FEDE E CULTURA
Fatima e Casa Savoia. Una Storia sacra da ricostruire e ammirare
dal Numero 18 del 9 maggio 2021
di Cristina Siccardi /1

Tutti conoscono la mariofania portoghese di Fatima ma a pochi sono noti gli antefatti spirituali e storici accaduti in questa terra benedetta che rimontano i secoli e la uniscono mirabilmente e indissolubilmente a Casa Savoia.

Nell’economia della Storia della Salvezza, le apparizioni mariane hanno un loro preciso perché e costituiscono un punto fermo della teologia mariana. La Madonna, Corredentrice, che ha partecipato attivamente, fin dal suo «sì» al piano di Dio, tanto da divenire addirittura Madre di Dio, protegge, custodisce, intercede assiduamente per i suoi figli in terra e, di tanto in tanto, viene con tutto il suo amore materno, a ricordare al mondo, soprattutto attraverso creature innocenti, povere e semplici, le verità evangeliche di sempre, in particolare la via per liberarsi dai peccati e per arrivare in Paradiso. Fra tutte le dodici apparizioni mariane riconosciute dalla Chiesa, Nostra Signora di Fatima ha un significato ulteriore rispetto alle altre per la sua rilevanza temporale, ovvero, le apparizioni che avvennero nel piccolo paese portoghese non costituiscono un episodio circoscritto al 1917, ma si estendono nei secoli, prima e dopo il prodigioso avvenimento, come avremo modo di esaminare lungo gli appuntamenti che seguiranno. Inoltre, Fatima possiede un legame tutto speciale e ricchissimo di storia e di grazie celesti con Casa Savoia.

Maria Vergine si presentò in una terra cattolica tenacemente fedele a Cristo e alla Chiesa, ma particolarmente provata: nel passato a causa dell’invasione islamica e nei primi anni del Novecento – anche quando, nel 1917, i pastorelli Lucia dos Santos (1907-2005) ed i suoi cuginetti san Francesco (1908-1919) e santa Giacinta Marto (1910-1920) vennero chiamati a diffondere nel mondo i messaggi di Maria Santissima – a causa della Massoneria anticristiana e anticlericale. Tuttavia, non dimentichiamo che in Russia, in quello stesso anno, i Soviet di Lenin (1870-1924) presero il potere, instaurando un totalitarismo violento che diede avvio ad una spietata macchina persecutoria, provocando, nel corso del tempo, milioni e milioni di morti – secondo stime attendibili: 20 milioni in Unione Sovietica (1) –, ma pure molteplici martiri cattolici.

Proprio in quel tragico 1917, che anticipò di un anno la tragedia della Famiglia imperiale Romanov, trucidata dai Soviet il 17 luglio 1918 (Nicola II e i suoi cari furono canonizzati come portatori di passione dalla Chiesa ortodossa russa nel 2000: nell’ortodossia, un portatore di passione è un santo che non è stato ucciso a causa della sua fede come un martire ma è morto nella fede per mano dei suoi assassini), la Madonna apparve nel paese chiamato Fatima, un luogo già molto significativo per la storia della cattolicità, infatti, nella terra portoghese, secoli addietro, i lusitani avevano vinto i Mori, che miravano all’intera conquista della penisola iberica.

Il villaggio di Fatima nasce nel Medioevo e con un’incisiva presenza sabauda.

Il nome del Portogallo deriva da Portus Cale, termine dell’antico insediamento situato alle foci del fiume Douro. Gli antichi Romani iniziarono a conquistare questa terra intorno al 200 a.C., che venne successivamente invasa dai barbari (Visigoti e Suebi) e poi dagli arabi, islamizzando gran parte del territorio. L’unità nazionale arrivò soltanto nel XII secolo grazie al suo primo re, il cattolico Alfonso Henriques (1109-1185) e alla sua consorte, la regina Mafalda di Savoia.

Mafalda nacque nel 1125, undici anni prima della nascita del beato Umberto III di Savoia (Avigliana 1136-Chambéry 1189), in un luogo imprecisato e morirà a Coimbra il 4 novembre del 1157. Donna di forte personalità e di grande fede, figlia di Amedeo III di Savoia (1095-1148) di primo letto (un’Adelaide, non altrimenti conosciuta), fu la prima regina del Portogallo, dal 1146 sino alla sua morte, in quanto, per l’appunto, moglie di Alfonso I, detto il Conquistatore. Dopo il suo arrivo in Portogallo, iniziò ad essere chiamata Mafalda, per un’alterazione portoghese del nome Matilde, meglio ancora, dell’occitano Mahalt.

Mafalda, a seguito del matrimonio, celebrato proprio nel 1146, ricevette la signoria della piccola località denominata Canaveses, nei pressi di Valpaços. Nelle antiche carte documentarie, in quello stesso anno, viene citata insieme al marito («uxore mea Regina Dona Mafalda») a proposito di una donazione al monastero di Santa Croce di Coimbra, come descritto nella Terceira parte da monarchia lusitana (libro X, cap. XIX, p. 155).

Il sovrano cattolico Alfonso I, figlio di un nobile francese, divenuto conte del Portogallo, Enrico di Borgogna (1069 ca. -1112), affidò al suo eroico condottiero, don Gonçalo, il compito di difendere e liberare il Paese dal pericolo islamico. Quale premio della sensazionale e miracolosa vittoria ottenuta, il Sovrano concesse al fedele Gonçalo il privilegio di scegliersi in sposa la giovane più bella fra le musulmane prigioniere e il condottiero elesse Fatima, nome molto noto fra i Mori, visto che apparteneva alla figlia prediletta di Maometto (570 ca.-632). Il Sovrano concesse quelle nozze a patto che Fatima acconsentisse al matrimonio e si convertisse alla vera fede.

«E Fatima accettò entrambe le condizioni chiedendo solo che a introdurla nella nuova religione fosse la regina in persona della cui pietà tanto si parlava anche in campo arabo e venne volentieri accontentata. Mafalda accolse come una figlia la giovane, la istruì nella vera religione e quando Fatima ricevette l’acqua lustrale la regina stessa le impose il nome cristiano di Oureana» (2).

La catecumena Fatima ebbe per catechista la stessa regina Mafalda, che si legò alla giovane fortemente e maternamente, un’unione spirituale che perdurò fino al drammatico epilogo della vita di Oureana. L’idillio sponsale, infatti, fra lei e il marito ebbe breve durata: lei morì prematuramente e Gonçalo decise di ritirarsi a vita di preghiera e di penitenza nell’abbazia cistercense di Alcobaça. L’abbazia è uno dei primi edifici portoghesi legati all’Ordine cistercense: venne fondata nel 1153 e donata a san Bernardo di Chiaravalle (1090-1153), poco prima della sua morte, dallo stesso re Alfonso, per commemorare la vittoria sui musulmani a Santarém, nel marzo del 1147.

La creazione del monastero fece parte della strategia di Alfonso I di consolidare la propria autorità nel nuovo regno e per promuovere la colonizzazione delle aree recentemente conquistate durante la Reconquista. Gonçalo, ritirato nell’abbazia, per avere più vivo il ricordo dell’amata, ne fece trasferire la salma in una località vicina, che da lei prese il nome, Fatima. Come ben si sa, a Fatima, località appartenente al comune di Ourém, si trova il santuario mariano, precisamente sul sito della Cova da Iria, uno dei centri mariani più celebri al mondo.

La vicenda della terra benedetta di Fatima coinvolge persone e fatti diversi. Persone che si sono mosse e fatti che si sono verificati anche e sostanzialmente in tempi differenti. Si tratta di una sacra Storia, lunga e appassionante, fatta di profonda fede, di grande coraggio, dedizione, devozione e di inesausta speranza, dove il denominatore comune è l’unione tangibile fra Cielo e terra che qui, in questo piccolo, ma deflagrante e irradiante luogo, ha avuto e continua ad avere un dipanare di eventi di grazia divina. Grazie ai documenti storiografici, noi possiamo ricostruire questa sacra Storia, non ancora conclusa, come ebbe a dire papa Benedetto XVI, in pellegrinaggio a Fatima, il 13 maggio del 2010:

«Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa. Qui rivive quel disegno di Dio che interpella l’umanità sin dai suoi primordi: “Dov’è Abele, tuo fratello? [...] La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo!” (Gn 4,9). L’uomo ha potuto scatenare un ciclo di morte e di terrore, ma non riesce ad interromperlo. [...] Nella Sacra Scrittura appare frequentemente che Dio sia alla ricerca di giusti per salvare la città degli uomini e lo stesso fa qui, in Fatima, quando la Madonna domanda: “Volete offrirvi a Dio per sopportare tutte le sofferenze che Egli vorrà mandarvi, in atto di riparazione per i peccati con cui Egli è offeso, e di supplica per la conversione dei peccatori?” (Memorie di Suor Lucia, I, 162). [...] Possano questi sette anni che ci separano dal centenario delle Apparizioni affrettare il preannunciato trionfo del Cuore Immacolato di Maria a gloria della Santissima Trinità».

È vero, la missione profetica di Fatima, apertasi nel XII secolo con la regina Mafalda di Savoia e la sua protetta, che tenne a battesimo, non è conclusa, continua a sorprenderci e ad accompagnare i nostri giorni. Così, il 19 agosto 1999 venne ritrovata, fra le carte dell’archivio del monastero delle Domenicane di Alba, in provincia di Cuneo, fondato dalla beata Margherita di Savoia (1390-1464), della quale parleremo nel prossimo articolo, una straordinaria documentazione di cui si erano perse le tracce a causa delle soppressioni religiose subite per mano delle autorità civili. Quelle carte rivelano che Casa Savoia, nel XV secolo, venne informata non solo sulle future apparizioni di Fatima, ma apprese anche gli annunci mariani circa i castighi che si sarebbero abbattuti sull’umanità.

/ continua

Note

1) Stéphane Courtois, Il libro nero del Comunismo, Éditions Robert Laffont, Parigi 1997.

2) R. Riparbelli, I Savoia sul trono di Cristo, Commissions Historique et Spiritualité, l’Association Internationale Reine Hélène, 1995, p. 90; C. Siccardi, Casa Savoia e la Chiesa. Una grande, millenaria Storia europea, Sugarco, Milano 2020, p. 49.

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