MARIA SS.
I sette Gaudi della Beata Vergine Maria
dal Numero 29 del 9 agosto 2026
di Luca di Case Nove
Con la festa dei sette Gaudi di Maria Santissima possiamo meditare sulle gioie straordinarie che il suo Cuore materno provò dall’Incarnazione del Verbo alla sua gloriosa Incoronazione in Paradiso.
Dopo aver festeggiato grandiosamente la Regalità universale della gloriosissima Madre di Dio, l’Ordine Minoritico del Poverello d’Assisi impegna la sua serafica devozione a celebrare con ardente fervore la festa liturgica, tutta francescana, dei sette Gaudi di Maria Santissima. Questa ricorrenza, che cade il 26 agosto, è il culmine e coronamento delle feste e solennità mariane che si susseguono nel mese di agosto (la solennità di Santa Maria degli Angeli alla Porziuncola il 2° del mese; la solennità dell’Assunta il giorno 15; la festa della Beata Vergine Maria Regina, il 22) e che riempiono l’anima dei Francescani della più tenera e amorosa devozione filiale per la loro celeste Patrona e Regina, impegnati a onorarla, esaltarla e a domandarle le grazie che tutto l’Ordine necessita affinché consegua il fine che il suo serafico Patriarca gli assegnò alla sua fondazione: la santificazione dei suoi membri e la salvezza di tutte le anime. Perciò, dopo averla contemplata assunta in anima e corpo al Cielo, dove regnerà per sempre Regina di tutto il creato, i Francescani ammirano estasiati le gioie che hanno rallegrato il Cuore purissimo della Vergine Immacolata quando era sulla terra e domandano al suo Figlio divino, come recita l’orazione della Messa propria (approvata da San Pio X nel 1906): «Gesù Cristo, che facesti esultare in te con ineffabile gaudio l’anima della tua Santissima Madre, concedici propizio che, per i suoi meriti, siamo continuamente riempiti di consolazioni celesti». I gaudi ineffabili che questa festa ci invita a contemplare nella Beata Vergine Maria sono quelle sette allegrezze che inondarono il suo Cuore immacolato dall’Incarnazione del Verbo Eterno nel suo grembo verginale alla sua gloriosa esaltazione in Paradiso e che, secondo la tradizione riportata dallo storico francescano Luca Wadding, ha rivelato Ella stessa apparendo ad un novizio dalla profonda pietà mariana. Il primo gaudio che ricolmò di gioia l’anima della Beatissima Vergine fu l’annuncio dell’arcangelo Gabriele quando le rivelò l’inizio del tempo della misericordia con l’avvento del Messia promesso, vero Dio, che avrebbe dovuto incarnarsi nel suo stesso purissimo grembo assumendo da Lei l’umanità e rendendola, come insegna San Lorenzo da Brindisi, «sposa di Dio e Madre di Cristo». La gioia immensa di Maria Santissima nell’evento dell’Incarnazione si accrebbe ulteriormente quando visitò la cugina Santa Elisabetta che la lodò ed esaltò riconoscendola, per divina ispirazione a seguito del saluto dell’Immacolata, Madre di Dio, benedetta più d’ogni altra creatura e beata perché «ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto» (Lc 1,45). Ripiena di ogni grazia e santità per la presenza fisica del Verbo Incarnato in Lei, colma di giubilo ineffabile, Maria Santissima proruppe in un cantico meraviglioso di lode e di gloria a Dio per le grandi opere che Egli ha fatto in Lei e in tutto il creato. Questo secondo gaudio fu seguito da una terza e ancor più grande allegrezza, nel momento in cui «diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia» (Lc 2,7). Il Salvatore del mondo era finalmente nato e «una moltitudine dell’esercito celeste [...] lodava Dio» (Lc 2,13) per il dono infinito che aveva fatto all’umanità. La gioia purissima del Cuore dell’Immacolata è attestata dall’Evangelista con queste parole: «Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore» (Lc 2,19). Questa gioia incontenibile era destinata ad accrescere in un nuovo gaudio quando la Santissima Vergine, scrisse San Leonardo da Porto Maurizio, mirò «dai re adorato e riconosciuto per Dio e Salvatore del mondo appena nato il suo caro Figlio». Con l’offerta dei loro doni preziosi i tre Magi riconobbero la regalità (oro), la divinità (incenso) e l’umanità di Cristo da sacrificare per noi (mirra), e furono causa di sommo giubilo per il Cuore dell’Immacolata che vedeva ora adorato da genti pagane il Dio incarnato. Questo quarto gaudio verrà amplificato dalla successiva consolazione provata al ritrovamento di Gesù «nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava» (Lc 2,46). Dopo tre giorni di ricerche affannose e dolorose per aver smarrito il «Dio di ogni consolazione» (2Cor 3), inesprimibile e incommensurabile fu la gioia che ricevette il Cuore di Maria per aver ritrovato il suo infinito tesoro che costituiva tutta la sua gioia, tutto il suo amore, giacché, come insegnerà Gesù stesso nella sua predicazione, «dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore» (Mt 6,21). L’Evangelista rivela nuovamente l’intimissima letizia della Madre divina con queste parole: «Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore» (Lc 2, 51). Dopo gli anni della vita privata a Nazareth, il nostro Salvatore comincia il ministero pubblico con la predicazione della sua “Parola di vita eterna” (cf Gv 6,68) rivolta «alle pecore perdute della casa d’Israele» (Mt 15,24), che culminerà con il suo supremo olocausto in Croce, causa dell’atroce martirio del Cuore della sua divina Madre. Questo dolore smisurato della Corredentrice fonda e prepara l’immensità del prossimo beatissimo gaudio nella gloria della Risurrezione. Infatti, la Vergine Addolorata, come attesta l’autorevole tradizione francescana, fu la prima a contemplare il Signore risorto e a ricevere il conforto della sua estasiante visione gloriosa, perché, come fu la prima nel soffrire con il Redentore, in quanto Corredentrice, così fu la prima, nell’intensità e nel tempo, a godere le gioie del trionfo pasquale. Questi gaudi della Beata Vergine Maria raggiungono l’apice nella settima somma letizia beatificante: l’Assunzione in anima e corpo al Cielo e la sua gloriosissima Regalità universale che eserciterà alla destra del suo dilettissimo Figlio risorto «in ori di ofir» (Sal 45,10) per tutta l’eternità, «aspettando ormai che i suoi nemici vengano posti a sgabello dei suoi piedi» (Eb 10,13). Anche noi, che vogliamo partecipare alla beatitudine dei suoi sette Gaudi, in questa festa mariana rivolgiamo la nostra mente e il nostro cuore alla celeste Regina “Causa della nostra letizia”, come la acclama la liturgia, supplicandole che, dopo aver meditato queste sue sante allegrezze, ricordandole i gaudi che Dio le donò su questa terra, possa benignamente profondere nella nostra anima pie consolazioni e gioie celesti, e possa impetrarci la grazia di godere un giorno la visione beatifica di Dio in Paradiso.
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