I FIORETTI
Due figli della Santissima Vergine
dal Numero 32 del 13 settembre 2026
«Santa Maria Vergine, nel mondo tra le donne non è nata alcuna simile a te, figlia e ancella dell’altissimo sommo Re, il Padre celeste, Madre del Santissimo Signore nostro Gesù Cristo, Sposa dello Spirito Santo; prega per noi con San Michele Arcangelo e con tutte le potenze angeliche dei Cieli e con tutti i Santi, presso il tuo santissimo diletto Figlio, Signore e maestro». Ecco come il Serafico Padre San Francesco pregava la sua celeste Signora del Cielo; difatti lui ha attinto tutto il suo spirito serafico dalla Regina degli Angeli, fondando e affidando addirittura tutto il novello Ordine francescano a questa pietosissima Madre nel luogo dove il cuore del Francescanesimo ha cominciato a battere e che ogni religioso e terziario francescano dovrebbe visitare annualmente, data la sua preziosità, ossia la Basilica di Santa Maria degli Angeli (detta anche la Porziuncola). La vita di San Francesco fu, si può dire, costantemente segnata dalla presenza della Vergine: dalla nascita, quando la mamma a imitazione della Madonna volle partorire nella stalletta situata sotto casa, alla morte, come riporta il suo primo biografo, il Beato Tommaso da Celano, il quale scrive: «La costituì Avvocata dell’Ordine e pose sotto le sue ali i figli che egli stava per lasciare, perché vi trovassero calore e protezione sino alla fine». È così che lo spirito serafico permeò nei misteri più profondi della Santissima Vergine e la Scuola francescana si contraddistingue come prima in classifica nel difendere i privilegi della Madre di Cristo; infatti i Francescani hanno sempre contemplato Maria indissolubilmente associata a Cristo, ornata di una «tale pienezza d’innocenza e di santità, di cui, dopo Dio, non se ne può concepire una maggiore, e di cui, all’infuori di Dio, nessuna mente può riuscire a comprendere la profondità», come ribadisce lo stesso San Bernardino da Siena in un sermone sulla natività della Beata Vergine Maria. Il Serafico Padre «le cantava speciali lodi, le innalzava preghiere, offriva affetti tanti e tali che lingua umana non potrebbe esprimere». In particolare, associava l’altissima povertà alla Madonna poverella; difatti, egli vedeva in ogni povero, come ribadisce il Celano, il Figliuolo della Madonna poverella. Questo amore «indicibile» proliferò sempre più nei suoi figli: Sant’Antonio, San Bonaventura, il Beato Giovanni Duns Scoto, San Bernardino da Siena, San Lorena da Brindisi, San Massimiliano Maria Kolbe, San Pio da Pietrelcina, ecc. Tutte queste figure mastodontiche di santità sono state cresciute e fortificate dalla Vergine Maria, quale Regina e Protettrice dell’Ordine Serafico. La figura sulla quale ci soffermeremo è il Santo del Gargano, vissuto sette secoli circa dopo San Francesco e conosciuto specialmente per la particolare conformità al Padre Fondatore attraverso i segni visibili delle Sacre Stimmate. Vero ed originalissimo figlio di San Francesco, Padre Pio fu un’anima tutta mariana; così come è impossibile immaginare un pesce che vive fuori dall’acqua, così è impossibile concepire San Pio separato da questa Augusta Regina. Lui stesso scriveva così al suo padre spirituale, padre Agostino da San Marco in Lamis: «Mi sento tutto bruciare senza fuoco, mi sento stretto e legato al Figlio per mezzo di questa Madre senza neanche vedere le catene, che tanto stretto mi tengono: mille fiamme mi consumano: sento di morire continuamente e pur sempre vivo». Padre Agostino riporta nel suo diario che Padre Pio aveva estasi e apparizioni della Madonna già all’età di cinque anni; il nome con cui la chiamava confidenzialmente era: “Mammina mia”, e con questa denominazione riponeva ogni sua speranza in Lei. Dopo Gesù, Padre Pio amò la Madonna intensamente sopra ogni creatura e non si stancava mai di raccomandare ai suoi figli spirituali una tenera devozione a questa sì grande Benefattrice. Importantissimo fu il suo attaccamento a un’arma spirituale potentissima e raccomandata dalla stessa Vergine Santissima a Lourdes e a Fatima: il santo Rosario. In un’epoca dove il Rosario viene visto come cantilena monotona e noiosa, cianfrusaglia del Medioevo, Padre Pio riuscì a confutare tutti questi pregiudizi irrazionali arrivando a recitare più di centoventi corone del Rosario. Si può inoltre constatare che Padre Pio attingeva principalmente le grazie per i poveri peccatori dalla Santa Messa e dal Santo Rosario. Non invano ripeteva molte volte che il Rosario è un dono meraviglioso della Madonna all’umanità e soprattutto, il suo testamento prima di volarsene in Cielo, fu proprio la raccomandazione di stare strettamente legati alla corona del rosario: «Amate la Madonna e fatela amare. Recitate sempre e bene il rosario». Padre Pio amò tanto l’Immacolata sull’esempio del Serafico Padre. Nelle loro vite possiamo, infatti, asserire che la Madonna è stata rifugio e conforto in ogni situazione, nel gaudio e nelle prove dolorose, che non mancarono a entrambi. In conclusione, è bello ricordare come la Madonna sia stata indicata sia da San Francesco che da San Pio come la Scala Bianca e la via per assicurarsi un posto in Paradiso, voluta da Dio ab æterno e dono da Lui concesso all’umanità, il più grande che potesse mai fare. di Fra Pio M. da Verona
Casa Mariana Editrice
Sede Legale
Via dell'Immacolata, 4
83040 Frigento (AV)
Proprietario: Associazione CME Il Settimanale di Padre Pio. Tutti i diritti sono riservati. Credits