«Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste», «questa è la volontà di Dio, la vostra santificazione»: queste frasi tratte dalla Sacra Scrittura ci manifestano la volontà di Dio per noi. Intraprendiamo la via verso la santità, percorrendo le vie di ascesi e mistica come tanti Santi hanno fatto prima di noi.

Ogni cristiano, chiamato e obbligato a santificarsi in forza del Battesimo, che ci ha resi «diletti da Dio e santi per vocazione» (Rm 1,7), realizza la sua progressiva assimilazione a Cristo in un percorso o cammino graduale di perfezione nel quale l’anima progredisce ascensionalmente nell’amore divino attraverso due grandi stadi successivi e complementari: lo stadio della “vita ascetica” e lo stadio della “vita mistica”.
La perfezione cristiana principia con lo stadio della vita ascetica nel quale il fedele si impegna attivamente e personalmente, sostenuto dalla divina grazia, nel duplice lavoro di purificazione e ascensione verso la vetta dell’unione d’amore trasformante e consumante in Dio Unitrino. Il lavoro attivo nell’ascetica cristiana consiste nell’amare Dio attraverso il rinnegamento di se stesso, abbandonando i propri vizi e difetti e lottando tenacemente contro il peccato, piccolo o grande che sia, mortale o veniale, giacché il peccato costituisce un atto di avversione, e quindi odio, a Dio, e non può esservi amore, e quindi perfezione, laddove vi è offesa: «Chiunque rimane in Cristo non pecca [...] chi commette il peccato viene dal diavolo, perché il diavolo è peccatore fin dal principio» (1Gv 3,6.8). Così, mentre l’anima s’impegna generosamente nella lotta contro il peccato e contro i vizi e nel lavoro di spogliamento del proprio egoismo, ciò che costituisce l’aspetto “negativo” della vita ascetica, ella si riveste progressivamente delle virtù di Cristo, aspetto “positivo”, esercitandosi nella pratica delle virtù teologali (fede, speranza, carità), cardinali (prudenza, giustizia, fortezza, temperanza) e morali (umiltà, pazienza, mansuetudine, ecc.).
In questo modo, con il graduale sviluppo della vita spirituale, l’anima entra nello stadio della vita mistica ove il fedele è impegnato a lavorare più passivamente e docilmente sotto l’azione attiva e predominante dello Spirito Santo, per mezzo dei suoi sette Doni, che finalizza la purgazione totale dell’anima, elevandola ad una purezza così radicale che da sola le sarebbe impossibile raggiungere e per la quale è costretta a rimane “passiva” alle ineffabili operazioni della divina grazia.
Questi due stadi, ascetica e mistica, si inseriscono in quella triplice distinzione della vita spirituale che tradizionalmente si identificano con: “via purgativa”, “via illuminativa”, “via perfettiva” o “unitiva”.
I grandi maestri, così riconosciuti comunemente tra i teologi, che hanno scritto e parlato approfonditamente di questa dottrina, senz’altro Santi, sono i celebri dottori della Chiesa San Bonaventura da Bagnoregio, Santa Teresa d’Avila e San Giovanni della Croce. Il Dottore Serafico propende ad una ulteriore divisione della via unitiva distinguendo, se pur in maniera non esplicita, la prima fase precisamente detta “perfettiva”, già mistica ma non massimamente perfetta, e la seconda fase propriamente “unitiva”, quale ultima perfezione della prima. I fondamenti di questa “triplice via” si ritrovano certamente nella Sacra Scrittura, in quei passi dove i Santi e i teologi hanno interpretato la Parola di Dio alla luce del suo più intimo significato. Così troviamo espressa questa dottrina nelle parole del Salmo 34,15: «Sta lontano dal male e fa il bene, cerca la pace e perseguila». “Stando lontano dal male” si vuole indicare la via purgativa con la sua fuga dal peccato e da ogni occasione di male; “fare il bene” richiama chiaramente alla pratica delle virtù, esercizio proprio della via illuminativa; “cercare la pace e perseguirla” è ciò che si ottiene nella via unitiva, nell’unione perfetta con Dio.
Anche nel Nuovo Testamento le “tre vie” sono velatamente riassunte dalle parole divine che Cristo Gesù rivolse ai Discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua» (Lc 9,23). Il rinnegamento esprime l’abnegazione della via purgativa; portare la croce “ogni giorno”, ossia con costanza e perseveranza, suppone l’esercizio eroico delle virtù che si praticano nella via unitiva; infine, il “mi segua” esplica l’unione indissolubile con Cristo che si raggiunge nella via unitiva.
Tuttavia, è altresì vero che il passaggio da una via all’altra non è matematicamente definibile perché passando per una via si vivono anche le disposizioni delle altre, se pur in maniera diversa e misurata. Per esempio, le anime della via purgativa lottando contro il peccato, carattere proprio di questa via, praticano le virtù che sostituiranno i vizi, atto specifico dell’illuminativa, e così gradualmente si conformano a Cristo, che è l’unione, se pur imperfettamente e notevolmente inferiore, della via unitiva. Perciò, propriamente nella vita spirituale di ogni fedele si ha un percorso consecutivo delle “tre vie” ma con la prevalenza particolare di una che si manifesta più esplicitamente rispetto alle altre, e per la quale vien detto giustamente che “un’anima si trova in tal via”.
Questo è il lavoro proprio della teologia spirituale che si preoccupa di illustrarci i principi e le caratteristiche principali che normalmente si riscontrano nelle anime che hanno percorso eroicamente le “tre vie” raggiungendo gli onori dell’altare, ossia i Santi. Dalla loro esperienza, e sulla scorta della dottrina di Santa Teresa d’Avila, il noto teologo padre Antonio Royo Marìn individua questi caratteri distintivi: nella via purgativa, le anime principianti combattono il peccato mortale (in caso di caduta, si confessano prontamente) e, con una gradualità d’impegno, anche il veniale, coltivando preferenzialmente l’orazione vocale e, per un tempo inferiore, la meditazione; nella via illuminativa, le anime proficienti, aborrito assolutamente il peccato mortale, lottano vigorosamente contro il veniale e i semi deliberati, coltivando una vita di preghiera che passa da un’iniziale orazione mentale, alla orazione di semplice sguardo, del raccoglimento infuso, fino alla orazione contemplativa d’unione, saltuariamente e per brevi tempi; infine, nella via unitiva, i perfetti, che inizialmente lottano contro le imperfezioni fino alla loro scomparsa quando queste diventeranno solo apparenti, passano da uno stato di contemplazione quasi abituale alle estasi frequenti fino all’unione trasformante con la Santissima Trinità e Unità divina e, se pur non tutti, all’unione consumante in Dio Unitrino, supremo fastigio di ogni anima in grazia.
Per giungere a queste vette sublimi alle quali Dio chiama ogni battezzato per divenire «perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste» (Mt 5,48), giacché «questa è la volontà di Dio, la vostra santificazione» (1Ts 4,3), consideriamo attentamente gli obblighi che abbiamo ricevuto con il Battesimo e corrispondiamo generosamente alla grazia che ci ha reso «morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù» (Rm 6,11), affinché possiamo efficacemente “mettere le nostre membra a servizio della giustizia per la nostra santificazione” (Rm 6,19), purificandoci «da ogni macchia della carne e dello spirito» (2Cor 7,1) con la pratica della mortificazione del proprio egoismo e dei nostri sensi, e così correre «verso la mèta per arrivare al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù» (Fil 3,14).