I FIORETTI
San Michele... per vincere la superbia!
dal Numero 40 del 12 ottobre 2014

Padre Gabriele Bove da Campobasso diceva che, tra i motivi per cui Padre Pio ricorreva all’intercessione di san Michele, ve n’era uno in particolare: quello di essere aiutato a rimanere nell’umiltà fra i tanti doni di cui il Signore lo ricolmava.
Citava un episodio. Discepolo del Padre che lo accolse a San Giovanni Rotondo nell’ottobre 1928, era diventato sacerdote il 12 giugno 1941, ma gli eventi bellici non gli avevano consentito di rivedere il suo amato Direttore spirituale. Nel 1945 finalmente, approfittando di un mezzo di fortuna dell’esercito americano, poté risalire sul Gargano. Padre Pio appena lo vide lo abbracciò e gli volle baciare le mani consacrate, pur essendo passati alcuni anni dall’Ordinazione [...].
Una mattina padre Gabriele, avendo saputo che un camion militare degli Alleati era diretto a Monte Sant’Angelo, manifestò al Santo l’intenzione di recarsi a salutare san Michele. Il Padre benedisse di cuore questo pellegrinaggio e disse al suo figlio spirituale: «Mi raccomando, quando sarai nella santa grotta, prega per me». Il discepolo non mancò di rassicurarlo con amorevole assenso. I due confratelli erano in fondo al corridoio. Padre Pio si affiancò a padre Gabriele, che si avviava per andare a prendere il mezzo, ma dopo alcuni passi si fermò e, girandosi verso di lui, ripeté la raccomandazione: «Hai capito? Prega per me, quando sarai ai piedi di san Michele». Un po’ meravigliato il giovane frate disse ancora una volta di sì.
Il Padre, sempre fine e premuroso, volle accompagnarlo fino all’imbocco delle scale e, augurandogli il buon viaggio, per la terza volta, come sotto l’urgenza di un grande bisogno, disse ancora: «Ricordati, prega per me». A questo punto, non potendo più contenere la sua meraviglia, l’interpellato esclamò: «Ma, Padre, posso io, nel mio povero pregare, preoccuparmi più di tanto, per uno che ha dedicato tutto se stesso all’orazione per il mondo intero? Sono io che ho bisogno delle vostre preghiere!». E Padre Pio, mettendogli la mano sulla spalla con una certa energia, rispose: «Uagliò, io sto in pericolo più di te». Ed aggiunse, tentennando il capo: «Con il vento della superbia non si scherza!».
Padre Gabriele chiudeva così il suo racconto: «Si può applicare a Padre Pio quello che sant’Agostino dice di Giovanni Battista: “Comprese di non essere che una lucerna e temette di venire spento dal vento della superbia”».

Tratto da una testimonianza
di Padre Gabriele Bove da Campobasso

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