Due anime nate sotto lo stesso cielo, unite da un disegno divino. La storia della santa amicizia tra San Pio e Fra Modestino, custodi del Rosario e figli prediletti della Vergine Maria.

In questa nuova puntata di Incontro tra Santi vi presenterò due illustri figure, tra cui una di particolare importanza, giacché la nostra rivista è dedicata proprio a lui. Sto parlando nientemeno che di Padre Pio da Pietrelcina.
In effetti, essendo questa una rivista interamente dedicata a lui, sarebbe stato bello dare inizio alla rubrica proprio con la sua figura. Tuttavia, ho preferito aspettare questa felice concomitanza, ossia l’anniversario della morte del nostro amato San Pio, che commemoreremo tra pochi giorni. Mi è sembrato, del resto, il momento più adatto per presentarvi la santa amicizia tra lui e un suo speciale conterraneo.
Ebbene, giungiamo al punto, vi presento colui che è stato oggetto di una speciale predilezione da parte di Padre Pio, ovvero il suo compaesano Fra Modestino da Pietrelcina, oggi Servo di Dio.
Diversamente da quanto molti potrebbero pensare, Fra Modestino e San Pio si incontrarono per la prima volta non a Pietrelcina, bensì a San Giovanni Rotondo. Fra Modestino aveva sin da piccolo sentito parlare della fama di santità di San Pio.
Anzi, la sua famiglia, grazie anche alla vicinanza fisica delle loro case, aveva goduto di un canale preferenziale con la persona del Santo. Tuttavia, Fra Modestino e San Pio, pur essendo compaesani, non erano coetanei, giacché vi erano tra loro trent’anni di differenza. Questo fece sì che il loro incontro avvenisse solo anni più tardi, quando San Pio si trovava già a San Giovanni Rotondo e Fra Modestino, al secolo Damiano Fucci, era ormai ventenne.
Negli anni della giovinezza di Damiano, i pietrelcinesi erano orgogliosi di Padre Pio e lo chiamavano «lu santariello nostro». Tuttavia, a causa della diffusa ignoranza all’epoca riguardo alle questioni ecclesiastiche, molti lo definivano semplicemente «il monaco santo», non sapendo i semplici fedeli distinguere un frate da un monaco. Ed era esattamente così che Fra Modestino lo «conosceva», ossia per sentito dire. Tuttavia, come accadeva spesso, un po’ per curiosità, ma soprattutto per la grazia irresistibile dei doni divini di cui Padre Pio era ricolmo — e che riversava su tutti coloro che entravano in contatto con lui —, il giovane Damiano desiderava ardentemente incontrare il Padre.
L’occasione propizia per questo incontro si presentò nel novembre del 1940. Chiamato alle armi, Damiano desiderava chiedere una benedizione a Padre Pio. Egli non sapeva che quell’incontro si sarebbe trasformato in uno dei legami più singolari per il giovane: un rapporto da figlio spirituale, amico e, più tardi, anche confratello e confidente. Per far comprendere quanto fosse grande l’affetto del Padre per questo suo fratello in Cristo, una volta Padre Pio stesso gli disse: «Figlio mio, ti voglio bene io!... Da me ciò che vorrai avrai...»
Rievocando il primo incontro fra queste due grandi anime, è bello notare innanzitutto come questo avvenne proprio nel momento più importante della giornata del Santo, ossia la celebrazione della Santa Messa. Le impressioni di Damiano furono a dir poco indimenticabili, ma lasciamo parlare lui stesso: «Occupai una buona posizione rispetto all’altare e appena vidi il Padre, ebbi subito l’impressione che dinnanzi a me passava un altro Cristo sulla via del Calvario, carico della croce».
Inutile dire che il frutto principale di questa esperienza fu proprio il desiderio di accostarsi alla Confessione sacramentale da Padre Pio stesso, i cui benefici sono rimasti impressi per sempre nella vita del futuro fra Modestino, conosciuto non solo per essere conterraneo del più grande Santo italiano del XX secolo, ma anche per le sue grandi virtù e santità. In effetti, nel narrare la sua storia e testimonianza, l’umile Frate afferma che: «Dopo l’accusa dei peccati, il Padre mi fulminò con uno sguardo che non dimenticherò mai e con un «Ehi, uagliò, camminiamo diritto!».
Possiamo dire che, in questo primo incontro, Padre Pio abbia lasciato al giovane Damiano tutto l’insegnamento necessario per farsi santo. Poche parole, che valsero però per l’eternità. Non è forse proprio questa una delle caratteristiche comuni a tutti gli «incontri fra Santi» che abbiamo visto finora? Non era forse questo lo scopo che ci eravamo prefissati? Ossia, comprendere che santificarsi significa necessariamente, anzi inevitabilmente, santificare gli altri. Se l’esempio trascina, in questo caso possiamo ben dire che la grazia fa volare. Se ci santifichiamo davvero, sicuramente attorno a noi ci saranno altri che verranno attirati, attraverso di noi, sullo stesso cammino della grazia di Dio.
Lo spazio limitato di questa rubrica non ci consente di approfondire come meriterebbero le due straordinarie figure in questione. Per descrivere la loro intesa spirituale, ancor più che per gli altri incontri trattati finora, non basterebbero intere pagine; occorrerebbero – e in effetti già esistono – interi libri dedicati a loro. Tuttavia, vi è un tratto distintivo della loro santità che non possiamo tacere: il comune e sviscerato amore alla Madonna, fondamento di tutta la loro intesa spirituale.
Proprio a fra Modestino, Padre Pio consegnò un giorno la sua corona, dicendogli: «Diffondi il Rosario. Fra tutte le preghiere è la più bella, quella più ricca di grazie e che più piace alla Madonna»¹. Il Santo gli fece anche una promessa solenne: tutti i fedeli che si sarebbero uniti spiritualmente ogni sera, alle ore 21:00, alla recita del Rosario a San Giovanni Rotondo, sarebbero diventati suoi figli spirituali.
Fra Modestino non lasciò cadere invano nessuno di questi insegnamenti, vivendo una vita umile e virtuosa nell’eroica semplicità della quotidianità. Dunque, sull’esempio di questo stimato Frate, facciamo nostro questo invito, caro Lettore, che oggi bussa anche alla porta del nostro cuore. Stringere tra le mani il Rosario non è una pia abitudine del passato, ma l’atto d’amore più profondo che possiamo compiere.
Guardiamo allora a Maria Santissima con la stessa tenerezza filiale dei due Santi conterranei, ricordando che ogni Ave Maria recitata con fede è un anello di quella catena benedetta che ci lega strettamente al Cielo e che ci guida, giorno dopo giorno, sulla via del Paradiso.