Una storia lunga ottocento anni che sa quasi di leggenda... Cosa è accaduto in questi otto lunghi secoli? Cosa si prospetta per il futuro? Lo spieghiamo in questo articolo.

Gli ultimi otto secoli della storia umana sono stati compenetrati da San Francesco d’Assisi e dai suoi Frati, i penitenti d’Assisi, chiamati poi dallo stesso Fondatore l’“Ordine dei Frati Minori”. I caratteri essenziali che il Santo d’Assisi ha vissuto, attirando così numerosissimi fedeli alla stessa forma di vita, sono la povertà (personale e in comune), la preghiera (incessante) e la penitenza (generosa, per imitare Gesù nei misteri centrali della sua vita, quali Betlemme, Nazareth e il Calvario), un culto tutto particolare per il Santissimo Sacramento, ponendo moltissima attenzione affinché fosse riverito e custodito in modo eccellente, ed il sentire cum Ecclesia, poiché in ciò San Francesco vedeva la garanzia sicura della fecondità spirituale e apostolica in un’ottica mariana: nel grembo della Chiesa e, di conseguenza, di Maria, Madre della Chiesa, i suoi Frati sarebbero potuti crescere numerosi e sempre fedeli all’ideale evangelico.
Questo fondamento mariano fu difatti alla base di tutta la vita di San Francesco: nato spiritualmente a Santa Maria degli Angeli; cresciuto, vissuto e morto a Santa Maria degli Angeli; crocifisso sul monte La Verna dedicato appunto a Santa Maria degli Angeli. In questo grembo della Beata Vergine, egli divenne un altro Cristo, lo specchio di perfezione serafica, la forma Minorum, la regula morum.
Dopo la morte del Santo cominciarono a sollevarsi alcune tensioni dovute ai diversi pareri dei Frati circa la liceità di interpretare la Regola e il Testamento; i Ministri generali si adoperarono per risolverle con diversi provvedimenti, secondo una lungimiranza radicata nell’ispirazione originaria del Fondatore, in vista delle nuove esigenze imposte dalla crescita numerica dei Frati, dalle conseguenze del mandato della predicazione ricevuto dalla Santa Sede, dal modo in cui si doveva vivere la povertà man mano che la società cambiava, ecc... Ed è così che nel corso dei secoli si intravide un continuo rinnovamento, ossia una sorta di restaurazione spirituale. Vi sono state perciò molte riforme all’interno dell’Ordine (gli Osservanti, i Colettiani, gli Amadeiti, i Clareni, gli Osservanti Riformati, i Recolletti, gli Alcantarini e i Cappuccini) volte a mantenere vivo il rispetto integrale della Regola serafica, in particolare la povertà (personale e comunitaria), nota singolare a cui San Francesco teneva tantissimo e che, per l’austerità che si richiedeva nel professarla, poté ottenerla solo col permesso del Papa.
È così che, nelle varie vicende (sia buone che non) susseguitesi nell’Ordine Francescano, leggiamo nel Martirologio Francescano i nomi di 5.373 francescani tra martiri, confessori, vergini e vedove dei quali il Signore ha voluto manifestare, in maniera più o meno solenne, le grandi ed eroiche virtù – specie con i prodigi. Di questo immenso esercito, 315 ricevono già gli onori del pubblico culto, mentre molti altri godono, ab immemorabili, culto nel luogo della loro morte e dove riposano i loro venerati resti mortali.
Volgendo lo sguardo a questi ultimi secoli, verso la fine del XIX secolo le varie riforme rimaste vennero accorpate, sicché da quel momento in poi l’Ordine minoritico è costituito ancora oggi dall’Ordine dei Frati Minori (dell’Unione Leonina avvenuta il 4 ottobre 1897), dall’Ordine dei Frati Minori Conventuali e dall’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, possedendo tutti la stessa dignità e venendo considerati tutti indistintamente Frati Minori. In quegli anni, poi, si stava cercando di ricomporre le comunità e la disciplina regolare, dopo la bufera delle varie e tristi vicende storiche a cavallo tra il XIX e XX secolo; ma dopo una lenta ripresa, con l’arrivo di una nuova ermeneutica accolta – purtroppo! – da parte della gerarchia francescana, il “San Francesco di Paul Sabatier” (che non rispecchia affatto il Santo nella sua vita reale, cosa che invece ci presentano i suoi primi biografi), venne abbandonata tutta la tradizione di secoli di francescanesimo, creando una nuova “tradizione” attingendo da elementi estranei all’Ordine (così riferisce il padre Giuseppe Buffon, OFM). Con brevi righe, il Beato padre Gabriele M. Allegra descrisse tale situazione: «Tristi condizioni in cui oggi versa l’Ordine: mancanza di unità e di unione. Languida osservanza dei santi voti. Pratica dimenticanza degli specifici ideali francescani: Sanctitas, Sapientia, Apostolatus, Martyrium». In due opuscoli scrisse poi che in certi conventi e province vi è imborghesimento e secolarizzazione di vita e di abito; c’è chi fa le vacanze girando per l’Europa e soggiornando in alberghi costosi, non trovando tempo per celebrare la Santa Messa e recitare l’Ufficio divino; in conventi e residenze di Sacerdoti entrano giornali pieni di immagini indecenti...
Nonostante questo scenario terribile, nacquero al contempo nuovi piccoli movimenti francescani proprio con l’obiettivo di ritornare ad una più stretta e rigorosa povertà e ad una osservanza più ligia della Regola, armonizzando in sereno equilibrio la fraternità, la povertà, l’evangelizzazione e la contemplazione, sempre sotto lo sguardo della Beata Vergine Maria: così è stato, ad esempio, per San Massimiliano M. Kolbe (OFMConv.), con la fondazione delle Città dell’Immacolata e con la consacrazione illimitata a Maria Santissima. Vi sono poi stati santi Frati saldi nell’osservanza e nell’amore alla Madonna quali, ad esempio, San Pio da Pietrelcina (OFMCap.), sempre soggetto all’obbedienza della Regola e amante della Beata Vergine, recitando giornalmente una moltitudine di Rosari; per il Beato Gabriele M. Allegra (OFM), che ha ottenuto dall’Immacolata l’immensa grazia di tradurre tutta la Bibbia in cinese (!), e non solo...
Questi Santi hanno saputo vivere la Regola nel nostro tempo, mostrandoci la marianità come matrice sempre feconda di grazie per coloro che desiderano osservare senza interpretazioni la Regola serafica, sull’esempio di San Francesco. La speranza è quindi un ritorno di tutto l’Ordine a tale matrice; e ad oggi alcune piccole comunità lo stanno già facendo, vivendo come primo voto religioso quello della consacrazione illimitata all’Immacolata.