
Porre la Santa Messa, memoriale del Sacrificio di Cristo sulla Croce, tra le devozioni e come una devozione di Padre Pio sembrerebbe alquanto strano, ma se si pensa alla devozione come qualcosa che informa l’esistenza di chi la nutre e la pratica, dando a tutta la vita – pensieri, azioni, sentimenti, parole – una “piega” particolare, allora possiamo ben dire che Padre Pio ha avuto una sì grande e profonda devozione per la Santa Messa fino ad incarnarla. La sua vita è stata una Messa, una Messa indimenticabile, in cui il Crocifisso del Golgota si rendeva visibile nel crocifisso del Gargano che non prestava a Cristo solo la voce ma tutto se stesso, anche il corpo, attualizzando nella sua carne tutto l’evento del Calvario. Egli stesso un giorno ebbe a dire: «Tutto ciò che è avvenuto sul Calvario mi avviene sull’altare».
L’amore di Padre Pio per il Sacrificio dell’altare si manifestò fin da bambino. Il piccolo Francesco Forgione, raccontano i suoi stessi familiari, frequentava con assiduità e devozione la chiesa e non perdeva nessuna delle funzioni che si celebravano in parrocchia. Imparò presto anche a servire la Messa e lo faceva con tanta devozione da attirare l’attenzione delle mamme che lo vedevano così raccolto e bello come un angelo, con le manine giunte e inginocchiato ai piedi dell’altare.
Da grande, divenuto ormai frate, nonostante la salute malferma che peggiorava di giorno in giorno, un’unica cosa bramava con tutte le sue forze più di ogni altra: diventare Sacerdote, anche se avesse dovuto celebrare una sola Santa Messa e poi morire. Il Signore che voleva fare di lui un Sacerdote e una vittima per l’umanità, insieme a Gesù, Sommo Sacerdote e Vittima perfetta, fece in modo che proprio la sua salute fosse motivo per anticipare l’Ordinazione sacerdotale. Infatti, nel mercoledì 10 agosto 1910 fra Pio, con il cuore trepidante e colmo di gioia, ricevé la consacrazione sacerdotale nella cappella dei canonici nel duomo di Benevento da mons. Paolo Schinosi. In quel giorno, il giovane novello Sacerdote scrisse in un’immaginetta ricordo un programma del suo ministero sacerdotale che lo inchioderà definitivamente alla croce: «O Gesù, mio sospiro e mia vita, mentre oggi ti elevo in un mistero di amore, ti chiedo che per Te io sia per il mondo Via Verità Vita. E per Te Sacerdote santo, Vittima perfetta». Quattro giorni dopo, alla vigilia dell’Assunta, celebrò la sua prima Messa nella chiesa di Pietrelcina all’altare della Madonna e la chiesetta di Sant’Anna accolse per diverso tempo le sue celebrazioni.
Fin dall’inizio i fedeli si accorsero della particolare devozione con cui celebrava tanto da togliergli la percezione del tempo. A volte le estasi lo tenevano sull’altare ben quattro ore e il sagrestano, al mattino alle 8.00, lo accompagnava all’altare, poi usciva e ritornava alle 12.00, per riaccompagnarlo in sacrestia. Don Giuseppe Orlano, Sacerdote concittadino e coetaneo di Padre Pio, che lo vide celebrare, dichiara nel suo Diario che: «La sua Santa Messa era un mistero incomprensibile» e fornisce alcuni particolari personalmente osservati: «Padre Pio al memento era talmente assorto nella preghiera, che passava oltre un’ora senza proseguire. La sua Messa era così lunga, che la gente la evitava, perché dovendo andare tutti alla campagna a lavorare, essendo un paese agricolo, non potevano rimanere per ore e ore in chiesa a pregare insieme a lui». Quindi, non una Messa semplicemente celebrata, ma profondamente vissuta, tanto da divenire troppo lunga per chi vi partecipava, forse, senza viverla! Riguardo alla durata della sua Messa un giorno Padre Pio disse ad un figlio spirituale: «Se fosse per me non scenderei mai dall’altare».
Ma proprio quella Messa così lunga, segno visibile e tangibile della sua spiritualità e missione, è diventata la Messa di Padre Pio che ha attirato quotidianamente, a San Giovanni Rotondo, centinaia e spesso migliaia di persone provenienti da tutto il mondo che, anche con la neve, la pioggia, il freddo invernale attendevano che si aprisse la porta della chiesetta di Santa Maria delle Grazie per partecipare alla Messa di quest’umile frate, anche se durava ore, anche se si doveva stare in piedi. E questo non per un giorno, un mese o un anno, ma per cinquant’anni. Perché? Perché in quella chiesa si celebrava una Messa nuova in cui il celebrante portava nel suo corpo le piaghe di Cristo e viveva, misticamente, i dolori della Passione, agonia e Morte del Calvario; perché in quella Messa si era trasportati sul Calvario ai piedi della Croce accanto all’Addolorata; perché in quella Messa si sentiva che quel Sacerdote era vittima con Cristo per i peccati dell’umanità, per i nostri peccati, per i peccati di ciascuno di noi.
di Suor M. Eucaristica Pia Lopez