Chi è Arcangela? Un’anima tanto generosa e, diremmo, “fortunata” per la sua felice esperienza accanto a Padre Pio. è lei stessa a rivelarcelo, attraverso la sua testimonianza.
San Giovanni Rotondo è ricco di persone che sono state vicine a San Pio e, in qualche modo, hanno collaborato alla sua missione e alla sua opera. Una di queste è la signorina Arcangela Perrotti che è stata tra le prime infermiere di Casa Sollievo e che ci ha gentilmente lasciato la sua preziosa testimonianza sugli inizi di questa grande opera del Santo.
Arcangela, di 83 anni portati con vivacità ed entusiasmo, fin da piccola cominciò a frequentare Padre Pio e il convento dei Cappuccini. Dopo la Prima Comunione ella aderì all’invito di Mary Pyle la quale raccoglieva le ragazze della scuola elementare per farle divenire “cordigere” sotto la direzione di padre Raffaele D’Addario. Dopo la Santa Messa della domenica Mary portava le ragazze a casa sua, le istruiva, le intratteneva e si preoccupava di prenotare per loro la Confessione con San Pio da fare ogni settimana. Arcangela fece tutto il percorso francescano e a 16 anni era già membro del Terz’Ordine. Aveva cominciato a lavorare in un panificio come commessa, ma questo lavoro non piaceva a Padre Pio. Un giorno il Padre stesso la mandò a chiamare dicendole di andare da lui. Quando ella giunse, il giorno dopo, Padre Pio stava confessando. Quando la vide scostò la tendina e disse a padre Pellegrino di farla passare. Le spiegò che bisognava aprire il nuovo ospedale e che lei avrebbe studiato e sarebbe diventata infermiera. Lei replicò che non sapeva fare l’infermiera e Padre Pio, con sicurezza: «Imparerai!».
La scuola durò un anno. Il 5 maggio 1956, all’inaugurazione di Casa Sollievo, Arcangela era nel primissimo gruppo delle infermiere. Fu assegnata fin dall’inizio al reparto di maternità dove è rimasta fino alla fine, dal ’56 all’87. Vi erano all’inizio solo cinque reparti: chirurgia donne e uomini, medicina donne e uomini, ginecologia e ostetricia, pediatria e ortopedia.
All’inizio le infermiere facevano tutto: assistenza ai malati, pulizie, distribuzione dei pasti. In un reparto c’erano solo tre infermiere, e poi c’erano le suore, c’erano tante suore e lavoravano con grande amore. «Eravamo come una grande famiglia!» afferma con nostalgia Arcangela! La mattina la prima cosa era la Santa Comunione. Nell’atrio dell’ospedale si preparava l’altare con i fiori, il cappellano padre Mariano da Magliano portava il Santissimo Sacramento e in processione si andava nei reparti; precedeva un campanello che avvisava dell’arrivo dell’Eucaristia, in modo che gli ammalati potessero prepararsi ad accogliere il Signore; le donne ricevevano la Comunione con il velo in testa.
«Per me che ero votata completamente a Casa Sollievo non c’era orario – racconta Arcangela –; facevo tante ore in più, ma non mi pesava perché lo facevo con amore. I colleghi non vedevano di buon occhio questo e mi dicevano che dovevo rispettare gli orari. Una sera avevo messo a letto quattro ammalati ed erano le dieci. Il capo del personale mi rimproverò con severità dicendomi che dovevo smetterla di fare straordinari “non autorizzati”. Ne fui profondamente dispiaciuta: era un sacrificio che facevo per gli ammalati e per il buon andamento dell’ospedale e dovevo sorbirmi anche questi rimproveri. Il giorno dopo non mi alzai per andare alla Santa Messa. Si presentò, verso le cinque nella mia abitazione in via San Francesco 6, Padre Pio in persona e mi chiese: “Non vieni a Messa?”. Poi aggiunse: “Arcangela, non ti scoraggiare per ciò che è successo. Continua a fare come hai sempre fatto. E quante ore in più farai, tante benedizioni avrai tu e tutta la tua famiglia”. Da quel momento, inspiegabilmente, il dirigente non fece più nessun problema.
Padre Pio seguiva tutto e sapeva tutto. Una volta successe un grave incidente in sala operatoria; una giovane infermiera perse la vita e la suora con la quale collaboravo strettamente, suor Laura, subì delle gravi scottature su tutto il corpo e perse la vista. Padre Pio ne fu molto addolorato. Io gli parlavo spesso delle condizioni di questa suora. Un giorno gli portai un fazzoletto bianco; lui lo benedisse e me lo restituì. Lo portai a suor Laura che con tanta fede lo appoggiò sui suoi occhi. Io stavo per andarmene ma ella mi chiese di trattenermi ancora. Rimasi accanto a lei e dopo un po’ suor Laura gridò: “Ci vedo!”. Aveva riacquistato la vista grazie all’intercessione del Santo il quale, quando la incontrò e la vide guarita, commosso le disse: “Quanto mi costi davanti a Dio!”».
Arcangela ci ha lasciato questa testimonianza con sentimenti di entusiasmo e di gratitudine per tutta l’esperienza vissuta a Casa Sollievo, vicino a Padre Pio. Ella è stata una di quelle persone che nel silenzio, con una generosità senza limiti e con un amore straordinario, hanno fatto sì che il sogno di San Pio potesse diventare una meravigliosa realtà di sollievo e amore ai sofferenti.
Grazie, zia Arcangela!