SPIRITUALITÀ
La triplice basilica
dal Numero 35 del 4 ottobre 2026
di Massimiliano Gablovich
«Chi si umilia sarà esaltato», dice il Signore. È quanto accaduto al Serafico Padre. Per la sua umiltà chiese di essere sepolto nell’immondezzaio di Assisi, per esaltarlo Nostro Signore volle la costruzione di una triplice basilica in suo onore.
«Chi si umilia sarà esaltato» (Lc 14,11): queste parole di Nostro Salvatore trovano perfetta realizzazione in San Francesco d’Assisi, che da umile poverello divenne il Patriarca di uno dei più grandi Ordini religiosi della storia della Chiesa, ricco di grazia divina e della gloria eterna dei Santi. La basilica eretta ad Assisi in suo onore non è solo la sede principale dell’Ordine Francescano, non è solo un grande monumento di architettura e di arte, ma è anche la prova della verità delle parole di Gesù: «Chi si umilia sarà esaltato». Analizzeremo brevemente questa basilica per scoprirne i significati simbolici e spirituali di cui è intrisa. La costruzione della basilica iniziò nel 1228, ovvero nell’anno della canonizzazione del Serafico Padre. Fu lo stesso Papa Gregorio IX a volere questo edificio e, insieme a frate Elia, pose la prima pietra per la sua costruzione. Successivamente, nel corso degli anni l’edificio si ampliò, fino ad assumere la forma attuale nel 1476. La Basilica di San Francesco è detta “triplice basilica” per i tre templi che formano, per così dire, i tre livelli di un unico edificio sacro: la cripta, che dal 1230 custodisce le spoglie del Santo, la chiesa inferiore e la chiesa superiore. Questa triplice suddivisione si spiega con le esigenze concrete che l’edificio ha dovuto soddisfare sin dall’inizio della sua costruzione. La cripta della tomba di San Francesco Sin dalla sua canonizzazione, il Serafico Padre è diventato uno dei Santi più famosi della Chiesa Cattolica. Di conseguenza ha attirato folle di pellegrini che, desiderosi delle grazie e della spiritualità francescana fin dagli albori dell’Ordine, affluiscono numerosi al santuario per visitare le spoglie del Santo. Per molto tempo non si è saputo dove fosse sepolto esattamente San Francesco; solo nel 1818, sotto l’altare maggiore, è stato ritrovato il suo corpo, che durante la traslazione dalla Chiesa di San Giorgio ad Assisi era stato nascosto per timore di un possibile furto. L’attuale aspetto della cripta è frutto della ristrutturazione del 1930. Nella cripta si trovano anche le tombe dei primi compagni del Santo e di frate Jacopa, nobil donna molto vicina a San Francesco e all’Ordine. La chiesa inferiore La chiesa inferiore è il luogo della preghiera comunitaria dei Frati; è il Coro che ancora oggi funge da luogo per cantare i salmi al Signore e lodare il suo Nome. Come la maggior parte delle chiese francescane, la sua pianta è a forma di Tau, il segno della croce tanto amato dal Poverello. Questo straordinario capolavoro dell’arte italiana unisce lo stile romanico a quello gotico: presenta una navata bassa – inizialmente a botte – che conduce all’altare maggiore e al Coro, scarsa illuminazione, un rosone e numerose cappelle laterali. Il tesoro più prezioso di questo luogo sono gli affreschi, veri e propri “biblia pauperum”, ovvero un manuale per i poveri che non sapevano leggere. Questi affreschi furono realizzati dai più grandi artisti dell’epoca, tra cui spiccano Simone Martini, Cimabue e Giotto di Bondone. La navata centrale ospita ai lati le cappelle dedicate ai Santi e i resti degli affreschi andati perduti in seguito all’apertura di tali cappelle. Una volta giunti all’altare maggiore papale, situato esattamente sopra il luogo di sepoltura di San Francesco, ci troviamo al centro della navata trasversale, che apre davanti allo spettatore un mondo di miracoli. Gli affreschi dipinti sul transetto raffigurano le storie della Passione di Cristo e quelle di San Francesco: due vite quanto mai simili e unite. Sul lato destro, il fedele può ammirare la Maestà, la Madonna assisa su di un trono circondata da Angeli e Santi, e la più famosa – probabilmente – raffigurazione di San Francesco, realizzata da Cimabue intorno al 1280. Un dettaglio interessante è la presenza di due scene della crocifissione nella parte centrale della chiesa inferiore. Ciò si spiega con il fatto che, essendo lì collocato il Coro (situato sempre dietro l’altare), esse consentivano ai Frati che recitavano l’Ufficio divino di meditare sulla Passione del Signore, visibile da ogni punto. L’incrocio delle due navate, sormontato da una volta a crociera, raffigura quattro allegorie francescane: la castità, la povertà, l’obbedienza e la gloria di San Francesco. La chiesa superiore Fin dalla sua fondazione, la basilica è stata strettamente legata alla Sede di San Pietro. Fin dall’inizio, la Curia papale ha visto nei Frati Minori dei collaboratori: i Francescani, grazie alla loro facilità nel raggiungere anche le persone più semplici, hanno favorito l’unità del gregge di Dio. Per questo motivo la Santa Sede si impegnò nella realizzazione della basilica, che fungeva anche da cappella papale. Da qui deriva anche la scelta dello stile architettonico che, essendo all’avanguardia, divenne un importante punto di riferimento, facilitando la diffusione dello stile gotico in Italia. La chiesa superiore è una struttura a navata unica, semplice e priva di eccessive decorazioni architettoniche. Fin dalla sua costruzione le superfici murarie erano destinate agli affreschi, pertanto gli elementi tridimensionali furono limitati. Tutta la ricchezza dell’arredo interno è dovuta alle grandi finestre che lasciano entrare la luce (a differenza della chiesa inferiore, dove regna una penombra che favorisce il raccoglimento), le quali, simboleggiando la presenza divina, creano un’atmosfera mistica, e ai magnifici affreschi raffiguranti la vita di San Francesco. Gli affreschi sono tradizionalmente attribuiti al maestro italiano Giotto di Bondone e alla sua bottega. In effetti, le opere sono state senza dubbio realizzate da più mani, come si può notare dagli stili leggermente diversi nelle varie parti. Sulle pareti della navata centrale si trova un ciclo di ventotto affreschi che raffigurano la vita di San Francesco dalla sua giovinezza fino alla morte. Le raffigurazioni sono accompagnate da citazioni tratte dalla Legenda maggiore di San Bonaventura. Nello stile pittorico di Giotto si nota una grande svolta rispetto all’icona bizantina, allora dominante, con le sue caratteristiche tipiche. L’artista ha sapientemente introdotto volume e massa nelle sue figure, ha conferito loro movimento, ha iniziato a utilizzare il chiaroscuro nella modellazione delle forme e ha applicato la prospettiva. Tutto ciò ha fatto sì che gli affreschi della basilica di Assisi diventassero il punto di riferimento di un nuovo stile, che ben presto si diffuse in tutta Italia e anche in Europa. Poiché la basilica era meta di frequenti visite da parte del Papa, sono presenti il trono papale e il magnifico Coro realizzato tra il 1491 e il 1501 da Domenico Indivini da Sanseverino e dai suoi collaboratori, un capolavoro rinascimentale composto da centodue stalli. Riflessione Meditando sulla struttura architettonica della basilica di Assisi, possiamo cogliere i tratti distintivi dell’anima francescana. Anche qui l’arte ci parla e ci offre indicazioni spirituali. La cripta del sepolcro: la santità del Fondatore e la perfezione delle sue virtù, praticate in modo davvero eroico, costituiscono il fondamento dell’intera opera della sua vita. L’apostolato del Padre Serafico, che si protrae fino ai giorni nostri, ebbe inizio dalla sua anima santificata dalla presenza di Gesù Crocifisso. Questo fu il fondamento su cui il Santo poté erigere la sua opera successiva, proprio come sulla cappella del sepolcro di San Francesco si ergono le altre due chiese. La chiesa inferiore rappresenta il rapporto con Dio, la preghiera, la meditazione della Passione del Signore. Si trova al centro del complesso, proprio come la preghiera dovrebbe trovarsi al centro della vita spirituale di ogni cristiano per poter irradiare Cristo e, da un lato, santificare, dall’altro invece implorare grazie per tutta la Chiesa. Infine, la chiesa superiore è simbolo dell’apostolato, che è parte indispensabile della vita di chiunque ami Dio e desideri santificarsi. La contemplazione dei misteri divini fa nascere nell’anima il desiderio di condividerli, affinché anche gli altri possano conoscere la bontà e la bellezza dell’Altissimo. Gli episodi della vita di San Francesco sono la prova di questa verità: la sua santità personale, l’amore e la somiglianza a Gesù Crocifisso lo hanno spinto a proclamare la Buona Novella; la sua spiritualità si è diffusa in tutto il mondo e risplende ancora oggi, affascinando come la bellezza della chiesa superiore.
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