Credenti e non credenti, vicini e lontani, San Francesco è capace di attirare tutti. Lo dimostra il flusso ininterrotto di pellegrini che hanno venerato il corpo del Santo nel periodo della sua esposizione. Come in vita, così in morte egli non cessa di condurre tutti lungo la via di Dio.

Sono passati otto secoli dalla morte di San Francesco e ancora oggi, nonostante la grande crisi di fede che sta colpendo da anni la nostra terra, egli rimane il Santo “universale”, un punto di riferimento conosciuto a livello mondiale e da ogni ceto sociale. Sì, San Francesco continua ad attirare le anime alla sete del Paradiso, anche le più lontane. Pensiamo solo al grande afflusso che ha avuto l’esposizione giubilare delle sue sante reliquie nel mese di marzo! Molti, anche atei e lontani da Dio, erano come attirati da quelle poche ossa, senza neanche sapere il perché. Eppure, quelle ossa di otto secoli fa parlavano al cuore, scaldavano, incoraggiavano, innalzavano l’anima.
Il “piccolino” – come lui stesso si firmava e definiva – San Francesco è un grande intercessore e amico di ogni anima in cerca del senso della vita, come di quella che cerca di percorrere il suo itinerario personale di santità fino alle vette più alte. Si potrebbero scrivere libri su libri per illustrare la grandezza di questo Santo intramontabile, ma vogliamo universalmente riassumere il suo messaggio e il suo “segreto di santità” con quella semplice espressione che gli era tanto cara, come fosse il respiro dell’anima: «Mio Dio e mio tutto!». Il senso profondo di questa giaculatoria, alla luce della santità gigantesca del Poverello di Assisi, esprime la sua scelta di povertà assoluta volta a creare quello spazio assoluto e colmabile solo dalla carità di Dio stesso, una carità infinita, dolce e sempre pronta a riversarsi nell’anima in grazia. San Francesco è così amato perché è un Santo che esprime la sua esperienza personale di Dio, vissuta fino alla cristificazione fisica, ma così colmo d’amore da continuare nei secoli a distribuirla sia attraverso i suoi figli e figlie sia attraverso la sua presenza sempre pronta ad aiutare e intervenire a favore dei suoi devoti. “Mio Dio e mio tutto”, pertanto, rappresenta la sintesi del suo grido d’amore, del suo grido verso il Cielo, ma anche verso la terra, verso le anime che si stordiscono amando tante altre cose o cosette perdendo così la cosa più importante, l’unica che rende felici su questa terra e nell’altra!
Con “mio Dio e mio tutto”, il Serafino di Assisi continua ad esortarci ad amare «con tutto il cuore e con tutta l’anima, con tutta la mente, con tutta la capacità e la fortezza, con tutta l’intelligenza, con tutte le forze, con tutto lo slancio, con tutto l’affetto, con tutti i sentimenti più profondi, con tutto il desiderio e la volontà il Signore Iddio, il quale a noi ha dato e dà tutto il corpo, tutta l’anima, tutta la vita».
L’insegnamento di San Francesco non è solo a parole: l’esempio e la sua santità intramontabili sono più eloquenti di mille discorsi santi. La sua semplicità disarmante non lo fa sentire lontano, anzi, permette di intuire come la grazia abbia il potere di trasformare completamente una persona e di renderla attuale nonostante siano passati ottocento anni. Egli rimane anche oggi un «valorosissimo soldato di Cristo» (FF 382) e non smette di proporre il suo messaggio «predicando a tutti la penitenza, con semplicità» (FF 1427). Dallo Specchio di perfezione apprendiamo che un giorno il Santo aveva sentito la voce del Signore dirgli: «Ho scelto te, semplice e senza cultura, affinché sappiate, tu e gli altri, che sarò io a vigilare sopra il gregge; e ti ho posto come un segnale per loro, affinché le opere che io compio in te, essi debbano realizzarle in se stessi» (FF 1777). Tale ammonimento è anche per noi che guardiamo alla santità e umiltà del Poverello. Rivolgendoci a San Francesco, pertanto, vediamo «l’araldo della perfezione evangelica» (FF 1020), «uno specchio santissimo della santità del Signore e immagine della sua perfezione» (FF 613). Quel “mio Dio e mio tutto” diventi allora anche il nostro motto di santificazione, capace di far terra bruciata di tutti i falsi amori e di imitare – almeno per quanto è possibile – il gigantesco esempio che ci ha lasciato San Francesco d’Assisi.