SPIRITUALITÀ
La dispensazione di tutte le grazie della Corredentrice
dal Numero 18 del 17 maggio 2026
di Fra Gerardo M. Pio da Osimo
Dice il Montfort: «Dio Padre ha radunato una massa di acque che ha chiamato “mare”; egli ha pure riunito un insieme di tutte le “grazie” che ha chiamato “Maria”». Se necessitiamo di grazia andiamo da Maria Vergine. Cosa potrà negarci?
Tra le sublimità alle quali è stata innalzata l’eminentissima Madre di Dio, dopo le ricchezze della sua essenziale immacolatezza che la predispose alla grazia della divina Maternità pur restando miracolosamente sempre Vergine, l’Immacolata venne insignita dell’altissima missione di dispensare e gestire a suo modo il tesoro infinito dei meriti di Gesù Redentore, che Egli accumulò durante tutta la sua esistenza terrena, e dei suoi meriti di Corredentrice, in forza della cooperazione che prestò all’unica missione redentiva del Verbo Incarnato, alla quale venne associata in «un solo e medesimo decreto» di predestinazione con Cristo, come si espresse il Beato Papa Pio IX. Queste due prerogative, vicendevolmente consequenziali, vengono spesso definite dai mariologi come “mediazione materna corredentiva” e “mediazione materna dispensativa”, ossia come i due aspetti dell’unica mediazione universale della Beata Vergine Maria che risultano dalla sua intima associazione alla Redenzione operata da Cristo nella prima fase cosiddetta “acquisitiva” della grazia divina, mediante i meriti del Redentore e della Corredentrice, e nella seconda fase “dispensativa” delle stesse grazie a tutti gli uomini da salvare e santificare. Queste due fasi dell’unica Mediazione universale della Beata Vergine Maria riflettono e agiscono nelle due parti in cui si svolse la Redenzione del genere umano, distinte e denominate comunemente “Redenzione oggettiva” o “in atto primo”, che ha per oggetto l’acquisto della grazia considerata in se stessa, e “Redenzione soggettiva” o “in atto secondo”, che prevede la distribuzione dei tesori infiniti di quella stessa grazia agli uomini, individuo per individuo. Il Magistero perenne della Chiesa ha spessissimo trattato di queste due eccelse grandezze che adornano grandiosamente la Madre di Dio, usando o spiegando i due attributi anzidetti con semplicità di linguaggio, chiarezza di argomentazione e brevità di discorso. Tra i più noti interventi magisteriali ricordiamo l’insegnamento del Beato Papa Pio IX che descrive l’ufficio della Beatissima Vergine Maria come «potentissima mediatrice e riconciliatrice di tutto il mondo presso il suo Figlio unigenito» asserendo inoltre che, in riferimento a Cristo Gesù, «la Santissima Vergine, unita con Lui da un legame strettissimo e indissolubile, fu insieme con Lui e per mezzo di Lui, l’eterna nemica del velenoso serpente, e ne schiacciò la testa col suo piede immacolato». In questa trionfante vittoria sul nemico infernale, molti teologi hanno intravisto non solo la gloria dell’immunità dal peccato originale, ma anche il glorioso trionfo della Redenzione a cui Ella cooperò come Corredentrice del genere umano. Questo ruolo, strettissimamente unito e subordinato in pienezza di unione e comunicazione a quello del Figlio Redentore, appare evidente soprattutto sul Calvario, ai piedi della Croce, ove l’immolazione del Figlio e della Madre raggiunse l’apice della sofferenza e del dolore redentivo e corredentivo. Maria Santissima, spiega il Papa San Giovanni Paolo II, «ha partecipato in maniera mirabile alle sofferenze del suo divin Figlio per essere Corredentrice dell’umanità», tanto che «il ruolo di Maria come Corredentrice non cessa di esistere con la glorificazione del suo Figlio». Perciò questa dottrina fece ampio eco sulle bocche dei Santi che, fondandosi sull’insegnamento tradizionale della Chiesa, riconoscevano e proclamavano la specialissima cooperazione della Corredentrice alla Redenzione. Il Beato Gabriele M. Allegra scrisse di questa grandezza mariana con elevata chiarezza di linguaggio e limpidezza di pensiero, servendosi di questi termini: «la cooperazione di Maria alla nostra Redenzione è tale che Maria meritò il titolo di Corredentrice. Le afflizioni di Maria e quelle di Gesù furono una sola afflizione, che faceva soffrire due cuori... La compassione di Maria accresceva le pene di Gesù e la Passione di Gesù era la sorgente dei dolori di Maria. Questa offerta duplice redense il mondo». Approfondendo l’ineffabile mistero dei dolori corredentivi dell’Addolorata Madre divina, diversi teologi, come il padre Stefano M. Manelli e Bertrand de Margerie, sottolineano la generazione dolorosa individuale di Maria Vergine per ogni singolo uomo. Scrive il padre Manelli nel suo trattato di Mariologia biblica: «Ogni madre genera i suoi figli uno per uno, ben consapevole e sofferente ad ogni singola generazione. Ciò significa che Maria Santissima, sul Calvario, ai piedi della Croce, Corredentrice quasi concrocifissa col Figlio Redentore, ha generato ognuno dei redenti, conoscendoli singolarmente e soffrendo per ognuno di essi», mediante «una conoscenza infusa dei peccati di coloro per i quali ha cooperato alla salvezza in maniera singolare e generosamente quale degna Corredentrice dell’umanità, soffrendo e intercedendo per ciascuna persona umana». La conseguenza connaturale di questa maternità corredentiva dell’Immacolata Madre di Dio è l’eccelsa prerogativa di amministrare e distribuire ad ogni uomo tutte le grazie di cui questi necessita per la sua salvezza e santificazione: tale funzione viene definita dai mariologi come Mediazione dispensativa. L’efficacia e la necessità di questo aspetto della Mediazione materna di Maria Vergine sono attestate dal Magistero perenne della Chiesa che, come insegnò vigorosamente Papa Leone XIII nella sua Lettera Enciclica Supremi Apostolatus, «per divina disposizione, nulla ci può essere comunicato dell’immenso tesoro della grazia di Cristo... se non per mezzo di Maria». Al seguito del Magistero, anche i Santi Dottori della Chiesa hanno testimoniato diffusamente questo sublime privilegio, riconoscendo che, scrive il Dottore Serafico San Bonaventura da Bagnoregio, «come nessuno entra in cielo se non per mezzo di Maria, così nulla esce dal cielo senza il suo intervento». Invochiamo e ricorriamo spesso alla potentissima mediazione materna dell’Immacolata, per la quale venne insignita dell’altissimo titolo di “Onnipotenza supplice” che «da sola – afferma San Massimiliano M. Kolbe – basta per implorare e distribuire tutte le grazie, qualunque grazia», cosi che sorretti e sostenuti dal suo “onnipotente” aiuto, possiamo presto conseguire la nostra santificazione «per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio» (Rm 8,21).
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