Il Magistero della Chiesa ed i Santi Padri hanno parlato della verginità perpetua di San Giuseppe, colui che doveva essere il padre putativo del Verbo eterno e lo sposo della Vergine Maria. Purtroppo oggi si cerca di negare questa verità, infangando la purezza illibata di San Giuseppe.

Nelle altezze sublimi del Paradiso, tra gli amplessi amorosi della gloriosissima Trinità, circonfuso di gloria e di onore nell’«assemblea dei santi»
(Sal 89,6), “risplende di luce vivissima” (cf Sap 18,1) il castissimo San Giuseppe, padre putativo del Verbo Incarnato e sposo vergine della Regina dei vergini. Il dotto teologo e predicatore cappuccino, San Berardino Tomitano da Feltre, scrisse di San Giuseppe che «non c’è un Santo elevato in cielo a così grande onore, non c’è un re nel mondo che possa giungere ai calcagni di questo Santo».
Tale e tanta è la grandezza di San Giuseppe che la sua gloria «nel Regno dei cieli» (Mt 5,3) è seconda soltanto alla Vergine Santissima. Infatti, afferma incisivamente l’insigne mariologo, padre Stefano M. Manelli, nel suo libro Il mese di San Giuseppe, che «per la sua missione straordinaria di padre putativo di Gesù e sposo vergine della Vergine Maria, San Giuseppe l’umile “falegname di Nazareth” (cf Mc 6,3), giustamente, è il Santo unico al mondo e per questo sta al di sopra dei Patriarchi e dei Profeti, di san Giovanni Battista e degli Apostoli, dei Martiri e dei Dottori della Chiesa». Queste parole trovano conferma in quelle del Sommo Pontefice Leone XIII che, nell’Enciclica Quamquam pluries, scrive così: «Dal fatto che egli fu sposo di Maria e padre putativo di Gesù Cristo [...] derivarono tutta la sua grandezza, la grazia, la santità e la gloria».
Tale eccelsa grandezza del Santo si può comprendere considerando le parole luminose di Gesù rivolte ai suoi Apostoli: «Chi è il minore fra voi, questi è il maggiore» (Lc 9,48). Questa eminenza umile e nascosta di San Giuseppe è espressa nel Vangelo con una semplicissima espressione: «Era giusto» (Mt 1,19). La “giustizia” del Santo indica, secondo l’analitica interpretazione del “sommo biblista” San Girolamo, che egli «possedeva perfettamente – riporta il padre Manelli – tutte le virtù eroiche dei santi, dando sempre a Dio e agli uomini tutto ciò che era a loro dovuto, superando, in questo, tutti i santi più eroici». Anche San Giovanni Crisostomo ci spiega questa santità eminente del santo Patriarca a partire dalla parola “giusto”: «Bisogna sapere che qui [Mt 1,19] chiama giusto chi è virtuoso sotto tutti gli aspetti». Infatti, in seguito, il Crisostomo mette in luce questa straordinaria innocenza e santità di San Giuseppe e il compito, altrettanto straordinario e unico, di essere il casto sposo della Santissima Vergine, scrivendo che San Giuseppe «era a diritto ritenuto sposo di Maria, lui che nel nome stesso escludeva qualsiasi ombra di peccato. Tradotto dall’ebraico, difatti, Giuseppe significa “senza obbrobrio”». Sant’Ambrogio incalza aggiungendo che «sempre in Giuseppe si conserva la grazia e la persona del giusto». Questa sua eccezionale santità e perfezione risalta in modo particolare nella straordinaria verginità e integrità morale e corporale nella quale il Santo splendette in modo superlativamente unico.
Sulla verginità perpetua di San Giuseppe hanno parlato profusamente i Santi Padri, il Magistero perenne della Chiesa e una lunga schiera di Dottori e Santi che attestarono con vigore la realtà e veridicità della purezza liliale e permanente del Santo. Tra quest’ultimi, San Bernardino da Feltre mostra la convenienza che San Giuseppe conservasse la verginità in sommo grado per il suo castissimo rapporto con la “Semprevergine” Maria, scrivendo: «È giusto che la Vergine splenda per la purezza, poiché ella stessa si era votata alla verginità; che cosa dunque credi che fu San Giuseppe? Era giusto che Giuseppe fosse il più puro e il più casto uomo che ci fosse nel mondo».
Il legame che esalta la verginità perpetua di San Giuseppe e Maria Santissima risulta elaborato dai teologi francescani dal principio secondo cui, scrive ancora il santo Tomitano, «tutto quello che Dio faceva per Giuseppe lo faceva per causa di Maria. Se dunque Dio gli rivelò perché non doveva temere di accogliere Maria [cf Mt 1,20], quanto più si manifestò a Maria ispirandole di non temere ad accogliere Giuseppe, perché era purissimo e, se non per voto, tuttavia lo era di proposito». Il Santo qui accenna appena al voto di verginità che la Tradizione ecclesiastica ha attribuito senza alcuna difficoltà a colui che avrebbe dovuto essere il padre putativo dell’Innocenza incarnata, il Verbo eterno, e sposo della Virgo virginum.
Da tutto questo si comprende quanto sia aberrante e blasfema la tesi sostenuta oggi da molti, secondo la quale San Giuseppe avrebbe contratto il matrimonio prima di prendere con sé la Madre di Dio o che addirittura i due sposi fossero venuti meno al loro voto di verginità. Se questa seconda teoria è apertamente eretica e contraria al dogma della Verginità perpetua di Maria Santissima, come è possibile invece credere che Dio abbia eletto un uomo che avrebbe conosciuto l’unione carnale con una donna a divenire padre nutrizio della purezza divina personificata e sposo di Colei che è l’Immacolata Concezione e che supera la stessa purità degli Angeli e dei Santi insieme? Se San Pietro al vedere Gesù compiere un miracolo esclamò: «Signore, allontanati da me che sono un peccatore» (Lc 5,8), come avrebbe potuto assolvere, senza fuggire per la propria indegnità, l’incarico di custodire la divina Santità umanata e la purissima “Panaghia” (Tuttasanta), un uomo che trasfuse già tutto il suo amore in una creatura umana recidendo così il candido giglio della primiera verginità?
Inoltre, per poter vivere santamente, armoniosamente e senza mai contrasti il vincolo matrimoniale, Dio avrebbe dovuto pensare di affiancare la sua divina Madre con l’uomo che più di ogni altro l’avrebbe dovuta comprendere e aiutare, ossia, spiega il noto mariologo Gabriele Roschini, «dovevano essere assai somiglianti fra loro nella pienezza della grazia e della virtù, nelle aspirazioni dell’anima, nella finezza del tratto, nell’amore per la verginale purezza e nell’intima unione della mente e del cuore con Dio, vita della loro vita». Perciò San Bernardino da Feltre non ebbe timore di affermare che come San Giuseppe «non ci fu un individuo più nobile (di nobiltà continuata, moltiplicata, santificata, in tutto il mondo) tranne Cristo e la Vergine».
Avveduti di queste verità, vigiliamo e allontaniamoci dai “seminatori di zizzania” che attribuiscono alle meravigliose opere di Dio, come la perpetua verginità di San Giuseppe, i propri limiti e imperfezioni e preghiamo questo nostro glorioso Patriarca che si degni di insegnarci a vivere la castità secondo il proprio stato di vita, comunicandoci l’amore illibato per questa «gemma preziosissima» (Ap 21,11) che nel Paradiso ci renderà «come angeli nei cieli» (Mc 12,25).