RELIGIONE
Evangelium vitae. L’enciclica più attuale del Magistero morale di Giovanni Paolo II
dal Numero 19 del 16 maggio 2021
di Fabrizio Cannone /1

Ripassiamo attraverso il metodo semplice delle domande e risposte i contenuti dell’enciclica forse più censurata e misconosciuta del santo Pontefice polacco, la quale assume oggi, ben più che 25 anni fa, un valore di immane portata etica, antropologica e persino “politica”.

L’aborto diretto e procurato, e soprattutto la sua iniqua legalizzazione, resta, all’inizio del Terzo millennio dalla Redenzione, una delle ferite più gravi alla dignità umana, alla pace tra i popoli e nelle famiglie, uno degli attacchi più forti e radicali alla verità del Vangelo, e infine una delle aberrazioni più mostruose che abbia mai concepito l’umanità, dal peccato di Adamo ai nostri giorni.

Tutte le tragedie che la storia ci presenta, e non sono poche, tutti i cosiddetti “crimini contro l’umanità” che furono compiuti in epoca moderna a partire dalla Rivoluzione francese e la sua invenzione del terrorismo di Stato (preceduto dalle violenze degli eretici, specie riformati), e poi superato in qualità e quantità soprattutto dal totalitarismo comunista, tutto ciò sembra davvero poca cosa rispetto alla “legalizzazione” dell’aborto e al suo primo miliardo di omicidi in soli 50 anni di storia.

Moltissime cose potrebbero dirsi sul tema aborto, così come sul furto, sullo stupro, sul tradimento, sulla menzogna, sull’odio e in generale sul male, potenza misteriosa – ma non invincibile – che dal primo peccato ha letteralmente invaso il cuore degli uomini, raggiungendo, grazie alla secolarizzazione e all’ateismo, le punte massime di dispiegamento e di trionfo, negli ultimi 3 secoli.

C’è però una differenza tra i comuni crimini e l’aborto, il crimine forse più odioso in assoluto: se gli Stati e le società contemporanee, di qualunque religione, irreligione e cultura, puniscono, per garantire il minimo di bene comune e la convivenza, ogni forma di violenza ai danni del prossimo (come l’omicidio, il rapimento, il furto e la calunnia), l’aborto al contrario (come il divorzio, la bestemmia, l’oscenità e altre cose di cui a proposito evitiamo di parlare qui) è stato “legalizzato”. Si immagini una società così barbara e tribale, o così moderna, da permettere al cittadino di impossessarsi impunemente di ciò che appartiene ad altri. Ebbene quella società, in assenza di giustizia minima, crollerebbe, o potrebbe reggersi solo grazie alla legge della forza (in assenza della giustizia e della forza della legge): così una mafia o una banda criminale ben organizzata ruberebbe tutto il rubabile e non permetterebbe ad altri di fare lo stesso. Questa mafia, per quello che riguarda il bene sommo dell’uomo che è la vita, esiste e si identifica, materialmente e formalmente, con quei parlamenti e quelle autorità politiche (di fatto) che hanno dichiarato legale il genocidio dei nascituri.

Ma un’autorità che legalizza, fosse pure con l’appoggio della presunta maggioranza dei cittadini, un male immenso come la soppressione libera, discrezionale, volontaria e ripetuta dell’essere più innocente che esiste nel corpo sociale, cessa al momento stesso di essere una vera autorità, trasformandosi all’istante in mafia, tirannia e sopruso. Le leggi che essa propone e impone ai cittadini diventano dunque violenza e l’opposizione ad esse merita il nome di lotta per la libertà. Anche senza ricorrere alla teoria comunemente ammessa dalla teologia morale circa il tirannicidio – che partecipa della legittima difesa individuale e collettiva contro l’aggressore malvagio – è d’uopo ricordare che la legge ha valore in quanto si conforma alla legge di natura o legge di ragione. La contraddizione insanabile tra legge di natura, conforme alla ragione, e legge positiva, crea nel cittadino il diritto-dovere di opporsi allo Stato tiranno, anche se detto democratico o legittimo.

Questi concetti e molti altri sono chiariti in modo splendido nella celebre enciclica Evangelium vitae, che nel 2020 ha compiuto esattamente 25 anni. 25 anni che hanno cambiato poco le cose nella realtà effettuale – il crimine legalizzato è divenuto quasi universale e i suoi oppositori latitano – ma anche 25 anni che ci hanno preparato alla lotta e alla tenacia, non solo insegnandoci la gioia incompresa collegata alla “nobiltà della sconfitta”, ma soprattutto spronandoci a sognare un mondo migliore in cui la Legge di Dio torni a regnare nei cuori e negli Stati, e in cui i suoi perfidi oppositori si pentano del male compiuto, espiino pubblicamente i propri peccati e siano infine al nostro fianco nella difesa della vita umana e della verità.

«Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza» (Gv 10,10): Giovanni Paolo II parte da questa citazione per illustrare «il valore incomparabile della vita umana». La vita a cui si riferisce la pericope evangelica «va ben oltre le dimensioni della sua esistenza terrena» (n. 2), ma la stessa vita eterna ha la sua origine e la sua possibilità nella vita corporale, negata ai bambini abortiti. Se come insegna il Pontefice «ogni uomo sinceramente aperto alla verità e al bene, con la luce della ragione» può riconoscere «il valore sacro della vita umana dal primo inizio fino al suo termine» (n. 2), ciò significa che politici, ideologi, intellettuali, persino uomini di certe religioni tutti uniti dal disprezzo per la vita umana, sono chiusi alla verità e al bene. E come direbbe Gesù, hanno «il diavolo per padre» (Gv 8,44). Secondo il Papa sul diritto alla vita si fonda «l’umana convivenza e la stessa comunità politica» (n. 2): dunque le democrazie abortiste sono, almeno da vari decenni, forme di sopruso ben organizzato e non più “comunità politiche”.

Secondo il Pontefice, nell’età contemporanea la difesa del Vangelo della vita «si fa particolarmente urgente per l’impressionante moltiplicarsi delle minacce alla vita delle persone e dei popoli» (n. 3). Questo aspetto del Magistero è comunemente sottaciuto: l’era contemporanea, neppure in ciò che simbolicamente la caratterizza maggiormente, cioè la teorica difesa dei diritti umani, ha costituito un progresso. Essa fa correre alle persone e ai popoli minacce crescenti: di quali diritti dell’uomo allora vanno blaterando i teologi neoterici tutti tesi a esaltare la modernità occidentale per contrapporla all’oscuro passato cristiano europeo? Aumentano i delitti, non i (veri) diritti!

Ma secondo il Papa la malizia che ogni crimine porta con sé, va aumentando non solo per l’aumentare quantitativo dei delitti, ma per una nuova eversiva componente: «Larghi strati dell’opinione pubblica giustificano alcuni delitti contro la vita in nome dei diritti della libertà individuale» (n. 4). La differenza col passato cristiano è evidente agli occhi del Pontefice: «Scelte un tempo unanimemente considerate come delittuose e rifiutate dal comune senso morale [come l’aborto, l’eutanasia, il suicidio, il divorzio e l’abbandono dei figli, l’omosessualità, la perversione, la droga], diventano a poco a poco socialmente rispettabili» (n. 4). Chiaro? La cristianità considerava delitti i delitti, e immorale l’immoralità (per questo va rimpianta, non per altro...). La modernità chiama diritti i delitti, e bene il male!

Vediamo, attraverso la forma letteraria del catechismo a domande e risposte, i contenuti dell’enciclica Evangelium vitae, forse il documento più censurato, occultato, misconosciuto e rigettato del pontificato di Giovanni Paolo II.


1) Perché un’enciclica in difesa della vita, alla fine del XX secolo?

Sia perché «il Vangelo della vita sta al cuore del messaggio di Gesù» (n. 1), sia perché «oggi questo annuncio si fa particolarmente urgente per l’impressionante moltiplicarsi e acutizzarsi delle minacce alla vita delle persone e dei popoli, soprattutto quando essa è debole e indifesa» (n. 3).


2) C’è un legame tra aumento di minacce alla vita umana e modernità?

«Con le nuove prospettive aperte dal progresso scientifico e tecnologico nascono nuove forme di attentati alla dignità dell’essere umano, mentre si delinea e si consolida una nuova situazione culturale, che dà ai delitti contro la vita un aspetto inedito e – se possibile – ancora più iniquo» (n. 4).


3) Qual è questo aspetto, inesistente in passato e oggi così preoccupante, tanto da far decadere ogni idea di progresso reale dell’umanità?

Esso consiste nel fatto che «larghi strati dell’opinione pubblica giustificano alcuni delitti contro la vita in nome dei diritti della libertà individuale» (n. 4).


4) Dunque dietro la filosofia dei cosiddetti “diritti dell’uomo” c’è il nichilismo etico?

Sì, e tale filosofia serve per legalizzare il delitto, mostrando così il suo vero volto di ideologia criminale devastante. «Il fatto che le legislazioni di molti Paesi [...] abbiano acconsentito a non punire o addirittura a riconoscere la piena legittimità di tali pratiche contro la vita [come l’aborto e l’eutanasia] è insieme sintomo preoccupante e causa non marginale di un grave crollo morale» (n. 4).


5) Qual è la differenza tra la situazione odierna, segnata dall’avvento delle democrazie relativiste, e quella tipica delle società cristiane di un tempo?

La società cristiana sta alla società moderna come la verità all’errore, la virtù al vizio, la luce alle tenebre, infatti «scelte un tempo unanimemente considerate come delittuose e rifiutate dal comune senso morale [come l’aborto nei tempi di cristianità], diventano a poco a poco socialmente rispettabili [negli Stati detti laici]» (n. 4).


6) Che paragone instaura il Pontefice tra Caino e gli odierni abortisti?

«Come nel primo fratricidio, in ogni omicidio [come l’aborto] viene violata la parentela “spirituale”, che accomuna gli uomini in un’unica grande famiglia» (n. 8).


7) Il delitto dei nuovi Caino abortisti deve essere punito, oppure in nome della misericordia divina, bisogna “tollerare” e “legalizzare”?

Secondo Giovanni Paolo II, «dopo il delitto, Dio interviene a vendicare l’ucciso» (n. 8). «Dio non può lasciare impunito il delitto» (n. 9): anzi, proprio da questo episodio, «la Chiesa ha ricavato la denominazione di “peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio” e vi ha incluso, anzitutto, l’omicidio volontario» (n. 9). Contro la logica al ribasso dei modernisti che negano ogni punizione di Dio verso i peccatori, sia sulla terra, sia ancora meno nell’aldilà, il Papa ricorda che «Caino è maledetto da Dio [...]. Ed è punito» (n. 9). I legislatori evidentemente debbono ispirarsi a Dio, non alle mode. 

/ continua

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