione@settimanaleppio.it

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