La Chiesa raccomanda di meditare sui Novissimi: morte, Giudizio, inferno, Paradiso. Sono passaggi obbligatori i primi due; è spaventoso l’inferno, è necessario il Paradiso. Gesù con l’Incarnazione, la Morte e la Risurrezione ha costruito il ponte per farci balzare dalla nostra vita terrena alla Beatitudine eterna. Ora tocca a ciascuno di noi fare la propria parte.
Gesù ha messo a nostra disposizione la fede, la grazia e la misericordia. Ci esorta a fare penitenza per non correre il rischio di perderci. E penitenza significa per noi battezzati “conversione continua”. Mezzo e fine di tale conversione è anche la consacrazione religiosa. Per me si aggiunge pure il Sacerdozio. Tornano in mente le esortazioni del Vangelo e dell’apostolo san Paolo, ma anche la Regola francescana, che io ho professato. Aggiungo che io avevo dinanzi a me l’esempio di Padre Pio, immagine vivente di Gesù Crocifisso. È come avere davanti una finestra aperta da dove puoi guardare l’orizzonte sconfinato o il cielo stellato.
In me si era fatto assiduo il pensiero del Giudizio divino, severo e inappellabile, ed anche il timore di espiare nell’Aldilà.
Nel Purgatorio le pene sono severe e l’attesa è tormentata per rimorso e sofferenza. Queste considerazioni mi spinsero a rivolgere una fervida preghiera alla Madre di Gesù: «Madre mia, di’ a Gesù che il Purgatorio voglio farlo quaggiù, affinché quando chiuderò gli occhi alla scena di questo mondo, io possa riaprirli di là per vedere Gesù».
Mi aspettavo senza dubbio prove dure, ma in realtà mi apparvero insormontabili. Tutti sembravano avere qualcosa contro di me. Tutto mi si abbatteva addosso come una bufera infernale: solitudine, avversione, angoscia mi stringevano in una morsa gelida. Con i giorni dimenticai quella preghiera e piombai in una confusione totale. Quando mi sentii del tutto perso sembrò uscire il sole. Mi tornò pace e serenità. Non sapevo che spiegazione darmi, ma capivo che il Signore mi era venuto in aiuto.
Finalmente posso correre da Padre Pio. Era tardi quando giunsi in convento. La mattina potei abbracciarlo. Gli chiesi di confessarmi.
Al termine mi disse: «Figlio mio, non ricordi che hai chiesto tu alla Madonna di soffrire? Io ho visto che tu un po’ camminavi e un po’ ti fermavi. Allora ho detto: “Fammi andare da questo qua”».
Al suo arrivo dunque era tornato il sereno nel mio spirito.
Padre Guglielmo Alimonti OFMCap,
I miei giorni con Padre Pio,
pp. 97-98, 117-119