I FIORETTI
Uno sfogo paterno
dal Numero 11 del 16 marzo 2014

Sempre nell’anno 1945 ebbi spesso occasione di entrare nella cella n. 5, all’epoca occupata da Padre Pio. In questa cella ammiravo la francescana semplicità e povertà dell’arredamento, l’ordine, il mistico silenzio. Vi entravo quando potevo per intrattenermi un po’ con il Padre.
Una volta lo trovai disteso sul letto. Aveva sul viso una smorfia di dolore. Gli chiesi se si sentisse tanto male. Mi rispose: «Figlio mio, sapessi che sofferenza. Ho le coliche renali e, se potessi, ficcherei piuttosto le dita sul muro. Sono insopportabili». Provai una stretta al cuore vedendo lo stato in cui versava il venerato Padre. Riuscii solo a fargli una carezza senza dire una parola. In cambio con gli occhioni lucidi mi sorrise [...].
Nello stesso anno mi capitò di accompagnare il Padre lungo il corridoio del convento. Giunti davanti alla sua cella Padre Pio si fermò e mi disse: «Figlio mio, che dolore quando mi debbo cambiare la maglia!» [...]. Entrammo in cella e, appena seduto, mi chiese di chiudere la porta. Poi, poggiandomi lievemente una mano sulla spalla, si lasciò andare in uno sfogo paterno e disse: «Uagliò, mi sembra di essere il più grande delinquente. Mi pedinano ad ogni passo che fo. Vado in chiesa e trovo gente; per i corridoi trovo frati e borghesi... Chi vuol chiedere un consiglio, chi vuol sapere del suo avvenire, chi vuol curiosare... Mi si buttano alle mani per baciarle e mi procurano dolori di morte... C’è stato perfino chi ha messo le sue dita nel mio guanto per esplorare...». Mi ricordai allora della confidenza del dottor Cardone di Pietrelcina il quale mi raccontò che, per rendersi conto se le piaghe di Padre Pio erano aperte o si fossero rimarginate, fece entrare nella piaga della mano destra del Padre il pollice e l’indice in modo che si toccassero l’un altro. Padre Pio ne provò un grande strazio ed esclamò: «Eh, dottore, sei come san Tommaso?... A me le ferite fanno male». Dopo una pausa di silenzio il Padre aggiunse: «Devi sapere che un delinquente in carcere, ha la sua ora di libertà, un po’ di tempo per passeggiare in giardino... Ma a me non danno un minuto di tempo libero!... Mi pedinano e mi sorvegliano di giorno e di notte». E mi accorsi che aveva proprio ragione.

Fra Modestino da Pietrelcina,
Padre Pio da Pietrelcina, testimonianze.
Io testimone del Padre,

pp. 31-33

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