I FIORETTI
La novena “irresistibile” di Padre Pio
dal Numero 22 del 14 giugno 2026
«Questa preghiera non solo non posso cessare di farla, ma non debbo, avendomelo Gesù stesso suggerito. Raccomandate pure a dette anime la calma, la tranquillità, la illimitata fiducia nel celeste Padre, poiché tutto succederà per il meglio delle loro anime», così dice Padre Pio in una lettera indirizzata a una figlia spirituale. E in un’altra lettera: «Fortificatevi colla preghiera, coll’umiltà e colla illimitata fiducia nel divino aiuto». E ancora: «Dovete elevare a lui la preghiera della rassegnazione e della speranza e cantare a lui l’inno della riconoscenza, della lode e del ringraziamento». Si tratta di parole che rinnovano ciò che già conosciamo bene e vale a dire l’immensa importanza che il Padre dava alla preghiera. Non solo trascorreva l’intera giornata pregando ma lo consigliava febbrilmente ai figli spirituali, quasi con urgenza, come qualcosa che andava assolutamente fatto. Soprattutto, li invitava a coltivare l’affidamento, il lasciarsi andare, l’abbandonarsi con la massima fiducia al Sacro Cuore di Gesù, senza il timore di portargli miserie e peccati ma con la sicurezza di trovare sempre misericordia e mai la condanna. Nella cella di Padre Pio, così come è stata conservata, appeso alla parete di sinistra c’è un quadro che raffigura il Sacro Cuore di Gesù. Evidentemente il Padre lo voleva avere sempre sotto gli occhi. E di sicuro gli ricordava la sua infanzia trascorsa a Pietrelcina. Il padre e soprattutto la madre furono i suoi primi insegnanti di religione e sin da quando era un bambino gli fecero vivere le pratiche devozionali comuni a quel tempo, specie nelle realtà contadine. Quella al Sacro Cuore era una delle più diffuse. Affonda le radici nella mistica medievale, ma conobbe la sua fioritura moderna nel Seicento, attraverso le rivelazioni di Santa Margherita Maria Alacoque (1647–1690) nel monastero della Visitazione di Paray-le-Monial. Gesù le apparve diverse volte, mostrandole il Sacro Cuore e chiedendo la diffusione della devozione al suo Cuore come risposta alle offese e alle indifferenze degli uomini. Gesù le avrebbe promesso che chi si comunica il primo venerdì del mese per nove mesi consecutivi, con fede e in stato di grazia, riceverà la grazia della perseveranza finale, cioè la possibilità di morire in amicizia con Dio e ricevere i Sacramenti prima della morte. In seguito, Pio IX istituì nel 1856 per tutta la Chiesa la festa del Sacro Cuore che divenne così uno dei pilastri della spiritualità cattolica nell’Ottocento e nel Novecento. Quando Padre Pio venne al mondo, 1887, tale devozione era pratica comune ed è comprensibile quindi come sia diventata parte della sua crescita e del suo essere. Teniamo presente anche che, a partire dal XVII secolo, la devozione al Sacro Cuore di Gesù si diffuse ampiamente nell’Ordine dei Cappuccini, trovando spazio nella loro spiritualità incentrata sulla Passione di Cristo. E così, quando il giovane Francesco Forgione, nel 1903, entrò in convento a Morcone, si trovò subito ad avere a che fare con una realtà fortemente attaccata ai temi dell’amore divino e dell’affidamento al Cuore di Cristo. Scrisse infatti il giovane frate in quegli anni: «Gesù mio, voglio amare e non so amare. Insegnami ad amare come ami Tu, con quel tuo Cuore Sacratissimo che è tutto fuoco e fiamma per noi». Padre Pio, per tutta la vita, non smise mai di insegnare e consigliare la devozione al Sacro Cuore. E da uomo d’azione quale era, lo fece in modo pratico. Sapendo che non tutti potevano cogliere il senso teologico dell’affidamento al Sacro Cuore, perché molti suoi figli spirituali erano persone semplici, spesso non istruite, indicava concretamente la strada, la chiave per arrivare diretti a Gesù e presentare a Lui le miserie, i dolori, le paure, le preoccupazioni. Consigliava una preghiera, semplice e immediata: la coroncina al Sacro Cuore di Gesù, che lui recitava ogni giorno. Era la sua preferita e la faceva recitare a chi chiedeva il suo aiuto spiegando che era una preghiera “irresistibile” alla quale Gesù non poteva non rispondere. Si tratta di un bellissimo dialogo tra l’uomo e Dio nel quale si ricorda a Gesù stesso quanto ha promesso, quanto ha detto nel Vangelo. E proprio in virtù di queste sue parole ci si affida completamente con la massima fiducia. Come se si dicesse: «Queste sono le parole di Gesù quindi mi devo fidare!». A questa preghiera così tanto amata da Padre Pio, fa riferimento anche padre Agostino da San Marco in Lamis, suo direttore spirituale. In una lettera del novembre del 1916, si riferisce proprio alla “novena irresistibile al Sacro Cuore di Gesù”. Al termine della preghiera, la conclusione racchiude con affetto tutta la Sacra Famiglia. Gesù, Giuseppe e Maria: sempre attenti ai bisogni delle anime, sempre presenti, sempre pronti a consolare e sorreggere. «O Sacro Cuore di Gesù, cui è impossibile non avere compassione degli infelici, abbi pietà di noi miseri peccatori, ed accordaci le grazie che ti domandiamo per mezzo dell’Immacolato Cuore di Maria, tua e nostra tenera Madre, San Giuseppe, Padre Putativo del Sacro Cuore di Gesù, prega per noi». di Roberto Allegri
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