SPIRITUALITÀ
Verso il Paradiso... Passo dopo passoLa vita spirituale nella perfezione cristiana
dal Numero 9 del 1 marzo 2026
di Fra Marco M. Pio da Osimo
Con la nostra santificazione diamo gloria a Dio. Ma come farci santi? Offriamo ai nostri lettori questa rubrica con dei consigli pratici sulla vita spirituale per percorrere con amore e sacrificio le tre tappe della via ascetica e conquistare così il Paradiso.
Molto spesso ci dichiariamo cristiani, ma senza dare il giusto peso a questo termine. Che significa infatti, essere cristiani? Non vuol dire forse, essere di Cristo? E con ciò si intende non solo una sequela, bensì un’imitazione che giunge alla perfetta conformità a Lui. È la cristificazione: diventare immagini viventi di Gesù Cristo, nostro Dio e Signore, assieme a tutte quelle virtù che Egli ci ha mostrato lungo il corso della sua vita qui in terra (amore e carità, bontà, pazienza, fortezza, misericordia, ecc.). È questo un dovere, un’esigenza del Battesimo che abbiamo ricevuto, il quale ci ha resi figli di Dio; perciò dobbiamo e vogliamo amare il nostro Dio-Padre, giungendo a quel fine per cui Egli ci ha creati: la massima gloria sua. San Giuseppe Cafasso ce lo espone ancor più chiaramente: «Ognuno, a questo mondo, ha i suoi fini; li medita, li rumina, vi lavora attorno, si consuma per conseguirli. Ebbene, tutta questa serie di mire, di progetti, che tiene in combustione tutto quanto l’uman genere, deve tacere e come scomparire davanti a quel gran fine per cui solamente l’uomo deve vivere ed operare [...]. Noi non siamo al mondo, non viviamo né per noi né per la casa né per i parenti né per il paese; noi non esistiamo per far progressi in questa od in quella scienza, per arrivare a quell’impiego, per riuscire in quell’affare; noi siamo creati unicamente per Dio, per l’onor suo, per la sua gloria, destinati tutti a questo solo fine di servir Dio». Difatti, Egli ha creato tutte le cose e ha fatto ciascuno di noi proprio per manifestare la sua magnificenza nelle sue stesse opere grandiose: pensiamo alle galassie con le loro forme colorate e brillanti, come pure agli splendori della natura qui in terra che lasciano a bocca aperta... E in che modo può l’uomo, da parte sua, manifestare tale gloria? Con la propria santificazione, ossia mettendo in atto tutto quello che occorre per diventare virtuoso, amico di Dio (che comporta l’assenza di qualsiasi peccato, anche il più piccolo). Ciò coinvolge l’anima e il corpo insieme; e se coinvolge l’anima (in primis), essa richiama immediatamente un aspetto molto importante, eppur oggi molto meno considerato: la vita spirituale di ciascuno. La fede cristiana insegna che il termine “spiritualità” vuole significare nello specifico il “vivere secondo lo Spirito Santo”. San Paolo ci avverte che «la carne ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne» (Gal 5,17), intendendo per “carne” tutto l’uomo con le sue tendenze e passioni, con le sue concupiscenze e suggestioni. A questa vita spirituale siamo già avviati grazie al Battesimo, come afferma San Paolo rivolto ai battezzati romani: «Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito» (Rm 8,9). Da ciò, si coglie che vivere da cristiani comporta una lotta tra questi due fronti: l’uomo nuovo, con tendenze nobili, soprannaturali, divine, appunto “sotto il dominio [...] dello Spirito”, e l’uomo vecchio, sedotto dalla triplice concupiscenza, quindi “sotto il dominio della carne”, che conduce al peccato, ad essere nemici di Dio. Ma non c’è lotta senza sforzo: ed ecco l’ascetica. “Ascesi” è una parola che viene dal greco e che significa appunto “sforzo”, e nel senso cristiano si intende proprio tutto il cammino di sforzi per raggiungere il grado più alto della spiritualità, cioè la santità. Essa si sviluppa in tre “vie” graduali, cioè in tre tappe: via purgativa, via illuminativa, via unitiva. Ogni grado richiede uno sforzo costante e progressivo per eliminare qualsiasi difetto, a cominciare dai peccati mortali con i vizi; per tale lavoro soprannaturale si richiede la preghiera (man mano da aumentare) unita alla penitenza (mortificazione): sono le due armi per poter combattere contro le cattive passioni e tendenze; non basta infatti difendersi da queste, ma è necessario attaccarle per vincerle ed ottenere il premio dell’eternità beata, «poiché se vivete secondo la carne, voi morirete; se invece con l’aiuto dello Spirito voi fate morire le opere del corpo, vivrete» (Rm 8,13). Il discorso dell’eternità è di capitale importanza. Sappiamo che siamo stati creati per il Paradiso, che è il luogo per coloro che sono santi. E allora, cosa aspettiamo a diventare santi anche noi? Che cosa attendiamo? Affrettiamoci ad avanzare nella perfezione cristiana, che consiste tutta in amore e sacrificio: l’amore conduce a conformarsi alla volontà di Dio, mentre il sacrificio è richiesto in quanto l’uomo – come ci insegna la ragione illuminata dalla fede – non può amare Dio su questa terra senza rinunciare a ciò che è di ostacolo all’amore divino; allora il sacrificio diventa prima tollerabile, e ben presto amabile. L’esempio ce lo ha dato il nostro divin Maestro Gesù Cristo, che ci ha amato fino a morire in Croce; i Santi di tutti i tempi ce lo hanno dimostrato con la loro vita di perfezione cristiana. Tocca a noi, perché Gesù ce lo chiede: «Siate perfetti come perfetto è il Padre vostro celeste» (Mt 5,48), ed è interessante notare che Egli non si rivolge a degli eremiti o a qualche religioso: si rivolge a tutti, perché la santità è un dovere di tutti: “Siate perfetti”. Se cominciamo davvero, non dubitiamo della vittoria perché «questa è la volontà di Dio: la vostra santificazione» (1Ts 4,3). Il Signore è pronto ad offrirci ogni mezzo per poterla compiere, serve solo la nostra volontà. San Massimiliano M. Kolbe esponeva tutto questo con un’equazione molto semplice: v + V = S La nostra volontà (v) sommata (+) alla Volontà di Dio (V) ottiene (=) la Santità (S). Ma come iniziare, se non sappiamo dove andare? Ed ecco l’ascetica con le sue tre vie, da percorrere nella vita spirituale. Questa rubrica si propone di darne un’esposizione chiara con consigli pratici, attingendo dalla Sacra Scrittura, dai Padri della Chiesa, dal Magistero e dai Santi. Vogliamo il Paradiso! Amiamo Dio! Alziamo lo sguardo verso di Lui, chiedendo l’ausilio a Maria Santissima, la Mediatrice di tutte le grazie, e ripetiamo con San Massimiliano: «Voglio essere santo, e grande santo come Dio mi vuole!».
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