SPIRITUALITÀ
La Beata Maria Bolognesi: un’anima innamorata di Dio
dal Numero 2 del 11 gennaio 2026
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Un’anima vittima per i Sacerdoti, una grande mistica del secolo scorso: la Beata Maria Bolognesi, nonostante le apparenze modeste e le molte persecuzioni subite, fu prediletta da Dio con grazie spirituali veramente straordinarie.
I Santi favoriti di doni straordinari generano intorno a loro persecuzioni tali che anche a raccontarle sembra impossibile che siano successe davvero. Nel caso delle anime stimmatizzate e che rivivono la Passione di Gesù, questa dimensione diventa ancora più gigantesca e umanamente ingovernabile. Della Beata Maria Bolognesi, ricca di questi doni mistici e altrettanto ricca di grandi persecuzioni, sorprende come la semplicità la caratterizzasse sempre. Il suo parlare dialettale, l’umile portamento e quel vestito nero sempre uguale, non attirava certamente la stima altrui; anzi, la confondeva con la gente semplice. Il demonio scatenò intorno a questa “creatura tutta di Dio” una tale persecuzione che le calunnie e le accuse gravissime che gravavano su di lei, passando di bocca in bocca, si ingigantirono, come è tipico dei paesi. Maria Bolognesi morì a Rovigo nel gennaio del 1980 e, nel 2012, Papa Benedetto XVI constatò l’eroicità delle sue virtù, dichiarandola, appunto, Venerabile, mentre l’anno seguente venne dichiarata Beata. Maria Bolognesi fu un’anima vittima, che soffrì particolarmente per i Sacerdoti, come Gesù le aveva chiesto. Guardando alla sua vita, una caratteristica che sorprende subito è sicuramente l’ambiente in cui nacque e crebbe, ambiente nel quale i buoni esempi non furono certo facili da trovare. Figlia illegittima perché nata fuori dal Matrimonio, venne allevata nella miseria, povera sia materialmente che spiritualmente: non ebbe modelli da imitare, ma solo tante mancanze affettive e disagi di ogni tipo. Tutto ciò avrebbe dovuto condurla a scelte di vita opposte a quelle che fece, invece la Beata rimase immune da ogni conseguenza legata alle cattiverie e ai cattivi esempi che subì. Come “un’isola in mezzo al mare”, la sua anima rimase innocente e bella, tutta protesa a vivere solo per Gesù e Maria Santissima in qualsiasi situazione la Provvidenza la mettesse. Altra sua caratteristica, e forse quella veramente più straordinaria, fu che la Beata Bolognesi, abituata a ricevere cattiverie, calunnie e persecuzioni, rispose sempre a tutti con una carità dolcissima. Ella mise amore là dove non ve n’era: il suo eroismo fu proprio questo, al di là di ogni dono straordinario. Non sorprende allora – vista la sua vocazione di vittima per i Sacerdoti – che uno dei suoi persecutori principali fu proprio il parroco del paese, mosso da un’antipatia tutta particolare verso di lei. A Maria Bolognesi era stato attribuito il nomignolo di “Batisguazzo”; non era certamente un bel soprannome, eppure il parroco amava chiamarla così, umiliandola davanti a tutti. Tra le tante brutte avventure di “Batisguazzo”, dobbiamo ricordare quella del marzo 1947, quando venne sorpresa alle spalle da tre malintenzionati che, dopo averla fatta cadere, legata e imbavagliata, le spellarono gambe e mani con una raspa da norcino, mentre la prendevano in giro per la sua risaputa posizione di consacrata. Siamo negli anni del primo Dopoguerra e i comunisti non andavano tanto per le leggere verso i cattolici. Di fatto, Maria Bolognesi fu lasciata così, abbandonata nella neve. Dopo due ore, i tre aguzzini tornarono indietro e la slegarono, ma solo per paura che morisse. Una volta slegata, la povera vittima si trascinò tra dolori acutissimi per raggiungere le case vicine. Quando il parroco venne a sapere la notizia non volle crederci e, anche se la Beata stava malissimo con la febbre a 40°C, iniziò una campagna di denigrazione verso “Batisguazzo”, diffondendo la notizia che era stata lei a provocarsi quelle ferite, poiché era pazza e mezza indemoniata, una vera isterica. /continua
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