Le motivazioni alla base dell’Assunzione della Madonna sono le verità mariane dell’Immacolata Concezione, della Maternità divina e della Verginità perpetua, insieme alla Corredenzione, cioè la partecipazione della Vergine all’opera salvifica di Gesù.

La verità di fede dell’Assunzione di Maria Santissima in anima e corpo alla gloria celeste fu dogmaticamente proclamata dal Sommo Pontefice Pio XII con la Costituzione Apostolica Munificentissimus Deus del 1° novembre 1950, novantasei anni dopo la definizione del dogma dell’Immacolata concezione (8 dicembre 1954). Questa mirabile verità di fede, straordinaria per la sua conoscenza che, secondo la testimonianza del Papa sunnominato, «non poteva essere conosciuta da nessuna facoltà umana con le sole sue forze naturali», poggia le sue basi sul consenso universale del Magistero ordinario e universale della Chiesa che, come è noto, gode dell’infallibilità garantitagli da Cristo stesso.
Tuttavia, questa verità mariologica non è completamente assente nell’antica tradizione patristica che presenta alcune testimonianze dei Santi Padri in suo sostegno: Sant’Efrem affermò che il corpo verginale di Maria Santissima non ha subito alcuna corruzione dopo la morte; Sant’Epifanio riconosce che Ella certamente si trova già con il corpo nel Regno dei cieli; Timoteo di Gerusalemme la contempla immortale e fatta ascendere al Cielo dal suo Figlio divino; lo pseudo-Melitone ci lascia una testimonianza molto significativa, dal punto di vista storico, parlando del “transito” di Maria Santissima nel “Paradiso di Dio”, dopo la sua morte, con la sua risurrezione.
Alla voce dei Santi Padri si uniscono i testi della liturgia sacra che attestano (in Oriente fin dal 540) la celebrazione della Dormitio o Transitus della Beata Vergine Maria nel giorno del 15 agosto (18 febbraio nella Gallia del VI secolo, che diventerà il 15 agosto nell’VIII secolo).
Tra le tante prove scritturistiche che il Ven. Pontefice presenta a sostegno dell’Assunzione corporale di Maria Santissima, risalta particolarmente il riferimento al passo veterotestamentario di Genesi 3,15 – «io porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno» –, nel quale è manifestata la vittoria di Cristo, con Maria, sul peccato e sulla morte. Con questo riferimento, fondandosi sul comunissimo principio teologico dell’analogia, il Papa spiega l’intimissima associazione di Maria a Cristo nella lotta vittoriosa contro il demonio e le sue opere: il peccato e la morte. Perciò, come la Beata Vergine aveva trionfato sul peccato per mezzo del Concepimento Immacolato, così dovette trionfare anche sulla morte mediante l’Assunzione corporea.
Le tre motivazioni fondamentali della definizione dogmatica dell’Assunzione di Maria Vergine esposte dal Papa sono le verità mariane già dogmatizzate dell’Immacolata Concezione, della Maternità divina e della Verginità perpetua. L’immacolatezza di Maria Santissima fu la causa della sua Assunzione al Cielo, giacché l’assenza assoluta del peccato originale comporta consequenzialmente l’assenza dalla pena e la somma convenienza della sua glorificazione corporale. Così il Papa affermò che Maria «per privilegio del tutto singolare ha vinto il peccato con la sua concezione immacolata; perciò non fu soggetta alla legge di restare nella corruzione del sepolcro, né dovette attendere la redenzione del suo corpo solo alla fine del mondo».
Un’altra grande convenienza di questo mirabile privilegio mariano appare quando si considera l’Assunzione in relazione alla sua Maternità divina: Gesù Cristo stesso, con una perfezione infinita, osservò il Comandamento che ingiunge tutti i figli a onorare e amare i genitori; perciò, per l’infinito amore filiale che nutriva verso la sua divina Madre, non fece difficoltà alcuna ad anticiparne la glorificazione corporea. Così infatti scrive il Papa: «Gesù ha voluto l’assunzione di Maria al cielo per la sua pietà filiale verso di lei... [per] la sua insigne santità, superiore a quella di tutti gli uomini e di tutti gli angeli; l’intima unione di Maria col suo Figlio; e quell’amore sommo che il Figlio portava alla sua degnissima Madre».
L’Assunzione di Maria Santissima fu motivata anche dalla sua Verginità perpetua che ci permette di contemplare l’incorruzione del suo corpo assunto al Cielo in analogia all’incorruzione della sua integrità verginale nel concepire e partorire il Verbo Incarnato. Per questo motivo Pio XII riporta nel testo della Munificentissimus Deus la testimonianza autorevole del Dottore Serafico, San Bonaventura da Bagnoregio, che ci lascia questo insegnamento: «Come Dio preservò Maria santissima dalla violazione del pudore e dell’integrità verginale nella concezione e nel parto, così non ha permesso che il suo corpo si disfacesse in putredine e cenere».
Un’ultima ragione ancora emerge a favore della convenienza di un così specialissimo privilegio mariano, ed è la partecipazione intimissima di Maria Corredentrice all’opera salvifica del suo Figlio Redentore, con la sua cooperazione diretta e attiva, quale “nuova Eva”, al compimento della missione redentiva del “nuovo Adamo”, riparando il peccato dei nostri Progenitori e operando insieme la Redenzione dell’intero genere umano. Il ruolo della Corredentrice, come fondamento della sua Assunzione corporea, è presentato dal Papa in questi termini: «L’augusta Madre di Dio, arcanamente unita a Gesù Cristo fin da tutta l’eternità “con uno stesso decreto” di predestinazione [come afferma l’Ineffabilis Deus”], immacolata nella sua concezione, Vergine illibata nella sua divina maternità, generosa Socia del divino Redentore, che ha riportato un pieno trionfo sul peccato e sulle sue conseguenze, alla fine, come supremo coronamento dei suoi privilegi, ottenne di essere preservata dalla corruzione del sepolcro, e, vinta la morte, come già il suo Figlio, di essere innalzata in anima e corpo alla gloria del cielo, dove risplende Regina alla destra del Figlio suo, Re immortale dei secoli».
Facciamo nostre le parole del Sommo Pontefice credendo con perfetta adesione di mente e volontà a questo supremo privilegio della Madre di Dio, e impegniamoci a diffondere nei cuori di tutti i fedeli la più ardente devozione verso Colei che da Dio stesso è stata esaltata «regina alla tua destra in ori di ofir» (Sal 45,10) per intercedere in nostro favore e comunicarci le grazie che abbiamo bisogno al fin di realizzare «la volontà di Dio, la vostra santificazione» (1Tes 4,3).