MARIA SS.
La vera e illuminata devozione alla Madonna
dal Numero 33 del 20 settembre 2026
di Fra Marco M. Pio da Osimo
Colui che brama donarsi completamente, anima e corpo, alla Vergine Immacolata ricorra alla Consacrazione a Lei! Si doni senza porre limiti affinché Ella divenga la “Proprietaria” di tutto il suo essere e operare.
Sentiamo parlare molto spesso del culto a Maria Santissima sotto diverse e molteplici forme. Ma è bene chiedersi: quale devozione è in grado di onorarla al massimo grado? Sicuramente quella capace di rendere tutta la propria vita mariana, “a 360 gradi”. E proprio questa San Luigi M. Grignion da Montfort descrive a partire da questa spiegazione: «Tutta la nostra perfezione [ossia, la nostra santità, ndr] sta nell’essere conformi, uniti e consacrati a Gesù Cristo; perciò la più perfetta di tutte le devozioni è incontestabilmente quella che ci conforma, unisce e consacra più perfettamente a Gesù Cristo», in cui più l’anima «sarà consacrata a lei, più sarà consacrata a Gesù Cristo. La perfetta consacrazione a Gesù Cristo, quindi, altro non è che una consacrazione perfetta e totale di se stessi a Maria». Se ne conclude che la vera e più perfetta devozione alla Madonna è quella che cristifica, ossia che fa diventare un altro Gesù. Tale è appunto la Consacrazione illimitata all’Immacolata; ciò comporta e significa appartenerle completamente, in piena totalità così come Gesù apparteneva a Lei prima di noi. Perché consacrarsi proprio a Maria e non solo a Gesù? Perché Lei ha fatto Gesù Cristo, il primogenito e il Capo del Corpo Mistico; allo stesso modo farà anche i fratelli del primogenito e membra del Corpo Mistico, che siamo noi. Con tale consacrazione, dunque, si guadagna tutto per la santità e quindi per il Paradiso. «Per viverla – scrive San Luigi Grignion – bisogna dare a Maria Santissima: 1) il nostro corpo, con tutti i suoi sensi e le sue membra; 2) la nostra anima, con tutte le sue facoltà; 3) i nostri beni esterni, cosiddetti di fortuna, presenti e futuri; 4) i nostri beni interni e spirituali, vale a dire i nostri meriti, le nostre virtù e le nostre buone opere passate, presenti e future». Si tratta di espropriarci completamente di noi stessi, donando questo nostro tutto interamente a Lei: «Bisogna darle tutto quanto abbiamo nell’ordine della natura, della grazia e della gloria; e ciò senz’alcuna riserva, nemmeno di un soldo, di un capello e della minima buona azione; e ciò per tutta l’eternità, e senza pretendere né sperare altra ricompensa per la nostra offerta e il nostro servizio che l’onore di appartenere a Gesù Cristo per mezzo di Maria e in Maria, quand’anche questa amabile padrona non fosse, come lo è sempre, la più generosa e la più riconoscente delle creature». Ben si comprende che ciò significa svuotarci di noi stessi per essere riempiti solo dell’Immacolata; ed è un bene immenso, incalcolabile e inimmaginabile, poiché solo così lo Spirito Santo, trovando in noi la sua Sposa, sarà in grado di operare in noi la trasformazione in Gesù Cristo. Scrive il mariologo padre Stefano M. Manelli: «Non ci vuole molto a comprendere, quindi, che se si vuol dare il proprio corpo (con tutti i sensi) in “proprietà assoluta” all’Immacolata [dice citando San Massimiliano M. Kolbe, ndr], ne segue, di conseguenza, che si è tenuti a usare il proprio corpo, trattarlo e servirsene, in tutto e per tutto, come vorrebbe e farebbe Lei, la “Proprietaria assoluta”». In questa Consacrazione non siamo più i padroni del nostro corpo e della nostra anima, assieme alle facoltà, pensieri, parole e opere; bensì ne diveniamo solo fedeli amministratori e operai a servizio dell’Immacolata, la vera “Proprietaria”. Ma noi lo facciamo proprio perché: ci consacra al servizio di Dio, ci fa imitare gli esempi di Cristo e la sua umiltà, ci ottiene l’assistenza materna di Maria, dà più gloria a Dio, procura vantaggi al prossimo e ci ottiene la perseveranza; non ultimo, ci cristifica. La Consacrazione si attua – dopo aver trascorso un periodo di preparazione – prima di tutto conoscendo la Madonna, perché nessuno ama ciò che non conosce; bisogna quindi comprendere le verità mariane a fondo, il che si fa con la meditazione: esse ci accendono di santo amore verso di Lei, avviandoci alla pratica di quanto si è meditato. In secondo luogo vi sono le pratiche esteriori, quali: portare la Medaglia miracolosa, la catenina della Madonna, la corona del Rosario, vivere la pratica dei “Primi cinque sabati del mese” e quella del “Mese di maggio” (ma non solo). Queste servono a facilitare, aiutare e predisporre a fare qualche rinuncia, preghiera e mortificazione in più, e introducono al terzo punto, ossia alle pratiche interiori: «Fare tutte le proprie azioni per mezzo di Maria, con Maria, in Maria e per Maria, a fine di compierle più perfettamente per mezzo di Gesù, con Gesù, in Gesù e per Gesù», scrive San Luigi M. Grignion. Esse conducono all’imitazione delle virtù di Maria, cristificando interamente il consacrato; per questo le pratiche interiori sono le più importanti da vivere, «perché sono – afferma il padre Manelli – l’anima della nostra consacrazione a Lei». Nella pratica, si deve rinunciare al proprio punto di vista, alle proprie voglie, a tutto ciò che ci attrae, per mettere l’azione che si sta per compiere nelle sue mani; lo stesso vale per i pensieri e le parole. Bisogna quindi chiedersi sempre: “Che cosa penserebbe l’Immacolata? Che cosa farebbe l’Immacolata? Che cosa direbbe l’Immacolata? Come si comporterebbe l’Immacolata?”. Ecco un esempio concreto proposto con l’aspetto del nostro tempo. Se accendiamo il televisore o se guardiamo il telefono che ci mostrano sciocchezze o addirittura oscenità, dovremo subito chiederci: “Ma il tuo tempo a chi l’hai dato?... Non l’hai donato tutto a Lei?... Perché ora ne disponi come ti pare?... Ma, allora, il tempo è ancora tuo?... Ma l’hai dato a Lei, sì o no? O credi che Lei sia venuta ad accenderti il televisore o il telefono per vedere queste cose?”. Se risolviamo tale problema non accendendo affatto o spegnendo subito il televisore o il telefono, «quel nostro tempo sarà tutto d’oro, tutto impreziosito perché abbiamo così imparato ad usarlo come lo userebbe Lei», conclude padre Stefano Manelli, dando così tutto a Maria Santissima e raggiungeremo la santità nel modo più facile, sicuro e veloce.
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