SPIRITUALITÀ
I dolori mentali di Gesù nella sua Passione Il dolore per le anime dannate
dal Numero 8 del 22 febbraio 2026
di Fra Paolo M. Pio da Ancona
Forse non sono molto conosciuti i dolori interni sofferti da Nostro Signore. Grazie alle esperienze mistiche di Santa Camilla Battista da Varano, ci è possibile meditare sui vari motivi che hanno provocato a Gesù questi intensi dolori, il primo dei quali riguarda le anime che si perdono nonostante la Redenzione.
Tra i mesi di agosto e settembre dell’anno 1488, Santa Camilla Battista da Varano compone un’opera dal titolo I dolori mentali di Gesù. L’obbedienza le viene dall’alto, fu il Signore stesso infatti a comandarle di scriverla: «Va’ e scrivi quei dolori mentali della Passione che tu sai». La sua anima era tutta immersa nella Passione di Nostro Signore e il suo santo desiderio, quello cioè di vivere tutti i giorni della sua vita come il Venerdì Santo, era stato esaudito. Per la sua umiltà parla in terza persona – non voleva che si sapesse che le esperienze mistiche erano state vissute da lei –, e l’opera venne stampata anonima ben quattro volte mentre lei era ancora vivente. La Santa descrive otto sofferenze interiori patite da Gesù durante la sua Passione e in particolare durante la terribile notte del Getsemani. Il primo dolore che le comunica ci mette davanti alla terribile realtà della dannazione eterna delle anime. Questo richiama la verità teologica dell’esistenza dell’inferno come luogo in cui si trovano appunto le anime dannate. Gesù soffre per queste anime che, create per vivere in comunione con Lui, scelgono invece una vita peccaminosa lontana dalla verità e dal bene, dunque lontana da Dio. Non era questo il disegno di Dio, che «ha mandato il suo Figlio unigenito nel mondo perché noi avessimo la vita per lui» (1Gv 4,9). Colui che è la «via, la verità e la vita» (Gv 14,6) non è stato accolto dagli uomini ingrati, che preferirono “l’autostrada per l’inferno”, la menzogna e la morte. Come ci insegna Gesù stesso, vero Dio e vero uomo, venuto nel mondo per ammaestrarci tutta su la verità riguardo Dio, «larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione e molti sono quelli che entrano per essa; quanto è stretta invece e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano!» (Mt 7,13-14). Gesù rivela a Santa Camilla le sue sofferenze interiori per le anime dei dannati, che sono eternamente separate da Lui e che «mai, mai, mai più» si sarebbero riunite a Lui, loro vero Capo. Così come questa è stata la sofferenza che più afflisse Gesù, questa è anche la pena corrispondente per i dannati, ovvero: avendo rifiutato la misericordia e l’amore di Dio, la giustizia divina esige che la più dolorosa pena che patiscono i dannati sia proprio quella della certezza della lontananza eterna da Dio, ovvero che “mai, mai, mai più” si sarebbero riunite con Dio. Un’altra anima mistica, Santa M. Faustina Kowalska (1905-1938), tra le terribili sofferenze che i dannati provano all’inferno, descrive quella della «consapevolezza che quella sorte non cambierà mai». L’intensità del dolore di Nostro Signore fu immensa: «Tanto grande fu il dolore quanto grande era l’amore che portavo alla creatura». L’immagine di cui si serve è quella del “Corpo mistico” di cui Cristo è il Capo e noi siamo le sue membra. Quando usa l’espressione “innumerevoli e infinite anime che si separavano da me per il peccato mortale” o “infinite mie membra” si riferisce a “tutte le anime dannate che non si sarebbero più riunite” a Lui. Gesù soffre “per” i dannati, ma non soffre i patimenti “dei” dannati. Come per le membra che sono staccate da un corpo si sente dolore mentre vengono separate, ma dopo sono solo membra morte e senza vita, così avviene per le sofferenze che Gesù ha patito per i dannati: «Finché durò lo smembramento e quindi ci fu speranza di vita, io [Gesù] sentii impensabili ed infinite pene e anche tutti gli affanni che essi patirono durante questa vita, perché fino alla loro morte vi era speranza di potersi riunire a me, se lo avessero voluto. Ma dopo la morte non provai più alcuna pena perché erano ormai membra morte [...]. Considerando però che erano state mie vere e proprie membra, mi causava una pena impensabile e incomprensibile il vederli nel fuoco eterno [...]. Questo è dunque il dolore interiore che provai per i dannati». L’inferno è una realtà terribile, non è una invenzione della Chiesa fatta per spaventare le anime deboli; negare l’esistenza dell’inferno e del demonio è da stolti. Dio ci concede le grazie per farci ragionare e capire se ci stiamo dannando, ma la nostra corrispondenza è fondamentale; i peccati accecano l’anima, la rendono torbida, per cui alla fine si rifiuta Dio e ogni aiuto spirituale, non si conosce più la gravità dei peccati; non solo, ma ci si auto-inganna sentendosi giusti e non bisognosi del sacramento della Confessione. L’uomo ha bisogno della luce divina per rischiarare le tenebre della mente e del cuore, eliminare l’orgoglio e crescere nell’umiltà, riconoscendo il proprio nulla davanti a Dio-Amore infinito. Ci aiutino in questo l’Immacolata, la Mediatrice di tutte le grazie, gli Angeli e i Santi tutti di Dio, affinché raggiungiamo anche noi la salvezza dell’anima e la vita eterna in Paradiso.
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