
Tra le sorelle Ventrella, a cui Padre Pio indirizzò diverse lettere, emerge Maria Vittoria, più comunemente chiamata Vittorina.
Maria Vittoria fu la primogenita della famiglia e la più impegnata a seguire le direttive di Padre Pio. La corrispondenza di Padre Pio con Vittorina incominciò il 18 dicembre 1916 e terminò il 12 febbraio 1922. Il Santo seppe servirsi di questa figlia per dare consigli e soluzioni ad alcuni problemi di persone che con potevano avvicinarsi personalmente a lui. Dunque, per la fiducia che il Padre aveva in lei, Vittorina fungeva da intermediaria tra lui e queste anime bisognose.
Questo rapporto di grande fiducia non fu immediato; pure Vittorina ebbe molte difficoltà nelle vie dello spirito, in particolare il suo grande problema era la mancanza di apertura totale dell’anima col direttore spirituale. Lei stessa riportava questo fatto nei suoi appunti, descrivendolo con queste parole: «Un giorno [...] mi trovavo sola con lui nella foresteria, ad un tratto il Padre mi guardò con uno sguardo scintillante e, con voce in cui si sentiva tutta la sua forza, disse: “Ma parla!”. Non so cosa avvenne; sentii qualche cosa muoversi in me e decisi finalmente di aprirmi. Chiesi l’udienza pel giorno seguente e me l’accordò. Il giorno dopo mi recai al convento, mi condusse in foresteria e lì nel silenzio delle quattro mura aprii a lui l’animo mio. Mentre parlavamo, vedevo nei suoi occhi scintillanti di gioia che vi appariva una lagrima. Quando mi parve di aver detto tutto, io dissi: “Ora ho finito, ho detto tutto”. Ma il padre soggiunse: “No, vi è ancora un’altra cosa”. In quel momento nulla mi era presente e dissi: “Padre, fammela ricordare ed io la dirò”. In un istante ebbi subito la desiderata lucidazione e la manifestai. Allora il Padre lieto esclamò: “Oh! Ora sì”».
Il suddetto episodio risulta benefico specialmente per tutte le anime che desiderano perfezionarsi scalando la vetta della santità attraverso la guida ordinaria che Dio ci pone nella nostra vita; l’importanza del direttore spirituale è vitale poiché, come ci dimostra Vittorina, pensiamo di essere esperti e ci crediamo autosufficienti, ma l’inganno è diabolico e il traguardo della perfezione si allontana sempre di più quando vogliamo fare tutto da noi stessi e non vogliamo avere quell’umiltà nel manifestare al direttore le nostre mancanze che ci insegna Vittorina.
Il Beato Egidio d’Assisi asseriva che per far crescere il maestoso albero della santità si esigono le profonde radici dell’umiltà.
Vittorina riporta nel suo diario notizie riguardanti lo svolgimento dell’attività ministeriale di Padre Pio. Ella espone chiaramente come si insinuava tra le figlie spirituali del Santo la consueta “gelosia femminile”: si percepivano nell’aria i risentimenti di alcune donne che giudicavano chi si tratteneva più a lungo con il Padre; lei stessa capì che non tutte le anime richiedono la stessa terapia, analogamente a quanto avviene per la cura delle malattie o delle diverse tipologie di piante. Ogni anima è unica nel mondo e Padre Pio, attraverso una grazia particolare, sapeva come e dove incidere sull’anima per estirpare in lei il peccato e somministrale le debite “cure celesti”.
Vittorina riporta nei suoi appunti questa esperienza: «Cessò per me il periodo felice nel quale avevo gustato tutta l’affabilità che un padre può avere per una figlia. S’iniziò per me l’ora della prova e fu per tanto più penosa in quanto che fui la prima ad essere da lui provata. Era l’ora in cui l’anima doveva purgarsi al fuoco del dolore delle macchie che la imbrattavano. Il padre si mise subito all’opera, e da sapiente artefice cominciò a dar colpi maestri per spazzare, recidere con tagli sanguinosi nell’animo mio, producendomi dolori atroci che mi tenevano il cuore lacerato, chiuso in morsa penosa che mi sconvolgeva, mi irritava e a volte mi faceva esclamare: “Ma questo è il santo? [...]” . Il padre leggeva nell’animo mio e pure non cambiava tenore».
In mezzo ai dolori spirituali della figlia Vittorina, il Padre sapeva alleviare il dolore con parole calde e piene di personale esperienza. Un esempio lo troviamo nella lettera n.7 dove afferma: «Chiunque ha scelto l’ottima parte del divin servizio, deve passare attraverso tutti i dolori del Cristo; chi più chi meno. Beate quelle anime che saranno trovate più conformi al divin Prototipo, coll’aver maggiormente partecipato ai suoi santi dolori»; più avanti il Santo asserisce: «Hai fatto bene a non tralasciare la comunione per quei vani ed inutili timori che il nemico ti poneva davanti. Sta’ pur sicura che non si offende Iddio se non quando si conosce essere un’azione peccaminosa, e pur con deliberata e piena volontà ed avvertenza si fa». Come possiamo notare, Vittorina era tormentata dal “cosaccio” per la sua fedeltà al direttore; difatti il nemico, non trovando appigli per far addormentare l’anima nella tiepidezza, incrementa le tentazioni di scrupolosità, ottenendo l’allontanamento dell’anima dai Sacramenti perché, sa bene che se la pianticella è sradicata dal terreno, avrà ancora poco tempo per vivere.
Con questa ultima riflessione, chiediamoci se noi siamo sempre docili alle ammonizioni del nostro direttore spirituale e se veramente ci lasciamo guidare dall’autorità che Dio ha posto nella nostra vita; l’Immacolata nella sua vita nascosta ha sempre cercato la volontà di Dio e mossa da quella ha sempre agito nella sua santissima vita. Anche San Massimiliano M. Kolbe, soprannominato il “Folle dell’Immacolata”, ha sempre insistito sulla vita di obbedienza in qualsiasi stato di vita l’anima si trovi ed esortava sempre i suoi Frati ad obbedire all’Immacolata che parla attraverso il legittimo Superiore; insegnava inoltre che «l’obbedienza è il segreto dell’Immacolata» per santificare le anime. Preghiamola incessantemente e viviamo la nostra breve vita tenendo sulle labbra il celebre motto: «A Gesù per Maria».
di Fra Pio M. da Verona