Dopo l’anno di noviziato ed un breve periodo trascorso a Cerignola, fui assegnato alla famiglia religiosa di Pietrelcina come fratello laico addetto alla questua.
Il mio entusiasmo, per aver emesso i voti solenni e per essermi consacrato a Dio nell’Ordine dei Frati Minori cappuccini, fu sottoposto a dura prova. Quale umiliazione rappresentava per me andare di porta in porta, con la bisaccia sulle spalle, nel paese in cui ero nato e vissuto ben 24 anni, stendere la mano e chiedere la carità di un po’ di pane, di olio, di formaggio o di un pugno di noci! L’avrei fatto volentieri dappertutto tranne che tra la mia gente.
Prima di raggiungere a Pietrelcina il Convento aperto da soli tre mesi, mi recai a San Giovanni Rotondo ed esternai al Padre l’intima sofferenza che mi tormentava. Padre Pio ascoltò i gemiti del mio cuore poi, abbracciandomi forte con affetto paterno e materno insieme, mi disse: «Figlio mio, fa’ quello che ti dicono i superiori. Farai la volontà di Dio e ti troverai bene. Vai tranquillo. Io ti starò sempre vicino e lo sguardo di san Francesco sarà sempre sopra di te». Quelle parole mi infusero tanto coraggio. Ero fortemente allettato dalle assicurazioni e dalle promesse che contenevano: «Io ti starò sempre vicino... Lo sguardo di san Francesco sarà sempre sopra di te...». Erano assicurazioni e promesse che si aggiungevano ad un’altra, fattami qualche anno prima e che avevo serbato gelosamente nel cuore: «Da me ciò che vorrai avrai...». Tutte mi imponevano ubbidienza ed infinita riconoscenza.
Mi rendevo conto sempre più della grandezza del Padre, della potenza delle sue preghiere, della portata delle sue dichiarazioni.
Partii alla volta del mio paese. Lungo il percorso mi chiedevo quali disegni Padre Pio avesse su di me o quale smisurato affetto mi portasse, considerate le più che incoraggianti dichiarazioni fatte alla mia povera, indegna persona. Come avrei potuto non aderire a ciò che mi chiedeva?
Decisi allora di iniziare la mia vita religiosa a Pietrelcina con un gesto che davvero mi costasse, quasi per dimostrare intimamente al Padre non solo obbedienza ma tutta la mia gratitudine. Con la bisaccia sulle spalle, bussai per prima alla porta della casa paterna. Aprì mia madre che, appena mi vide con la mano tesa, scoppiò a piangere. Provai un indescrivibile strazio poi la voce paterna mi giunse, rinfrancandomi: «Tratta bene il mio monaco». Entrai per abbracciar il caro genitore ma lo trovai a letto. Aveva la febbre. Era tornato da poco da San Giovanni Rotondo. Chiesi notizie del Padre. Mi raccontò che dopo la Confessione, aveva risposto: «Ci rivedremo nell’Aldilà. Salutami il nostro paese». Rimasi turbato. Salutai i miei genitori e li ringraziai per tanta loro generosità giacché avevano riempito la mia bisaccia.
Conoscevo certo modo di rispondere del Padre e, ritornando in convento, mi chiedevo cosa avesse voluto dire. Quella sera stentai a prendere sonno. L’indomani, all’alba venne a chiamarmi mio cugino Cosimo. Lungo la strada mi disse che mio padre, a mezzanotte, aveva tentato di alzarsi dal letto, desideroso di prendere un po’ d’aria, ma un attacco cerebrale l’aveva stroncato.
Piansi in silenzio e ripensai a Padre Pio ed al significato delle sue parole: «Ci rivedremo nell’Aldilà».
Alla cerimonia funebre parteciparono numerosi frati. Dopo otto giorni chiesi ed ottenni il permesso di andare da Padre Pio. Egli mi accolse con tanto affetto, mi diede le condoglianze e, alla domanda se mio padre stesse o meno in Paradiso, rispose: «Era figlio della colpa. Deve scontare la pena».
Capii che si trovava in purgatorio e domandai: «Padre, posso dire alla mia famiglia di far celebrare in suo suffragio le Messe gregoriane?». Rispose: «Se la tua famiglia è nelle condizioni di farle celebrare, dillo pure!».
Tornai a Pietrelcina. Ripresi ad andare in paese e nelle campagne per la questua ed offrii ogni passo, ogni fatica, ogni mortificazione secondo un’unica intenzione: suffragare l’anima benedetta di mio padre.
Dopo qualche mese Padre Pio chiamò fra’ Giovanni Iammarrone, mio confratello di noviziato, per quest’incarico: «Di’ a fra’ Modestino che suo padre è salvo. Si è salvato per le sue preghiere e per le sue intenzioni. Ora è in Paradiso».
Fra Modestino da Pietrelcina,
Io... testimone del Padre,
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