ATTUALITÀ
La Manifestazione per la Vita 2023
dal Numero 23 del 11 giugno 2023
di Francesca Romana Poleggi

Sabato 20 maggio migliaia di persone sono scese in piazza a Roma, sotto la pioggia, per gridare il proprio “Sì” alla vita e alla famiglia naturale! 

Ogni anno, da più di dieci anni, la “Manifestazione per la Vita” è sempre una festa. Quest’anno la passeggiata si è svolta al ritmo dettato da splendidi tamburini, tra gente colorata, giovani sacerdoti in talare che sfilavano insieme ai ragazzi, sguardi sereni, bambini, famiglie e anche persone di una certa età.
Gente venuta da tutta Italia, persino dall’Emilia Romagna, a prezzo anche di notevoli sacrifici; gente che è scesa in piazza per amore dei figli, delle mamme, dei papà e dei nonni. Gente che non ha avuto paura della pioggia, che però è stata certamente un deterrente per tanti: alcuni dicono che gli organizzatori hanno esagerato asserendo che c’erano 40mila persone (esagerano sempre, del resto, tutti gli organizzatori di tutte le manifestazioni di qualsiasi tipo).
Però quelli che hanno detto e scritto che eravamo in mille sono davvero menzogneri in mala fede: basta guardare le foto e i filmati che girano in rete per sbugiardarli.
Ma cosa ha mosso tante persone, ancora una volta? Perché siamo scesi in piazza nonostante tutto? 
Perché crediamo nella sacralità e nell’intangibilità del diritto alla vita, dal concepimento alla morte naturale; vogliamo la tutela e la promozione dei diritti della famiglia, quale società naturale fondata sul matrimonio; crediamo nel sacrosanto diritto dei genitori di istruire ed educare i figli senza ingerenze autoritarie da parte dello Stato. Siamo cioè sostenitori dei famosi – e troppo spesso dimenticati – “principi non negoziabili” che si radicano nei valori cristiani e umani comuni a tutti gli uomini e le donne di buona volontà, di ogni cultura che possa definirsi umana.
«Abbiamo visto il Paese reale scendere in strada e manifestare, gioiosamente, per una società che sia davvero a favore della vita, della natalità e della famiglia. Gli italiani, e questa piazza lo ha dimostrato, non vogliono sostegni per aborto, eutanasia, droghe e utero in affitto. Esattamente il contrario; abbiamo lanciato un messaggio inequivocabile: servono più incentivi, risorse e politiche per sostenere natalità, maternità, conciliazione lavoro-famiglia, lotta alle droghe e alle dipendenze, sostenere i disabili e le loro famiglie e contrastare derive aberranti come, appunto, l’utero in affitto e il suicidio assistito proposto ad anziani, persone fragili e disabili, per questo chiediamo inoltre di rafforzare l’assistenza sanitaria e le cure palliative», ha detto Massimo Gandolfini, presidente del “Family Day”.
«Le migliaia di persone che hanno sfilato oggi hanno testimoniato che nessuno deve essere lasciato indietro, per nessun motivo, dal nascituro all’anziano, passando per il fragile e le famiglie in difficoltà» ha aggiunto Maria Rachele Ruiu, di “ProVita & Famiglia”. Vogliamo che lo Stato faccia investimenti congrui e concreti per la famiglia, per la tutela della maternità e per la promozione della natalità, «e la notizia più bella è che investire sulla Famiglia e sulla Vita è una scommessa a vincita certa!», dice, ancora, Maria Rachele.
Eppure c’è chi non vorrebbe tener conto del popolo che ha sfilato a Roma il 20 maggio. C’è chi vorrebbe considerarlo una minoranza anonima, poco o nulla influente... Ma intanto le 120 associazioni, tra cui “ProVita & Famiglia”, che hanno partecipato all’organizzazione della manifestazione, prendono un nuovo slancio nelle loro azioni culturali, sociali e politiche, pensando a quei sorrisi, a qeulle carrozzine, a quei volti un po’ stanchi, ma sinceramente commossi quando a piazza San Giovanni hanno ascoltato la testimonianza di Margherita, dei genitori della piccola Rachele, di Irene. Persone che sono state a tu per tu con l’orrore dell’aborto: chi l’ha scampato, chi ne è rimasta travolta e ancora ne porta le ferite profonde e grida alle donne: “Non credete alla narrazione del mondo che prospetta l’aborto come la soluzione a un problema”. Perché la mentalità abortista, eugenetica, eutanasica, cioè la “cultura della morte”, che è andata dilagando in questi ultimi decenni può essere sconfitta nel momento in cui le persone si fermano a riflettere con la loro testa. Non è facile nell’era dei media e degli influencer votati al nichilismo e all’edonismo più sfrenato. Non è facile quando gli intellettuali e i libri di scuola remano contro.
Ma non ci importa. 
Noi vogliamo continuare a scendere in piazza per gridare a tutti la bellezza della vita e della famiglia naturale. Vogliamo continuare a essere apostoli e profeti del Bene e della Verità. E non ci importa neanche di essere 40mila, 10mila o mille: perché sono bastati dodici pescatori per cambiare il mondo: «Se Dio è con noi, chi sarà contro di noi?» (Rm 8,31).  

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