I FIORETTI
Lettere di raccomandazione... (Ci pensa San Giuseppe!)
dal Numero 4 del 26 gennaio 2014

Chiunque ha incontrato Padre Pio e lo ha conosciuto ha subito il fascino della sua persona. Nella sua indole e nel suo fare c’era qualcosa di semplice e di sublime nello stesso tempo. Questa caratteristica costituiva la forza morale, che trascinava e affascinava. A volte, con la sola intonazione di voce riusciva ad essere severo, scherzoso, allegro, senza che fosse alterato il suo animo, che conservava sempre una amabile dolcezza [...].
Durante le conversazioni Padre Pio amava raccontare barzellette a sfondo religioso e fatterelli, che tenevano desta l’attenzione dei suoi interlocutori, specie quando usava il suo colorito dialetto napoletano.
Un giorno la conversazione cadde su come fosse facile diventare ufficiale dell’ordine dei Cavalieri (Padre Pio spesso scherzava sulle sue esperienze da militare, specialmente sul periodo in cui era stato falsamente accusato di diserzione). A proposito raccontò con gioia la seguente storia: «Un ufficiale dell’esercito, dopo aver trascorso un certo numero di anni nel Purgatorio, si presentò alla porta del Paradiso. San Pietro, vedutolo lo ammonì dicendo: “È troppo presto! Ci vogliono ancora mille anni!”. All’udire queste parole, l’ufficiale rispose con un sorrisetto malizioso: “Ma io ho una lettera di raccomandazione datami dal tuo collega san Giuseppe”. San Pietro lo vide strizzare l’occhio come se fosse stato già risolto il caso, quindi piuttosto seccato rispose: “Qui le raccomandazioni non hanno valore e della lettera di san Giuseppe non me ne importa proprio nulla!”. A questa risposta l’ufficiale capì che in quel posto la procedura era ben diversa da quella usata dagli uomini sulla terra, pertanto se ne tornò nel Purgatorio. Dopo qualche tempo san Giuseppe, a passeggio per il Purgatorio, incontrò il cavaliere, e stupito di trovarlo ancora in quel posto, gli chiese: “Ma come... sei ancora qui! Ho scritto per te una lettera al mio collega san Pietro, che fine ha fatto la lettera?”. L’ufficiale un po’ rammaricato e risentito rispose: “Mi dispiace per te, caro san Giuseppe, ma il tuo collega lassù dice che della tua lettera non sa che farsene”. San Giuseppe, sbalordito di essere così poco considerato nel Cielo, andò subito a chiedere spiegazione al Custode dell’ingresso del Paradiso. “Cos’è tutto questo?”, protestò il padre putativo di Gesù. “Tu accetti le raccomandazioni di sant’Antonio di Padova e di san Gennaro e poi rifiuti le mie! Spiegami il perché!”. San Pietro, non sapendo cosa rispondergli, gli dette una risposta evasiva: “È così che voglio io!”. C’era da arrabbiarsi contro la prepotenza di san Pietro. San Giuseppe, invece, si servì della sua autorità di capo famiglia e, volgendosi alla Madonna, le disse: “Maria, prendi il Bambino Gesù e andiamo via dal Paradiso!”».
La storiella fece ridere tutti, ma Padre Pio volle insegnare ai presenti che è un bene avere la devozione a san Giuseppe, patrono della buona morte, perché egli è potente in Paradiso.

Padre Alessio Parente,
Padre Pio e le anime del purgatorio,
pp. 237-240

Casa Mariana Editrice
Sede Legale
Via dell'Immacolata, 4
83040 Frigento (AV)
Proprietario: Associazione CME Il Settimanale di Padre Pio. Tutti i diritti sono riservati. Credits