I FIORETTI
“Dio solo sa quanto ho pianto!” L’incoscienza dei fratini
dal Numero 30 del 27 luglio 2014

Un giorno assolato del mese di marzo 1919, assente il Superiore padre Paolino da Casacalenda, nove collegiali, durante il tempo della ricreazione pomeridiana, chiesero a Padre Pio, Direttore del Collegio serafico, il permesso di salire la montagna alle spalle del Convento. Padre Pio, raccomandando di non sbandarsi, ma di andare tutti uniti e di ridiscendere dopo un po’ di sosta, diede loro la benedizione e il permesso di avviarsi. Li seguì con lo sguardo per un po’ di tempo; poi si ritirò nella celletta.
Passate alcune ore e non vedendoli ritornare, cominciò a preoccuparsi. Il sole era già tramontato; erano scese le ombre della notte senza che i ragazzi fossero rientrati. La preoccupazione di Padre Pio si mutò in dolorosa attesa. Non sapeva che cosa fare. In quei tempi a San Giovanni Rotondo non esisteva il telefono. L’Ufficio delle Poste era già chiuso. Il caro Padre passò la notte in lacrime e in preghiera dinanzi a Gesù Sacramentato.
Al mattino, di buon’ora, mandò fra Nicola da Roccabascerana da Antonio Centra, mio zio materno, perché si fosse recato nella caserma dei Carabinieri a denunciare la scomparsa dei nove collegiali. Il maresciallo si affrettò a telegrafare a tutte le caserme dei paesi del Gargano. Dopo la denuncia, mio zio volle essere accompagnato da me al Convento.
Ricordo di aver visto Padre Pio molto addolorato e accasciato, con le lacrime agli occhi.
Nel pomeriggio giunse un telegramma dal Superiore dei Cappuccini di Vico del Gargano, che comunicava l’arrivo dei nove collegiali in quel Convento. I ragazzi raccontarono che, arrivati alla cima della montagna, furono convinti da uno di essi [...] a proseguire la marcia verso il Convento di Vico. Sorpresi dal buio della sera, si fermarono a Carpino, dove passarono la notte sulla scalinata della chiesa parrocchiale. All’alba ripresero il cammino verso la foresta umbra, dove furono rifocillati da un benefattore dei frati; di là raggiunsero nel tardo pomeriggio il Convento di Vico del Gargano.
Padre Pio, due giorni dopo, in data 11 marzo 1919 scriveva al padre Benedetto: «Fra Nicola vi dirà ciò che è avvenuto a nove di questi nostri ragazzi l’altro giorno, poco dopo che il padre Paolo [da Valenzano] fu partito. Dio solo sa quanto ho pianto e quanto ho sofferto! Se non impazzii e non mi scoppiò il cuore fu per somma grazia. Fortuna che avevo con me don Peppino».
Il piccolo episodio dell’incosciente ragazzata dei fratini, tanta sofferenza causò al povero Padre Pio!

cf. Padre Alberto D’Apolito,
Padre Pio da Pietrelcina.
Ricordi, esperienze, testimonianze
,
pp. 65-67

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