San Giuseppe è il Santo del silenzio e da lui dobbiamo prendere esempio per la nostra vita quotidiana: il silenzio infatti è una virtù indispensabile per acquistare la visione soprannaturale e per ascoltare la voce di Dio.

Se dovessimo cercare in tutto il Vangelo una sola parola pronunciata da San Giuseppe, la nostra ricerca sarebbe inesorabilmente vana, poiché nessun Evangelista ne riporta una sola detta dal Santo che è stato più vicino a Gesù e a Maria Santissima. San Giuseppe, pertanto, è il Santo del silenzio, ma non di un mutismo chiuso o pusillanime.
Il silenzio del padre putativo di Gesù è un silenzio di trasparenza della Parola, del Verbo che «si è fatto carne in mezzo a noi» (Gv 1,14) e che San Giuseppe ha avuto il privilegio di contemplare dal primo momento della sua nascita, tra le sue braccia, nella sua crescita, giorno per giorno. Una “trasparenza” che potremmo identificare anche con la verginità vissuta dal Santo, dove verginità e trasparenza non fanno che attirare e far splendere tutte le virtù vissute dal Patrono della Chiesa universale. Papa Benedetto XVI, commentando la Redemptoris Custos di San Giovanni Paolo II, ha descritto molto bene questo silenzio irradiante, dicendo che «il suo è un silenzio permeato di contemplazione del mistero di Dio, in atteggiamento di totale disponibilità ai voleri divini. In altre parole, il silenzio di san Giuseppe non manifesta un vuoto interiore, ma, al contrario, la pienezza della fede che egli porta nel cuore, e che guida ogni suo pensiero ed ogni sua azione [...]. Un silenzio intessuto di preghiera costante, preghiera di benedizione del Signore, di adorazione della sua santa volontà e di affidamento senza riserve alla sua provvidenza».
Guardando poi al Vangelo, vediamo come la scelta del silenzio da parte del padre putativo di Gesù sia fondamentale per saper discernere le decisioni più importanti, anche imminenti, come quando scappò in Egitto con il piccolo Gesù e Maria Santissima. Un silenzio, quindi, che apre dimensioni di comunicazione che trascendono il nostro modo di vedere “terra a terra”. Infatti, San Giuseppe comunica anche attraverso i sogni e con gli angeli, sa attendere le risposte dal Cielo e le mette in pratica subito senza esitazione.
Oggi è difficile comprendere la virtù del silenzio, ci sembra che sia da considerare come un qualcosa che forse riguarda solo gli eremiti o i religiosi più ferventi. Eppure, San Giuseppe, l’uomo “giusto” (cf Mt 1,19), ci insegna che in ogni condizione di vita, anche quando le difficoltà invadono la nostra mente con mille ragionamenti fino all’esasperazione, proprio allora il silenzio dell’anima apre le porte alle risposte di Dio e della sua Provvidenza, nell’abbandono filiale che non si acquista lamentandoci continuamente di tutti i problemi che possono capitare, ma mediante un esercizio di preghiera interiore, dove la pace domina ogni facoltà, poiché regna la sottomissione alla volontà di Dio.
San Giuseppe si erge a modello di ogni condizione di vita, sia quella familiare che quella religiosa, e ci insegna in cosa consista la capacità di essere responsabili, responsabili anche degli altri e delle missioni più difficili da compiere. Se ci pensiamo bene, la sua missione di custode della Sacra Famiglia è la più alta che gli si poteva affidare. Grazie a lui, si realizza la profezia fatta da Davide: «La tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre davanti a me, e il tuo trono sarà reso stabile in eterno» (2Sam 7,16). In questa dimensione di grande responsabilità, la missione del padre putativo di Gesù viene a compiersi attraverso una santità altissima, dove, seguendo la terminologia biblica, “giustizia” significa appunto “santità” nel senso più pieno del termine.
San Giuseppe, infatti, è l’uomo “giusto” per eccellenza, primo testimone della virtù perfetta. Una giustizia che ha investito tutto il suo essere mediante una totale purezza di cuore e di vita, nell’umiltà e nel nascondimento, ma dove la fede vissuta è messa in pratica eroicamente. «L’uomo giusto vive di fede» (Rm 1,17), e San Giuseppe è modello al massimo di questa virtù. Vediamo, dunque, come in questo quadro di giustizia, fede, speranza e carità esercitati dal padre putativo di Gesù, emerge il suggerimento pratico di come il silenzio interiore sia un’arma necessaria da conquistare e praticare, così da diventare attenti alle “comunicazioni del Cielo”, in ogni istante della nostra vita.
Saper acquistare una visione soprannaturale e una saggezza interiore che sa affrontare le diverse contrarietà della vita è una “scalata” che il nostro caro San Giuseppe vuole aiutarci a praticare, nella preghiera costante, nella confidenza e nella serenità interiore.