CATECHESI
Fatima: catechesi di Maria | L’appello all’intimità con la SS. Trinità
dal Numero 20 del 22 maggio 2022
di Don Leonardo M. Pompei

Il rapporto tenerissimo e intimissimo che Gesù aveva con il Padre è il parametro a cui deve ispirarsi il nostro rapporto con Dio. La profonda adorazione che è dovuta alla maestà infinita di Dio, deve sempre coniugarsi con la dolce intimità di Colui che possiamo e dobbiamo chiamare non solo “Padre” ma addirittura “Papà”.

La prima parte della preghiera dell’angelo di Fatima pronunciata con il Calice e l’Ostia in mano era diretta a formulare un atto di profonda adorazione – anzi di vero e proprio culto latreutico – alla Santissima Trinità: «Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, vi adoro profondamente». Dopo aver approfondito la seconda parte di tale preghiera – dedicata all’amore all’eucaristia e alla necessità di riparare indifferenze, abusi, profanazioni e sacrilegi – suor Lucia dedica l’undicesimo capitolo del suo testo a focalizzare come vivere una vita di profonda intimità adorante con il nostro Dio uno e trino.

L’unità e trinità di Dio, infatti, è il primo e fondamentale mistero della nostra Fede. Noi crediamo fermamente e adoriamo un Dio che è uno nella natura e trino nelle persone, uguali e distinte. La Santissima Trinità è l’origine di tutto ciò che è ed ha lasciato segni e vestigia di sé in tutto ciò che ha fatto. Anzitutto nella stupenda e immensa opera della Creazione, che nella sua variegata bellezza e nei suoi infiniti misteri, fa rifulgere e risplendere la divina bellezza in infinite sfaccettature. Ma è soprattutto nella creazione dell’uomo che la Santissima Trinità ha sfoggiato il meglio di sé, imprimendo non solo le proprie vestigia e non solo la propria immagine ma addirittura anche la propria somiglianza. Nella tripartizione (di origine paolina) dell’uomo in “spirito, anima e corpo” (cf. 1Ts 5,23), così come nelle sue tre potenze spirituali – intelletto, memoria e volontà –, la Tradizione cristiana ha visto chiaramente impresso il sigillo della Santissima Trinità e grandi teologi del calibro di sant’Agostino e san Tommaso d’Aquino hanno lasciato perle di rara sapienza commentando i segni della presenza trinitaria nel capolavoro e vertice della creazione, che è appunto l’uomo. La Trinità, tuttavia, è stata pienamente rivelata a noi nella Sacra Scrittura, fin dall’Antico Testamento che pur essendo incentrato sulla rivelazione dell’unità e unicità di Dio, conteneva già vari prodromi e allusioni più o meno implicite al mistero trinitario. Tuttavia la pienezza della Rivelazione del mistero trinitario è avvenuta solo dopo l’Incarnazione del Figlio che chiamando Dio chiaramente ed esplicitamente “Padre” e dichiarandosi apertamente il Figlio di Dio ha condotto l’umanità alla conoscenza del grande mistero trinitario. In particolare è nel Vangelo di san Giovanni che emerge con assoluta chiarezza e completezza questo mistero dell’identità e della vita intima di Dio, grazie agli espliciti riferimenti che Gesù fa, oltre che al suo particolarissimo rapporto col Padre, al dono dello Spirito Santo riservato ai credenti e alle operazioni che Questi avrebbe compiuto nei cuori di chi lo avrebbe accolto (cf. Gv 14-16).

Il rapporto tenerissimo e intimissimo che Gesù aveva con il Padre è il parametro a cui deve ispirarsi il nostro rapporto con Dio. La profonda adorazione che sempre è comunque dovuta all’altezza e alla maestà infinita del Dio tre volte santo, deve sempre coniugarsi con la dolce e tenera intimità di Colui che possiamo e dobbiamo chiamare non solo “Padre” ma addirittura “papà” (“Abbà”, cf. Rm 8,15) in modo analogo a come Gesù, che del Padre è figlio per natura e non solo adottivo come noi, si rivolgeva a Lui (cf. Mc 14,36). Leggiamo nel testo di suor Lucia: «Vediamo che Gesù chiede al Padre la nostra unione con la Santissima Trinità: “Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola” (Gv 17,21). Proprio questa è la nostra vita soprannaturale, perché essere in Dio è vivere la vita di Dio: Dio presente in noi e noi immersi in Dio. Questa vita di intima unione con Dio, a volte presentata come difficile e triste, è invece semplice, gioiosa e felice, come dice Gesù Cristo: “Perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia” (Gv 17,13). La gioia di fare la volontà di Dio, di far piacere a Dio, conservando e osservando la sua parola: “Essi hanno osservato la tua parola. Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te, perché le parole che hai dato a me io le ho date a loro;?essi le hanno accolte” (Gv 17,6-8). Crediamo in Dio, riceviamo la sua parola, e abbiamo in noi la pienezza della gioia divina» (1). «La nostra grandezza è immensa: siamo stati scelti da Dio, siamo protetti da Dio, siamo santificati dalla presenza di Dio per la lode della sua gloria, siamo tabernacoli viventi dove abita la Santissima Trinità, siamo la casa di Dio e la porta del cielo! O Santa Trinità che adoro, che amo e alla quale canterò lode eterna! In me, tu sei luce, sei grazia, sei amore! Mi immergo in te e mi inabisso nell’amore del tuo essere» (2).   

 

Note

1) Suor Lucia di Fatima, Gli appelli del messaggio di Fatima, Libreria Editrice Vaticana, p. 112.

2) Ivi, p. 114.

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