RELIGIONE
Quando trionferà il Cuore Immacolato di Maria?
dal Numero 20 del 23 maggio 2021
di Fra Pietro Pio M. Pedalino

Il “Trionfo del Cuore Immacolato” è una promessa celeste da custodire, una speranza da coltivare in noi non con “spirito apocalittico” ma in una dimensione di “attesa escatologica”, ossia in quell’atteggiamento spirituale proprio di ogni fedele che vive nel tempo inaugurato dall’Incarnazione di Cristo e si interroga sui “segni dei tempi” in cui vive, come Gesù lo esorta a fare nel Vangelo.

Quando trionferà il Cuore Immacolato di Maria? Questa, probabilmente, è la questione più interrogativa di tutte le altre relative a questo tema e ad essa è molto difficile rispondere con certezza, anche se la soluzione a questo quesito è quella che più ci piacerebbe avere...

Bisogna subito dire che se non è impossibile – riflettendo alla luce dei “segni dei tempi” – raggiungere una certa approssimazione e plausibilità circa un determinato momento storico, resta però impossibile determinare con certezza inoppugnabile la data e l’ora in cui Dio interverrà per compiere le sue promesse.

È assolutamente necessario conservarsi in questa prudenza. Non sarà mai possibile ridurre del tutto una certa indeterminatezza perché il principio dell’incertezza riguardo al tempo e all’ora della parusìa (e, in senso analogico, al tempo di grandi e straordinarie manifestazioni della divina giustizia e misericordia quale sarà il Trionfo del Cuore Immacolato) è affermato dalla Sacra Scrittura e ribadito dalla Tradizione perenne della Chiesa. In certo senso, anche per il nostro quesito, vale sempre per il cristiano il saggio ammonimento paolino: «Ora vi preghiamo, fratelli, riguardo alla venuta del Signore nostro Gesù Cristo e alla nostra riunione con lui, di non lasciarvi così facilmente confondere e turbare, né da pretese ispirazioni, né da parole, né da qualche lettera fatta passare come nostra, quasi che il giorno del Signore sia imminente» (2Ts 2,1-2).

È sempre valido il perentorio divieto stabilito nel 1516 dal Concilio Lateranense V: «A tutti coloro che esercitano l’ufficio della predicazione o che l’eserciteranno in futuro, comandiamo che, nelle loro prediche o affermazioni, non presumano di fissare un tempo determinato per i mali futuri, sia per la venuta dell’Anticristo sia per il Giudizio finale [...]. Quando alcuni hanno osato asserire tali cose, è accaduto che, per colpa loro, un gran danno è stato arrecato all’autorità di coloro che predicano saggiamente» (1).

Questo perché Dio, nella sua sapienza, ha scelto di non rivelare in modo definito e definitivo i tempi che ha stabilito per l’attuazione dei suoi piani di giustizia e misericordia per l’umanità, i quali vanno attesi nella fede, nella speranza e nella operosa carità.

Se ciò è vero, è vero anche, però, che Dio si degna di donare segni chiari per permettere ai suoi figli di cogliere il sopraggiungere dei suoi epocali interventi. Si tratta di segni, tuttavia, che per essere compresi devono essere “letti tra le righe” – per così dire – perché possono facilmente sfuggire o essere travisati da chi non è avvezzo al linguaggio di Dio o non si trova nelle disposizioni spirituali adatte. È quanto insegna il Signore quando avverte: «Quando si fa sera, voi dite: Bel tempo, perché il cielo rosseggia; e al mattino: Oggi burrasca, perché il cielo è rosso cupo. Sapete dunque interpretare l’aspetto del cielo e non sapete distinguere i segni dei tempi?» (Mt 16,2-3).

È importante, quindi, saper interpretare i segni dei tempi, cioè quell’azione che lo Spirito Santo sempre nuovamente svolge in ogni stagione della storia per indicare la presenza del Risorto nella vita della Chiesa e per la salvezza degli uomini. Ancora più semplicemente, potremmo definirli l’interpretazione teologica della storia contemporanea. Essi sono il linguaggio dello Spirito Santo che interviene in modo sorprendente e inaspettato, scardinando le tranquille e sclerotiche certezze e pianificazioni umane.

Dio concede sempre agli uomini segni dei tempi in modo che a nessuno il suo intervento “piombi addosso all’improvviso” (cf. Lc 21,34) e possa essere preparato dalle anime credenti che adorano, sperano e amano Dio (2), così da essere pronte, con le disposizioni che convengono per ricevere i frutti di grazia di cui quell’evento è portatore e per sopportare con pazienza, fortezza, fede e sottomissione al volere di Dio le grandi prove che dovranno precederlo.

L’“attesa escatologica” – che porta con sé le disposizioni ideali che preparano alla venuta del Signore – lungi dal confondersi col fanatismo, con l’“apocalitticismo”, è un atteggiamento cristiano genuino che i credenti di ogni epoca dovrebbero tenere vivo; esso è profondamente pedagogico, dal momento che «presuppone che il cristiano abbia un “sensus fidei” e un senso della trascendenza capaci di sollevargli l’animo dalla soffocante trama delle contingenze storiche e dei meccanismi sociali, in modo tale da capire che questo mondo terreno, e tanto più questa società moderna, per quanto possano sembrare solidi e stabili, in realtà sono fragili e precari, sono come uno “spettacolo” che può concludersi inaspettatamente e rapidamente: “Passa infatti la scena di questo mondo!” (1Cor 7,31)» (3).

È il Magistero della Chiesa che ce lo insegna, ricordandoci che «il tempo presente [...] inaugura i combattimenti degli ultimi tempi (cf. 1Gv 2,18; 4,3; 1Tm 4,1). È un tempo di attesa e di vigilanza (cf. Mt 25,1-13; Mc 13,33-37) [...]. Questa venuta escatologica [di Cristo] può compiersi in qualsiasi momento (cf. Mt 24,44; 1Ts 5,2) [...]. La venuta del Messia glorioso pende su ogni momento della storia (cf. Rm 11,31)» (4).

In questo senso e per queste ragioni, la vigilanza nella speranza del compimento della “venuta del Signore” – sia essa la sua venuta finale nella gloria (di cui parlano il Vangelo e il Catechismo) o quella intermedia nella grazia attraverso una parziale ma potente manifestazione del suo Regno sulla terra –, deve trovare spazio nei cristiani di oggi (soprattutto di oggi!) perché la situazione presente può effettivamente preludere ad una manifestazione del Cristo, come Giudice prima che come Restauratore. A questo bisogna costantemente tenersi pronti ed essere preparati.

Vivendo in tempi critici, il fedele deve essere una sentinella che scruta l’orizzonte del futuro e star sempre pronto ad ogni possibile eventualità. Sant’Agostino ammonisce tutti sulla necessità di questa vigilanza dello spirito collegando la duplice preparazione al Giudizio universale e al Giudizio particolare. È la stessa prontezza che si richiede per entrambe: «Ogni cristiano deve vegliare affinché il ritorno del Signore non lo trovi impreparato, e impreparato sarà trovato dal Signore chiunque sarà impreparato per l’ultimo giorno della propria vita».

L’atteggiamento contrario, invece, è estremamente dannoso e pericoloso e va scongiurato ad ogni costo perché «la sonnolenza dei discepoli rimane nel corso dei secoli l’occasione favorevole per il potere del male. Questa sonnolenza è un intorpidimento dell’anima che non si lascia scuotere dal potere del male nel mondo [...], è una insensibilità che [...] si tranquillizza col pensiero che tutto, in fondo, non è poi tanto grave, per poter così continuare nell’autocompiacimento della propria esistenza soddisfatta. Ma questa insensibilità delle anime, questa mancanza di vigilanza [...] conferisce al Maligno un potere nel mondo» (5).

Il principio dell’incertezza della data e dell’ora riguarda, così, in senso diretto-proprio la venuta dell’Anticristo e la conseguente Parusìa finale di Cristo Giudice ma anche, in senso indiretto-improprio, l’Era di pace universale di Cristo attraverso Maria con ciò che la precederà poiché essa «ne costituisce una prefigurazione storica (6). L’odierna crisi della Chiesa prefigura la finale apostasia generale; l’odierna persecuzione anticristiana prefigura quella che colpirà i fedeli degli ultimi tempi; i recenti precursori dell’Anticristo lo prefigurano come possibilità futura; i castighi minacciati dalla Madonna a Fatima prefigurano quelli che provocheranno la fine del mondo. Ma proprio la somiglianza tra il nostro tempo e quello apocalittico ci conferma l’imminenza di un’epoca storica che vedrà un trionfo della Chiesa tale da prefigurare (sia pure debolissimamente) il finale e definitivo trionfo della “Gerusalemme Celeste” nella beata eternità» (7).

Questi sono certamente segni dei tempi assolutamente validi per presagire un’imminenza del compimento delle profezie riguardanti il Trionfo del Cuore Immacolato, ossia la “Grande Restaurazione”, predetta da molti santi e mistici di ogni tempo e che non cessiamo di sospirare, attendere, preparare: Adveniat regnum tuum, Domine. Adveniat per Mariam! 



Note

1) Concilio Lateranense V, Bolla Supremae maiestatis, 19 dicembre 1516, sessione XI.

2) Cf. Memorie di Suor Lucia, Secretariado dos Pastorinhos, Fatima 20058, p. 77 (prima preghiera che l’Angelo del Portogallo insegnò ai veggenti di Fatima).

3) G. Vignelli, Fine del mondo? O avvento del Regno di Maria?, Fede & Cultura, Verona 2013, p. 25.

4) Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 672-674.

5) Benedetto XVI, Gesù di Nazareth, LEV, Città del Vaticano 2011, pp. 172-173.

6) Il fenomeno per cui molti fatti e personaggi della Storia sacra prefigurano quelli futuri è studiato da quel ramo della Teologia che si chiama Tipologia: cf. J. Danielou, Sacramentum futuri, Desclée de Brouwer, Paris 1974.

7) G. Vignelli, Fine del mondo? O avvento del Regno di Maria?, p. 56.

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