I FIORETTI
Un piano escogitato... per dormire!
dal Numero 18 del 4 maggio 2014

Dietro la sua casa, Giovanni [Bardazzi] ha costruito una grande Chiesa, che è molto frequentata. Mi ha detto: «Io non volevo mica fare una Chiesa là fuori. Io volevo farmi una fattoria. E il Padre mi disse: “E che vorresti fare?”. “MI compro un trattore e mi ritiro a vita privata”. “Ah, comoda la vita! Figlio mio, la fortuna ti ha aiutato. Tu non avevi fiducia e io ti ho detto che il Signore non chiude una porta per non aprirne una più grande. E in due anni hai fatto ventidue milioni”. Negli anni Cinquanta era una grossa somma. Io facevo l’olio per l’industria tessile. E così, invece di pensare alla fattoria, ho fatto la Chiesa.
Un giorno eravamo in coro soli soli. Io ero molto stanco. Mi ero alzato presto e per tutto il giorno avevo presentato gente a Padre Pio. C’era molta gente che non voleva andare a letto senza essere stata presentata a Padre Pio. E con lui non c’era da scherzare. Ti guardava in modo che ti attaccavi al muro. E se il muro diventava morbido, tu sprofondavi di là.
Io ero dietro a Padre Pio. Lui stava pregando e mi appoggiai al banco con le mani che mi sostenevano la testa. E mi addormentai. Mi scapparono le mani e... bum!, diedi una testata al banco. Lui si girò e disse: “Credi di essere in un dormitorio?”. “No, Padre”. “Allora vattene a letto”. “Non posso”. “E chi te lo impedisce?”. “Lei?”. “Io? Che c’entro?”. “La gente che le porto mi paga. Io devo viver con questo lavoro. Lei mi ha fatto smettere di fare il negoziante di stoffe e mi disse che il Signore non avrebbe chiuso una porta per non aprirne una più grande. Se la porta più grande è questa, io devo fare questo lavoro”. “Contento te, contento tutti. Ma perché te lo proibisco io di andare a dormire?”. “Perché la gente vuole essere presentata, vuole che io faccia da intermediario tra lei e loro”. “E che? Faccio paura?”. “Davvero! In toscano si dice che, quando io vengo da lei, dal sedere non ci passa un ago!”. Padre Pio fece una grande risata. Poi, con voce dolce, mi disse: “Ma non puoi davvero andare a riposarti?”. “E come faccio?”. “Allora diventa furbo”. Non capivo cosa volesse dire con quella frase. Continuavo a pensarci. Dovevo stare attento a come mi comportavo. Se avessi commesso un errore, avrei rischiato di non poter più entrare in convento.
Ma, un giorno pensando alla frase di Padre Pio, “diventa furbo”, provai ad organizzarmi. Con la mia macchina accompagnavo a San Giovanni Rotondo sempre otto persone, tra cui qualche donna. Tutti volevano essere presentati a Padre Pio. Se li presentavo uno per volta, aspettando l’occasione propizia, dovevo restare in convento per ore e ore e non potevo dormire. Così provai a fare un piano. In quell’occasione avevo due donne e le misi giù nel corridoio in modo che potevano vedere il Padre quando passava. I sei uomini li portai su, nel corridoio del Convento che Padre Pio avrebbe dovuto percorrere andando in cella. Due li sistemai vicino alla porta del coro da dove sarebbe uscito, due più avanti, due vicino alla sua cella. Spiegai come dovevano comportarsi e mi tenni nascosto per vedere se il piano funzionava anche senza di me. Se fosse andato tutto bene, avrei potuto nei viaggi successivi, una volta sistemate le persone, riposarmi ed essere fresco per il viaggio di ritorno.
Padre Pio arriva al primo passaggio e trova due perone. Si gira e ne trova altre due. Poi ne vede altre due. Allora grida: «Abbiamo capito, va’. Esci fuori». Sorrise e tutto filò via liscio.
Da allora feci sempre così.

Renzo Allegri,
Padre Pio. Un Santo fra noi,
pp. 346-347

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