PASSIONE
La Fede nelle tenebre. Il modello dell’Immacolata
dal Numero 14 del 9 aprile 2017
di Corrado Gnerre

A chi guardare nell’ora del buio e dello sgomento per alimentare la fede che viene scossa dalla tempesta? A Maria Santissima, a Colei che non ha mai cessato di credere nella Realtà divina e salvifica di quel tragico Venerdì Santo, e vuole comunicare ai suoi figli la stessa sua fede invincibile.

Il famoso teologo Padre Reginald Garrigou-Lagrange a proposito della fede così scrive nel suo Le tre età della vita interiore

«La fede è un poco come la notte che, pur circondandoci di tenebre, ci permette tuttavia di vedere le stelle, e per mezzo loro la profondità del firmamento. V’è qui un chiaroscuro di una bellezza meravigliosa. Per vedere le stelle è necessario che il sole si nasconda e che cominci la notte. Cosa strana! Nell’oscurità della notte il nostro sguardo si spinge assai più oltre che nella luce del giorno; di notte vediamo le stelle che si trovano ad enorme distanza da noi e che ci rivelano l’estensione immensa dei cieli. Di giorno non vediamo che a pochi chilometri di distanza, di notte vediamo a milioni di leghe».

Dunque, un paradosso vero: di notte, malgrado non vi sia la luce del sole, si riesce a guardare più lontano. Ma dove? Non certo sulla terra, bensì in alto, verso il cielo. Insomma, vi è una sorta di paradosso nel paradosso: non solo con le tenebre si può guardare più lontano, ma lo si può fare addirittura verso ciò che è più distante dalla vita dell’uomo: il cielo. 

Si tratta di un’immagine puntuale e – diciamolo francamente – anche poetica che pone e centra un’importante questione, quella della fede nelle tenebre. La fede quando nella vita tutto sembra andare per il peggio, quando tutto sembra volgere per il male, quando ci si sente terribilmente soli, quando Dio sembra non rispondere e figura come uno spaventoso e angoscioso “assente”. 

Nella teologia spirituale questa esperienza viene anche definita come “notte dello spirito”; ed è un’esperienza terribile ma decisiva per la santificazione dell’anima. Si tratta di una purificazione passiva indispensabile perché l’anima possa confermare la propria fedeltà a Dio. Un’esperienza in cui sul piano della suggestione sembra che tutto non abbia senso, e dove solo nel profondo della ragione resiste la convinzione che Dio c’è comunque, che Lui ha sempre tutto sotto controllo, che non c’è nulla da temere, anche se le passioni sconvolgono il vivere e la tempesta scuote. 

Pensiamo cosa dovettero vivere coloro i quali avevano riposto tutte le proprie speranze in Gesù e lo videro passivamente accettare insulti e sofferenze, farsi sbeffeggiare e infine crocifiggere. Senza che Questi reagisse, bensì accettando tutto. Gli Apostoli ancora non avevano ricevuto lo Spirito Santo che avrebbe chiarito ogni cosa, che avrebbe dato senso a tutto, che avrebbe illuminato in merito a ciò che si era verificato e a ciò che sarebbe in futuro accaduto. Pensiamo a come abbiano vissuto l’esperienza delle tenebre più profonde. 

Ci piace immaginare che per costoro fu decisivo sapere che qualcuno aveva comunque avuto il coraggio di accompagnare Gesù fino alla Croce. Che questi non solo non avevano avuto paura di esporsi, ma erano andati fin lassù, al patibolo, perché convinti che non stava finendo tutto, anzi. 

In questa situazione il vero modello è Maria Santissima. Ella non ha mai dubitato. Sotto la Croce, nel dolore più forte, nello strazio di una madre che vede il proprio figlio ridotto in quella maniera, l’Immacolata scorge lontano e sa che quel momento non è la fine di tutto, ma l’inizio di una Storia nuova. È la nascita della Vita, del Senso, di Tutto: perché è il ritorno dell’universo a Dio!

Ultimamente c’è una tendenza a credere che anche Maria sotto la Croce si sia fatta prendere dal dubbio. Ma non è così. Ella, affossata nelle tenebre, non ha mai perso la Fede. Anzi, la sua Fede si è fatta (qualora fosse possibile dirlo) ancora più forte. Non solo perché vedeva realizzarsi il dolore atrocissimo che già le era stato preannunciato (cf. Lc 2), ma anche perché in quella prova scorgeva le “stelle” del suo esserci. Quali stelle? Quelle di aver donato Colui che avrebbe offerto a tutti la salvezza. D’altronde il suo “fiat” alla Passione del suo amatissimo Figlio fu mosso proprio dal volersi conformare al volere di Dio e quindi dal desiderio di partecipare al progetto salvifico che doveva realizzarsi. 

Sotto la Croce c’era il buio. Ma l’Immacolata scorgeva lontano. Scorgeva le stelle splendenti del trionfo del Bene sul Male, della Grazia sul Peccato, della Vita sulla Morte. 

L’Immacolata era la Stella che scorgeva, nelle tenebre, le altre stelle... ed è per questo che Ella è Stella del mattino!

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