Se il cristiano perde la luce della verità, come potrà “illuminare” e convertire le anime a Dio? Se ogni usanza di popoli e tribù fosse nella verità, a quale scopo convertire i pagani alla fede cattolica? San Francesco, nella sua vita retta e semplice, districa ogni dubbio con il suo esempio.

Cristo troverà la fede quando tornerà sulla terra nella gloria? I cristiani che devono essere la luce del mondo per portare la salvezza a tutti i popoli e salvare le anime perse nelle tenebre stanno facendo il loro dovere o stanno annacquando la loro fede lasciandosi assorbire dalle ideologie dominanti dei senza-Dio, dalle false religioni, dagli idoli pagani e dai riti alternativi? Il “fuoco della carità” che il Signore voleva vedere acceso nel cuore di tutti gli uomini è ardente di amore a Dio e zelante per la salvezza delle anime?
A distanza di duemila anni dalla venuta del Figlio di Dio sulla terra questi sono interrogativi che è lecito porsi; i cristiani infatti sono chiamati a evangelizzare il mondo intero portando tutti in Paradiso. Questa era la primaria “preoccupazione” e occupazione dei Santi: vivere, portare e annunciare Cristo attraverso le parole e le opere in una vita santa e virtuosa. Parlando di evangelizzazione si deve subito affermare che lo spirito missionario di annunciare il Vangelo e propagare la fede è radicato in Cristo, l’inizio delle missioni ad gentes infatti coincide con il primo secolo di Cristianesimo con la predicazione degli Apostoli, secondo il mandato missionario di Gesù: «Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato» (Mt 28,19-20); «Gesù disse loro: Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura» (Mc 16,15).
San Paolo Apostolo fu il primo ad annunciare Cristo ai popoli pagani, denunciando il culto agli idoli e predicando le virtù. Tra i suoi viaggi missionari predicò all’Areopago di Atene dove si incontrò con la cultura greca. Passando per quelle terre e vedendo gli oggetti del loro culto, San Paolo trovò un altare dedicato “al Dio ignoto” (cf At 17,23).
Questa è stata l’occasione per testimoniare Cristo agli ateniesi: ciò che infatti essi adoravano senza conoscere, egli era venuto ad annunciarlo.
Nel testimoniare la fede ad altri popoli, si viene necessariamente a contatto con le loro culture e tradizioni. Come regolarsi in questi casi? Portando Cristo ai popoli che non lo conoscono o nel predicare a chi non lo accoglie, ci si deve appoggiare sulla roccia della verità della Parola di Dio, della dottrina cattolica da sempre trasmessa dagli Apostoli e dalla Tradizione della Chiesa, custodendo il retto senso della fede, della morale e della vita di grazia, contro ogni via di menzogna ed errore. Così fecero le schiere di Santi missionari, martiri e non martiri, che si sono susseguiti nel corso dei secoli, anche all’interno dei vari Ordini religiosi con i differenti carismi che lo Spirito Santo ha suscitato nella Chiesa. Nei primi tre secoli, nonostante le aspre persecuzioni degli imperatori romani, la fede si diffuse da Roma ai confini dell’Impero; successivamente furono evangelizzate le regioni del Nord Europa, dell’Africa, dell’Asia, delle Americhe e dell’Oceania.
Con l’inculturazione si conferma ciò che c’è di buono in questi popoli: costruire un altare? Prostrarsi e genuflettersi? Pregare con le mani giunte? Sì, sono cose buone, ma per adorare e onorare il vero Dio! Di sicuro non sono cose buone per adorare gli idoli e i falsi dèi. Il lavoro del missionario sarà quello di annunciare tutta la verità di Dio indirizzando i popoli al vero culto.
San Francesco d’Assisi si recò insieme a fra Illuminato in Egitto per convertire il popolo musulmano alla vera fede. Il Sultano cominciò a indagare per quale scopo fossero giunti fino a quelle terre lontane e San Francesco, con cuore intrepido rispose che egli era stato inviato non da uomini, ma da Dio Altissimo, per mostrare a lui e al suo popolo la via della salvezza e annunciare il Vangelo della verità. E predicò al sultano il Dio Uno e Trino e il Salvatore di tutti, Gesù Cristo, con tanta costanza di mente, con tanta forza d’animo e tanto fervore di spirito. Fatto allora stendere un tappeto decorato con segni di croce, il Sultano mise alla prova San Francesco invitandolo a recarsi da lui. Il Santo, pieno dello Spirito di Dio, passò tranquillamente sopra il tappeto e il Sultano ebbe l’occasione di rimproverarlo, avendo fatto ingiuria contro la Croce del Signore calpestandola. Evidentemente non sapeva che accanto a Gesù furono crocifissi due ladroni: a differenza dei cristiani che hanno la vera Croce, quella di Cristo Salvatore, a loro, come dice il Serafino d’Assisi, «sono state lasciate le croci dei ladroni», ecco perché non ha «avuto paura di camminare sui segni della croce dei ladroni». Discorso politicamente scorretto, si direbbe oggi, ma più che appropriato e veritiero; difatti gli islamici come veri e propri ladroni avevano brutalmente invaso le terre cristiane e i crociati, per legittima difesa, stavano andando a riprendersele per salvare i cristiani dalle persecuzioni.
Messo nuovamente alla prova, questa volta su un passo evangelico, San Francesco replicò: «Nessun uomo è a noi così amico o così parente, che non dovremmo allontanarlo, strapparlo e del tutto sradicarlo, se tentasse di distoglierci dalla fede e dall’amore del nostro Dio. Proprio per questo i cristiani giustamente invadono voi e le vostre terre che avete occupato. [...] Se invece voi voleste conoscere, confessare e adorare il Creatore e Redentore del mondo, vi amerebbero come se stessi».
Nonostante oggi si cerca in tutti i modi di interpretare l’incontro con il Sultano come esempio di dialogo interreligioso, le Cronache e le Fonti Francescane, dicono diversamente. San Francesco portava la vera pace, quella solo che il vero Dio (e non le false religioni) può dare. Al contrario, apprezzare le dottrine e i riti delle altre religioni non è mai buono, anche se apparentemente hanno una buona etica, morale o filosofia. Si tengano sempre presenti gli esempi dei Santi che hanno difeso la verità di Dio, combattendo contro ogni sorta di errore e senza inciampare in un’eccessiva inculturazione.