APOLOGETICA
L’Universo è stato “pensato” da Dio
dal Numero 32 del 10 agosto 2014
di Corrado Gnerre

“L’Universo è il prodotto della Ragione creatrice”, creazione di Dio, e può essere compreso anche dalla nostra ragione. Analizziamo questa verità sui piani intellettuale e morale.

Il famoso Albert Einstein disse: «La cosa più incomprensibile dell’universo è che esso sia comprensibile». Non è un caso che egli abbia giocato su un paradosso: l’incomprensibilità dell’universo starebbe nella sua comprensibilità. Non è un caso, perché le convinzioni di Einstein sono abbastanza note: è vero che egli non ha mai teorizzato il “caso” alla base dell’origine dell’universo anzi ha sempre manifestato una chiara convinzione “religiosa”, ma è pur vero che tale convinzione “religiosa” va appunto virgolettata nel senso che essa ha chiare connotazioni moniste e panteiste. Chiarisco per i lettori che giustamente mal sopportano termini tecnici. Monismo e panteismo dicono che la natura e Dio sono la stessa cosa, che la natura non è una realtà creata da Dio bensì un modo diverso di esprimersi di Dio stesso. Pertanto, tali convinzioni conducono a non poter riconoscere un senso, un progetto nella creazione, non solo perché – come ho appena detto – la creazione non c’è, ma anche perché si può supporre il senso e il progetto della realtà nel momento in cui la natura viene concepita come realtà voluta e “pensata” da Dio, dunque come “creazione”. Ecco spiegato perché Einstein si sorprende: «La cosa più incomprensibile dell’universo è che esso sia comprensibile».
Soffermiamoci sul fatto che la realtà è stata “pensata” da Dio. Convinzione, questa, fatta propria prima di tutto (in realtà potremmo anche dire “esclusivamente”, ma occorrerebbe un altro articolo per poterlo dimostrare) dal Cristianesimo allorquando esso dice che Dio è Logos, cioè che Dio è, logicamente, prima verità e poi volontà. Attenzione: è evidente che Dio è tanto Verità quanto Volontà, ma va precisato che Verità e Volontà sono in Lui in un rapporto di propedeuticità logica. In Dio l’Amore è logicamente giudicato dalla Verità. In un certo senso potremmo dire che in Dio (e ciò deve valere per tutto) è la Verità che fa l’Amore e non l’Amore che fa la Verità. A questo riguardo rimando ad un mio vecchio articolo comparso su questo Settimanale dal titolo C’è amore e amore, dove parlo della processione all’interno della Trinità che non a caso è Padre-Figlio-Spirito Santo e non diversa.
Ma torniamo al fatto che l’universo è stato “pensato” da Dio. San Tommaso (non potevamo ovviamente dimenticarci di lui) afferma che noi possiamo comprendere il mondo proprio perché è stato prima “pensato da Dio”, insomma l’universo è il prodotto della ragione creatrice e per questo esso è comprensibile dalla nostra ragione. Ebbene – chiediamoci –, tutto questo cosa implica? Cosa ci fa capire? E soprattutto: a cosa ci obbliga?
Rispondo evidenziando due elementi. Il primo è sul piano intellettivo, ovviamente nel senso buono del termine e non in quello intellettualistico, mi riferisco insomma alla scelta che deve operare la nostra intelligenza, il secondo è sul piano morale.
Per quanto riguarda il piano intellettivo, faccio parlare Benedetto XVI. Leggete con attenzione queste parole che egli disse ai giovani riuniti in piazza San Pietro il 6 aprile: «Dio o c’è o non c’è. Ci sono solo due opzioni. O si riconosce la priorità della ragione, della Ragione creatrice che sta all’inizio di tutto ed è il principio di tutto – la priorità della ragione è anche priorità della libertà – o si sostiene la priorità dell’irrazionale, per cui tutto quanto funziona sulla nostra terra e nella nostra vita sarebbe solo occasionale, marginale, un prodotto irrazionale; la ragione sarebbe un prodotto della irrazionalità. Non si può ultimamente “provare” l’uno o l’altro progetto, ma la grande opzione del cristianesimo è l’opzione per la razionalità e per la priorità della ragione. Questa mi sembra un’ottima opzione, che ci dimostra come dietro a tutto ci sia una grande Intelligenza, alla quale possiamo affidarci». Parole vere e stringenti. La scelta è chiara: o si riconosce la priorità della ragione o ci si convince della priorità dell’irrazionale, ovviamente con tutto ciò che può conseguire a quest’ultima opzione. Non c’è una terza possibilità. Orbene, la convinzione che Dio abbia “pensato” l’universo impone un dato all’intelligenza: riconoscere che tutto ha un senso e che la nostra vita non è un essere “gettati” nel mondo.
Veniamo al piano morale. Tale convinzione impone un obbligo anche alla volontà. Se l’universo è stato pensato da Dio, se noi siamo stati pensati da Dio, voluti e amati da Lui sin dall’eternità, allora dobbiamo “entrare in questo pensiero” di Dio. In che senso? Nel senso che dobbiamo corrispondere al Suo volere e alla Sua natura. La Sua purezza c’impone la purezza, la Sua giustizia c’impone la giustizia, la Sua santità c’impone la santità: «Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli» (Mt 5).

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