I FIORETTI
Il cuore della sua esistenza
dal Numero 21 del 7 giugno 2026
Scrisse Padre Pio, il 27 luglio 1917, alla figlia spirituale Erminia Gargani: «Mia cara figliuola, io penso che la santissima eucarestia sia il gran mezzo per aspirare alla santa perfezione, ma bisogna riceverla col desiderio e coll’impegno di togliere dal cuore tutto ciò che dispiace a colui che vogliamo alloggiare» (Ep. III, n. 14). Basterebbero queste parole per avere un’idea dell’adorazione che il Padre aveva per l’Eucarestia: il mezzo per la santità. La sua non era soltanto l’aderenza al dogma di fede sulla vera presenza di Cristo nel Santissimo Sacramento, ma soprattutto era esperienza concreta. Padre Pio “viveva” l’essere di Gesù nel pane, lo vedeva, lo sentiva coi sensi, ne faceva conoscenza approfondita durante la Messa. Il giovane Francesco Forgione aveva appreso dal catechismo che l’Eucaristia «è il Sacramento che contiene realmente il Corpo, il Sangue, l’Anima e la Divinità di Nostro Signore Gesù Cristo sotto le specie del pane e del vino». Insegnamenti che egli aveva assorbito in profondità. Ma fu poi l’estrema vicinanza con il mistero, la vicinanza a Cristo in un modo che non si può comprendere, a far sì che quelle belle parole imparate da bambino divenissero reali e concrete in lui. Chi ha assistito alla sua Messa non lo ha più dimenticato. Non era una celebrazione come tante. I presenti percepivano che lì sull’altare stava accadendo qualcosa di più, qualcosa di vivo e vero. Sull’altare, Padre Pio non rammentava ai fedeli il Sacrificio di Gesù. Padre Pio riviveva per intero la Passione. Tenendo tra le dita l’Eucarestia, non mostrava all’assemblea un “simbolo”, ma toccava veramente la Carne e il Sangue di Cristo. Sono concetti siderali, talmente grandi che si fa fatica anche solo a pensarli. Ma era la quotidianità per il Frate con le stimmate. «La Messa di Padre Pio era un mistero», mi aveva detto la signora Ida Bartolucci che era stata spesso a San Giovanni Rotondo fin dal 1947. «È stato detto molte volte, è scritto in tanti libri, che durante la celebrazione lui riviveva sul proprio corpo l’intera Passione di Gesù. Ed era così. Io ne sono stata testimone. Padre Pio soffriva, soffriva fisicamente e tutti i presenti lo capivano. Si tratteneva, si raggrinziva con gli occhi sbarrati, la bocca che sembrava sul punto di gridare. Lottava per restare in piedi, si aggrappava all’altare. Il suo viso era coperto di sudore e di lacrime. Fino alla Consacrazione, vederlo era straziante. La gente stava in ginocchio, piangeva. Tutti soffrivano insieme a lui. Poi alzava l’ostia e la teneva ferma, con le braccia tese. Hanno calcolato che la teneva così anche per delle mezz’ore. Lo stesso faceva col calice. Durante la Messa, aveva estasi continue. All’improvviso guardava in alto e si metteva a parlare con qualcuno visibile soltanto a lui. Vedere un uomo in estasi è sconvolgente: lo vedi fatto di luce e hai la coscienza del suo spirito che emerge. La Messa durava più di due ore ma nessuno sentiva la stanchezza o il dolore alle gambe per lo stare in ginocchio. Poi, fatta la Comunione, Padre Pio si trasformava. Diventava sereno, luminoso. Tutti percepivano la sua gioia spirituale». Per questo Padre Pio disse una volta: «Il mondo potrebbe stare senza sole ma non senza la Santa Messa». Considerava l’Eucaristia il cuore della sua esistenza. Tutta la sua giornata ruotava attorno alla Messa: si preparava con grande raccoglimento, celebrava con intensità e si fermava a lungo in ringraziamento. Basti pensare a quanto era felice il giorno della sua prima Messa, il 10 agosto del 1910. Scriverà due anni dopo a padre Agostino: «Fu il giorno in cui trovai il mio cuore più acceso di amore per Gesù. Quanto fui felice, quanto godei quel giorno!»(Ep. I, n. 93). E a padre Benedetto scrisse: «I battiti del cuore, allorché mi trovo con Gesù sacramentato, sono molto forti. Sembrami, alle volte, che voglia proprio uscirsene dal petto» (Ep. I, n. 44). Per Padre Pio accostarsi all’Eucarestia voleva dire trasformarsi interiormente. Non si trattava solo di ricevere Cristo, ma di unirsi a Lui fino a diventare una cosa sola. Disse una volta: «Che io sia un altro Gesù, tutto Gesù, sempre Gesù». A questo proposito, si ricordano le parole usate da San Giovanni Paolo II il 23 maggio 1987, nella chiesa di Santa Maria delle grazie a San Giovanni Rotondo: «E chi non ricorda il fervore col quale padre Pio riviveva, nella Messa, la passione di Cristo? Da qui la stima che egli aveva della Messa – da lui chiamata “un ministero tremendo” – come momento decisivo della salvezza e della santificazione dello uomo mediante la partecipazione alle sofferenze stesse del Crocifisso. “C’è nella Messa – diceva – tutto il Calvario”. La Messa fu per lui la “fonte ed il culmine”, il perno ed il centro di tutta la sua vita e di tutta la sua opera». L’Eucarestia era la vita per Padre Pio. Nell’ottobre del 1911 fu mandato dal Provinciale al convento di Venafro. Era ammalato gravemente e i medici non riuscivano a capire di cosa soffrisse. I confratelli testimoniarono che per tutto il periodo in cui visse a Venafro, Padre Pio si alimentò soltanto con l’Eucarestia. Era cibo che gli bastava. Scrisse in una lettera a padre Agostino: «Mi confondo e non riesco a fare altro se non piangere e ripetere: Gesù, cibo mio!» (Ep. I, n. 68). «Dacci oggi, o Padre, il pane nostro quotidiano», scrisse in un’altra lettera. «Ma qual è questo pane? In questa domanda di Gesù, salvo sempre migliore interpretazione, io vi ravviso l’Eucarestia principalmente». di Roberto Allegri
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