Ogni miracolo eucaristico cela in sé l’ardente Cuore di Gesù, palpitante d’amore per l’umanità intera, nonostante la sua incredulità.

Quando riceviamo la Santa Comunione, l’Eucaristia che riceviamo ha l’aspetto di un’ostia, una particola sottile, solitamente di forma circolare, prodotta con farina di frumento e acqua. Questo è quello che ci riferiscono i nostri sensi, ed è proprio questo che ci direbbero le analisi chimiche che eventualmente eseguiremmo su di essa. Eppure esiste una realtà superiore. Esiste una verità effettiva che travalica, va oltre gli aspetti sensoriali e analitici: la sostanza! La realtà profonda dell’Eucaristia è quella del Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Nostro Signore Gesù Cristo. Gesù è realmente presente nell’Eucaristia, in quel frammento così umile, così discreto, così semplice e immediato qual è il pane, che è trasformato, transustanziato, in un frammento del suo Cuore Divino. Lo afferma Gesù stesso: «Ora, mentre essi mangiavano, Gesù prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede ai discepoli dicendo: “Prendete e mangiate; questo è il mio corpo”. Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: “Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati”» (Mt 26,26).
In tutto il mondo si contano oltre 160 miracoli eucaristici, tra i quali 136 sono stati riconosciuti dalla Chiesa Cattolica nel corso dei secoli. In una celebre mostra internazionale, San Carlo Acutis censisce e documenta storicamente questi miracoli distribuiti in tutti e cinque i continenti.
In tutti questi miracoli, ciò che appare è proprio un frammento di miocardio e di sangue umano. Come mai? Perché proprio un cuore umano e non un altro tessuto o un altro organo vitale dell’uomo? Una domanda non banale questa! La prima cosa che si pensa è innanzitutto quale possa essere la causa dello svelarsi delle Specie eucaristiche: il Signore vuol dare evidentemente una prova, un riscontro fisico, della sua presenza reale nell’Eucaristia.
Non tutti i miracoli eucaristici sono avvenuti per confermare nella fede il ministro di Dio officiante, o la persona dubbiosa o incredula. Per esempio, nella città polacca di Sokó?ka, nella Polonia nord-orientale, al confine con la Bielorussia, nella chiesa dedicata a Sant’Antonio di Padova durante la Messa domenicale del 12 ottobre del 2008 un’Ostia consacrata cadde accidentalmente a terra. Dopo essere stata recuperata dal celebrante, don Filip Zdrodowski, un Sacerdote assolutamente credente, fu posta nell’acquamanile (il contenitore dell’acqua per il lavaggio delle dita dopo la distribuzione della Comunione). Al termine della Santa Messa, poi, suor Julia Dubowska ripose il tutto in una cassaforte. Ebbene, la domenica successiva, 19 ottobre, la suora riaprì la cassaforte e notò che, al centro dell’Ostia quasi sciolta, si era formato come un coagulo rosso, simile a sangue. L’arcivescovo di Bia?ystok, monsignor Edward Ozorowski, invitò il parroco a prelevare l’Ostia residua, insieme al coagulo di sangue, e a porla su un corporale bianco, che venne poi chiuso nel tabernacolo.
Un altro dei tanti miracoli eucaristici, alquanto famoso, è quello di Lanciano, avvenuto nell’anno Settecento circa, in concomitanza della lotta iconoclasta nella Chiesa Orientale, durante la quale molti monaci greci, e tra essi alcuni monaci seguaci di San Basilio, si rifugiarono in Italia. Alcune di queste comunità si rifugiarono a Lanciano.
Un giorno uno di questi, nel celebrare la Santa Messa, fu assalito dal dubbio circa la presenza reale di Gesù nella Santa Eucaristia. Pronunziate le parole della Consacrazione sul pane e sul vino, all’improvviso dinanzi ai suoi occhi vide il pane trasformarsi in Carne e il vino in Sangue. In un documento, con dovizia di particolari, vengono riportate le parole del monaco in questione della cui incredulità Dio si era servito per svelarsi in questo Santissimo Sacramento e rendersi visibile ai nostri occhi.
Nel 700 non si era neanche agli albori della scienza e, allora, non furono fatte analisi sui frammenti. Ci si affidò al responso dei sensi... Quasi seicento anni dopo, durante la celebrazione nella basilica di Santa Cristina a Bolsena (VT), l’Ostia divenne visibilmente rossa di sangue al momento della Consacrazione. Papa Urbano IV, che risiedeva nella vicina Orvieto, inviò dei delegati a verificare l’accaduto. Le reliquie furono poi solennemente portate a Orvieto. Dobbiamo a questo miracolo l’istituzione della festa del Corpus Domini. Nel 1264, Papa Urbano IV istituì la solennità del Corpus Domini, estesa poi a tutta la Chiesa.
Recentemente, nella città polacca di Legnica, nella Bassa Slesia (Polonia sud-occidentale), nella chiesa parrocchiale di San Jacek (San Giacinto), durante la Messa di Natale del 2013 un’Ostia consacrata cadde accidentalmente a terra. Dopo essere stata recuperata, venne posta in un calice di metallo contenente dell’acqua, per potersi sciogliere secondo la procedura prevista in questi casi, e il tutto è stato poi riposto nel tabernacolo. Il 5 gennaio 2014, poi, il Sacerdote più anziano della comunità controllò il calice, e si accorse che una piccola porzione dell’Ostia si era distaccata e colorata di rosso. Il Vescovo di Legnica, mons. Stefan Cichy, al corrente dei fatti, decise di istituire una commissione di quattro esperti per lo studio del fenomeno. Il 26 gennaio 2014 vennero effettuati dei microprelievi di materiale per poterli analizzare, e il 10 febbraio successivo la porzione di particola, diventata rosso scuro, venne tolta dall’acqua e posata su un corporale, al quale aderì disidratandosi e assumendo l’aspetto che ha tuttora, a distanza di 13 anni. Le analisi vennero eseguite inizialmente presso il Dipartimento di medicina legale di Breslavia: dagli esami risultò che il materiale esaminato «assomigliasse molto al muscolo cardiaco di un essere umano, con alterazioni che apparivano di frequente durante un’agonia, scartando quindi l’ipotesi di origine naturale derivante da batteri o funghi, dato che l’analisi era stata fatta al microscopio». La commissione scientifica era guidata dalla cardiologa dottoressa Barbara Engel. Successivamente, vennero effettuati altri esami presso il Dipartimento di medicina legale dell’Università medica della Pomerania di Stettino. Gli studi fatti dal professore patomorfologo Miroslaw Parafiniuk, che utilizzò il metodo dei raggi UV, ebbero un risultato chiaro, a conferma che il materiale fosse di tessuto muscolare cardiaco, molto somigliante al muscolo striato di natura umana in agonia.