Il 26 novembre 2021 Padre Massimiliano M. Maffei (FFI) ha lasciato questa terra ed è entrato nell’eternità. Desideriamo dedicare questo spazio al suo ricordo, soprattutto pensando a quanto, negli anni in cui “Il Settimanale di Padre Pio” vedeva la luce, si sia speso per la sua nascita e sua diffusione, presenziando agli incontri organizzativi e zelandone la crescita. A lui la nostra gratitudine e il nostro ricordo nella preghiera, chiedendogli anche di continuare a intercedere per “Il Settimanale di Padre Pio”.
TESTIMONIANZE
di Claudio Circelli*
Tante cose ci sarebbero da dire del nostro caro padre Massimiliano che ha terminato il suo percorso di vita terreno davvero fuori dal comune. Sposato, dopo l’ingresso delle due figlie in religione, lui e la moglie ottennero il nulla osta per seguire la via della consacrazione religiosa.
Padre Massimiliano, al secolo Renato, fin da laico ha collaborato per la diffusione dell’apostolato stampa di Casa Mariana Editrice. L’ha fatto con la tenacia e la determinazione che hanno caratterizzato ogni sua azione.
Prima membro della FUCI, il gruppo di universitari cattolici, poi della prima MIM (Missione dell’Immacolata Mediatrice), fondata in Italia a Portici, sotto la guida spirituale di padre Stefano Maria Manelli. Dopo la fondazione della sede di Portici sono scaturite tante altre nuove realtà territoriali in tutto il resto della Penisola e poi nel mondo. Ogni cenacolo MIM ha assunto un ruolo importante per la formazione dei laici, cui lo stesso padre Massimiliano non ha fatto mancare il suo supporto spirituale, anche e a maggior ragione da sacerdote.
Di quell’esperienza si sono raccolti tanti frutti e confidiamo che ancora se ne raccoglieranno.
Più che parole padre Massimiliano ci lascia esempi concreti di dedizione totale al suo ministero. Come le tante volte in cui, a Napoli, la domenica, nella chiesa di Santa Teresa, si dedicava alle Confessioni, e non si alzava dal confessionale senza aver prima ascoltato l’ultimo penitente. Ricordo che i frati della comunità che dirigeva avrebbero voluto attenderlo per il pranzo, ma lui non lo consentiva.
Quello citato è solo uno dei tanti aspetti che hanno caratterizzato l’attaccamento con cui ha esercitato il ministero della Riconciliazione. Negli ultimi anni della sua vita lo ricordo ad Albenga tra l’altare, il confessionale e la cella. Si rivolgeva a tutti con un tono di voce mite, il nostro padre Max, come confidenzialmente lo chiamavano i frati più giovani.
Mitezza e umiltà si raccoglievano sopra la curvatura del suo dorso disegnata dalle ossa stanche. Sarà anche per questo che, quando lo vedevo, mi faceva balzare alla mente la figura di un sacerdote napoletano vissuto santamente, don Dolindo Ruotolo. Lo chiamavo con la stessa espressione con cui appellavano don Dolindo: il “vecchierello della Madonna”.
Ha promosso la fase preiniziale della causa di canonizzazione di don Dolindo Ruotolo, diventata per lui una vera e propria missione. Non sono mancati ostacoli e incomprensioni, ma questi, alla scuola del grande sacerdote napoletano, sono diventati altrettanti motivi di offerta per i bisogni della Chiesa e dei suoi figli spirituali, in modo da ottenere per loro tante grazie.
Casa Mariana Editrice gli rende omaggio per l’opera di cooperazione prestata e per tutto il lavoro svolto a suo sostegno.
Ha raggiunto la meta agognata ai primi vespri della festa della Medaglia miracolosa di santa Caterina Labouré.
La medaglia che portava sopra l’abito all’altezza del cuore, sembra indicare che è proprio quello il posto dove tutti noi dovremmo tenere la nostra cara Mammina. Della sua diffusione è stato un instancabile zelatore. A tal proposito ricordo che una volta mi raccontò di essere andato a casa di un impenitente che giaceva a letto in fin di vita. Quando si avvicinò, gli parlò della necessità di riconciliarsi con Dio prima del Giudizio che l’avrebbe atteso dopo la morte, ma non ci fu modo di persuaderlo a fare una bella e liberante Confessione. Dopo aver provato a convincere il poveretto con ogni argomento, gli venne l’ispirazione di porre sotto il suo cuscino una medaglia miracolosa e attese pregando. Quale fu la sua gioia quando, di lì a poco, colui che minuti prima era stato così chiuso alla grazia, pentito, chiese di confessarsi. Fu un miracolo ottenuto certamente anche grazie alla fede e alla semplicità di padre Massimiliano. Ma ciò che più contò fu che quell’anima era salva. Poco dopo, infatti, si spense.
Padre Massimiliano non si è risparmiato per la cura della anime. Sempre pronto a dare consigli, a guidarle per l’edificazione di un solido edificio spirituale, costruito sui principi della retta dottrina.
A volte, pensando al suo personalissimo percorso, sembra come se avesse voluto recuperare il tempo perduto.
* Presidente dell’Associazione Casa Mariana Editrice
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del dott. Giuseppe Errichiello
Egregio direttore,
come ben sa, sono un collaboratore della Vostra rivista fin dalla sua nascita. Tale collaborazione fu promossa e mediata dal Padre Massimiliano M. Pio Maffei dei Francescani dell’Immacolata, che incontravo in qualità di medico ospedaliero e cooperatore nelle sue varie attività nella Parrocchia di Cristo Redentore di Arzano.
Durante la mia attività ospedaliera ho conosciuto e stimato, fin dagli anni ’70, il dott. Maffei, all’epoca informatore farmaceutico, del quale in seguito sono divenuto assiduo amico, seguendolo nel suo percorso formativo religioso, che era già iniziato nel 1966 ancor prima del suo matrimonio, con l’allora fidanzata. Percorso continuato con la Consacrazione all’Immacolata nel 1985, seguito in ciò anche dalla moglie e dalle sue due splendide figlie che, poi, nel 1993 avrebbero deciso di consacrarsi a Dio scegliendo la vita monastica secondo la Regola di Santa Chiara, lasciandosi alle spalle prestigiose attività lavorative e frequentazioni sociali.
Dopo qualche anno, in seguito alla professione perpetua delle figlie e dopo un tempo di attento discernimento, anche i due genitori maturarono la scelta importante di consacrarsi a Dio nella vita religiosa. Pertanto, ottenuto il nulla osta, intrapresero la vita religiosa in due Istituti Religiosi diversi. La cosa straordinaria fu che la signora Maffei decise di seguire la vocazione monacale di clausura in un convento diverso e lontano da quello delle figlie, per non interferire con il loro personale cammino spirituale, ed anche il dott. Maffei, dopo aver destinati tutti gli averi di famiglia ad opere di beneficenza, iniziò il percorso religioso nei Francescani dell'Immacolata, dove dopo un lungo periodo di postulandato, noviziato e professato ricevette l'Ordinazione sacerdotale il 29 giugno 2003 a Frigento (AV). Da allora ha ricoperto diversi incarichi, tra i quali promotore e sostenitore delle Missioni dell’Istituto, delegato nazionale del movimento laicale Missione dell’Immacolata Mediatrice, Postulatore generale dell’Istituto per le Cause dei Santi, lavorando in modo particolare per avviare e promuovere la causa di beatificazione del sacerdote napoletano Don Dolindo Ruotolo (Napoli, 6 ottobre 1882 – Napoli, 19 novembre 1970).
Davvero originale e sorprendente è la storia di questa famiglia che raggiunge Cristo, attraverso la donazione alla Vergine Immacolata, separandosi materialmente, ma ritrovandosi in Lui in una diversa e più perfetta unione.
Al momento della vestizione religiosa, quindi fin dall’inizio del suo cammino religioso, il nostro fra’ Massimiliano scelse il nome di san Massimiliano Kolbe, denominato il “folle dell’Immacolata”, il religioso che nell’ultima guerra offrì la sua vita in cambio di quella di un altro prigioniero, padre di famiglia. Ecco una circostanza bella e significativa: come se, in certo senso, la consacrazione dell’intera famiglia Maffei all’Immacolata nella vita religiosa, volesse simbolicamente restituire il gesto con cui san Massimiliano offrì all’Immacolata la sua vita per la salvezza di una famiglia.
Certamente ad occhi puramente umani, non sarà facile comprendere questa storia, solo la visione soprannaturale può svelarne le profonde motivazioni e il prezioso valore e contenuto di grazia, per la salvezza delle anime e delle famiglie.
Tanto più incomprensibile, tale scelta, in un modo che vive all’insegna del consumismo, del “tutto e subito”, che vive una profonda crisi del “sacro”, dove parlare di sacrificio degli affetti, di oblazione, di offerta totale, e in termini così radicali, sembra una follia. Ma se a qualcuno potrebbero far sorridere, storie come queste possono aprire e incoraggiare i cuori di tanti altri che anelano a servire Dio.
Gli ultimi anni di vita e di apostolato del nostro Padre Massimiliano sono trascorsi in Liguria, inviato lontano dalla sua parrocchia napoletana, ma lì come qui sempre dedito solo ed esclusivamente al ministero della Confessione che esercitava con passione, e al bene delle anime, forse anche ignorando il pericolo della contaminazione con un cinico coronavirus che di fatto ce lo ha portato via.
Pensandolo vicino alla Sua amata Maria Immacolata, noi ci ricorderemo e pregheremo sempre per lui, certi che lui farà altrettanto per noi, ottenendoci la materna benedizione di Maria Santissima sulle nostre e su tutte le famiglie.