PASQUA
Testimone della Risurrezione Il sudario di Oviedo
dal Numero 13 del 5 aprile 2026
di Francesco de Sanctis
Testimone della Risurrezione è il sudario di Oviedo, con cui fu coperto il volto di Cristo prima della sepoltura. La sua eccezionalità sta nella totale corrispondenza con il volto dell’Uomo della Sindone, testimoniando le terribili sofferenze a cui Gesù fu sottoposto.
Una reliquia straordinaria Nella Spagna nord-occidentale, tra i monti Cantabrici ed il golfo di Biscaglia, c’è una città: Oviedo. Nella cattedrale, in una cappella laterale, è conservato un sudario di lino straordinario. Non si tratta di un oggetto qualunque, ma del telo che fu utilizzato per asciugare il volto di Cristo dopo la sua Morte, prima che il sacro corpo fosse avvolto dal lenzuolo funebre. Era consuetudine, infatti, nella cultura ebraica del tempo, coprire il volto del defunto con un panno separato prima della sepoltura. Il sudario misura circa 84x53 cm e viene esposto al pubblico tre volte l’anno: il Venerdì Santo, il 14 settembre (festa dell’Esaltazione della Santa Croce), ed il 21 settembre (festa di San Matteo apostolo). L’origine di questa reliquia si trova già nel Vangelo di San Giovanni: «Uscì allora Simon Pietro insieme all’altro discepolo, e si recarono al sepolcro. [...] Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte» (Gv 20,3-7). Questa affascinante reliquia, prima di giungere in Spagna, affrontò un lungo viaggio: dopo essere stata ritrovata dai Discepoli nel sepolcro, fu custodita dalla prima comunità cristiana di Gerusalemme. Con quanta venerazione quei cristiani dovevano aver contemplato il sacro Sangue impresso nel sudario, ripensando a tutto ciò che Cristo aveva sofferto per l’umanità intera! Ancora oggi, infatti, la sacra reliquia attira migliaia di pellegrini da ogni parte del mondo. Nel VII secolo, con l’invasione persiana della Terra Santa, molti cristiani portarono via le reliquie per metterle in salvo; il sudario fu dunque spostato ad Alessandria in Egitto. Con l’invasione musulmana del Nord Africa, la reliquia fu portata in Spagna, forse da monaci cristiani rifugiatesi prima a Cartagena e poi a Siviglia. Infine, nel IX secolo, a causa della minaccia musulmana nella penisola iberica, il re Alfonso II ordinò il trasferimento del sudario ad Oviedo, dove si trova attualmente. Il sudario e la Sindone C’è corrispondenza tra la Sindone di Torino ed il sudario di Oviedo? Risponde Sánchez Hermosilla, direttore del “Gruppo di Investigazione del Centro Spagnolo di Sindonologia”: «La somiglianza nella morfologia delle macchie e la dimensione delle stesse con la Sindone di Torino fa pensare che abbiamo effettivamente trovato la reliquia di cui parla San Giovanni nel suo Vangelo, quando accenna al sudario nel sepolcro. [...] Tutte le informazioni messe in evidenza dall’investigazione scientifica sono compatibili con l’ipotesi che la Sindone di Torino e il Sudario coprirono il cadavere della stessa persona». Nel sudario si trovano tracce di sangue e altri fluidi corporali «provenienti da un cadavere umano», come già aveva affermato nel 1985 il professor Pierluigi Baima Bollone, confermando che inoltre il sangue era del gruppo AB, lo stesso gruppo sanguigno rilevato nella Sindone. Tra le evidenze che il medico spagnolo ritiene più importanti si segnalano le macchie di sangue attribuite alle spine della corona che «appaiono in entrambe le reliquie con una grande somiglianza nella distanza che le separa tra di loro». Inoltre, una delle macchie del sudario di Oviedo «sembra compatibile con alcune delle ferite causate dal Flagrum Taxilatum [il flagello usato per colpire Gesù nella Sindone] nella parte destra del collo, e risulta essere compatibile con alcune delle impronte della Sindone di Torino attribuite a questa stessa ragione. Nella regione occipitale appaiono macchie di sangue vitale, cioè che si versò quando il condannato era ancora vivo, sono molto simili in entrambe le tele e sembrano relazionarsi con le lesioni del cuoio capelluto, inoltre risultano essere in accordo con quelle che produrrebbe una corona di spine». Sánchez ha anche affermato che sul sudario di Oviedo compare una macchia localizzata proprio nell’angolo inferiore sinistro del rovescio della tela, «questa macchia ha la sua equivalenza nella Sindone di Torino [...]. Oltre a questa macchia appaiono segni indiretti della lancia, così come gli abbondanti coaguli di fibrina che compaiono nella cosiddetta macchia diffusa e macchia a fisarmonica». Le ricostruzioni tridimensionali del volto di Gesù della Sindone sono compatibili con le macchie presenti nel sudario, sia per le proporzioni antropometriche che per le lesioni traumatiche che presentano entrambe. Insomma la scienza conferma che l’Uomo della Sindone e del sudario è la stessa persona, cioè Nostro Signore che ha affrontato la Morte per la nostra Redenzione e che dopo tre giorni è risorto. Il sudario di Oviedo testimonia, dunque, le terribili sofferenze patite per nostro amore da Gesù, tutto il suo Sangue sparso per noi, ma allo stesso tempo ci annuncia la gloriosa Risurrezione di Cristo, di Colui che ha vinto la Morte e che ci vuole tutti con sé in Paradiso. Dobbiamo custodire il sudario che ha avvolto il sacro volto di Gesù nel nostro cuore: quelle tracce di Sangue sono ora, con la Risurrezione, divenute orme di luce che ci guidano alla contemplazione del suo sacro Volto, sull’imitazione di Maria Santissima che tante volte strinse tra le sue mani con tenerezza d’amore e dolore il Volto del suo amato Figlio.
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