Maria è l’Agnella immacolata che riflette in sé quelle belle prerogative che contempliamo nell’Agnello divino. Cerchiamo di diventare anche noi dei piccoli agnelli riscoprendo l’incanto della purezza e della mitezza, senza farci macchiare dalle turpitudini del mondo.

Melitone di Sardi, vescovo e asceta del II secolo d.C., richiamando la nostra attenzione sull’Incarnazione, Passione e glorificazione di Nostro Signore Gesù Cristo, chiama la Beata Vergine Maria “Agnella pura”. In analogia con l’«Agnello di Dio» (Gv 1,29) Immacolato e immolato per la nostra eterna salvezza, Maria Santissima è l’Agnella Immacolata e co-immolata, tutta bella e candida, mansueta e umile, Corredentrice, associata perfettamente all’opera della Redenzione. Effettivamente quando capita di vedere degli agnellini, si pensa subito al Cristo Redentore, alla sua mansuetudine e mitezza nell’offrire la sua vita per noi. Continua Melitone: «È Lui che fu preso dal gregge, e all’immolazione fu trascinato e di sera fu ucciso e di notte fu sepolto». Maria Santissima è Colei dalla quale Cristo venne al mondo, è l’Agnella senza macchia, scelta da Dio per essere Madre verginale del Figlio suo unigenito.
Un altro Padre della Chiesa del II secolo, Sant’Ireneo di Lione, scrive che «il puro [Cristo] è uscito in modo puro dal grembo puro che Egli stesso ha reso puro». La purezza verginale ha rivestito di particolare candore tutta l’anima della Vergine Maria, interamente santificata dalla grazia di Dio, tanto che l’Angelo dell’Annunciazione nel salutarla la chiama «Piena di grazia» (Lc 1,28). In questo contesto si può dire che in Lei si realizzano perfettamente le parole della sesta beatitudine: «Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio» (Mt 5,8).
Una virtù strettamente collegata alla verginità è la mansuetudine, infatti entrambe le virtù sono parti – sebbene con le dovute differenze – della virtù cardinale della temperanza. Il Signore, Maestro divino, ci dice di imparare da Lui perché è “mansueto e umile di cuore” (cf Mt 11,29). Don Dolindo Ruotolo, commentando questo passo evangelico, afferma che Gesù è Maestro di queste due virtù perché il suo Cuore è tutto mansuetudine e umiltà. Dobbiamo allora ben pensare che la Vergine Maria fosse tutta mansueta e umile come il suo divin Figlio! Accanto a Gesù Agnello mansueto che è venuto a redimere l’umanità dal peccato, vediamo Maria, Agnella mansueta che si è tutta associata all’opera della Redenzione in qualità di Madre Corredentrice.
La mansuetudine non è mollezza di spirito, né tanto meno debolezza di carattere manifestata sotto apparenti dolcezze. La mansuetudine è un certo dominio di sé nelle situazioni difficili alle quali si risponderebbe con ira o collera. Per questo motivo è ben collegata alla pazienza nelle prove e alla benevolenza nei riguardi del prossimo, alla sopportazione dei difetti altrui e al perdono delle offese ricevute. Ancora una volta Gesù è modello in tutto questo, tanto che sulla Croce pregò per i suoi persecutori con queste parole: «Padre perdonali, perché non sanno quello che fanno» (Lc 23,34).
Seguendo questo esempio, Santa Maria Goretti (1890-1902) perdonò il suo assassino e sperò di incontrarlo un giorno in Paradiso. La mansuetudine si trova nelle anime innocenti, pure e caste. Ad esempio, Santa Camilla Battista da Varano (1458-1524) ricevette il perdono dei peccati e la grazia dell’innocenza battesimale.
Tutto questo ovviamente non appartiene alle anime travolte dal vortice delle passioni disordinate e dei vizi della lussuria, dell’ira e della gola, dell’accidia e dell’avarizia, dell’invidia e della superbia.
Guardando il mondo contemporaneo «posto tutto sotto il potere delle tenebre» (1Gv 5,19), vediamo come si è ben lontani dal praticare le virtù della purezza e della mansuetudine; c’è come un “tornado di anime” che ruota vorticosamente sui ruderi della civiltà moderna lesa dal razionalismo, dall’idealismo e dall’ateismo; persone che, disprezzando Dio, finiscono con il disprezzare lo stesso uomo, imbrattando la propria anima con i peccati e il proprio corpo con immagini obbrobriose, portano già impresso nel loro spirito il marchio della bestia, anime che si sono vendute al diavolo e che stanno trascinando tante anime innocenti (e non innocenti) nel baratro dell’inferno con scandali, mode indecenti, promiscuità... e il tutto in una falsa concezione di libertà! Per non lasciarsi travolgere da questa valanga di decadimento morale e spirituale si deve aborrire il fango delle vanità mondane che alla fin fine è tutto edonismo e odio a Dio. L’Apostolo ci esorta: «Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto» (Rm 12,2). Seguendo il Cristo Redentore e l’Immacolata Corredentrice si è purificati nel lavacro del Sangue purissimo di Gesù e si diventa «santi e immacolati al suo cospetto nell’amore» (Ef 1,4).
San Giovanni Bosco una volta ebbe una meravigliosa visione del Paradiso in sogno. Il Santo fu condotto in una pianura dove vi erano migliaia di agnellini di cui doveva prendersi cura. Gli agnellini presero poi forma di giovanetti. In un angolo remoto della valle, circondato di collinette, cinto da una siepe di piante rigogliose, ecco un grande prato verdeggiante di erbe odorose, fiori campestri, freschi boschetti e sorgenti di acqua limpida. Qui c’erano le anime in grazia di Dio, anime belle e splendenti, con una veste bianca e ghirlande di fiori sul capo, dai quali usciva una luce incantevole che rivestiva tutta la persona e illuminava anche tutti gli altri: era la gloria dei Santi. Il pastore da cui don Bosco era condotto gli disse: «Costoro sono quelli che conservano il bel giglio della purezza. Questi sono ancora vestiti dalla stola dell’innocenza». Il Santo si accorse che tra i giovani che conosceva ne mancavano alcuni: «Sono così pochi coloro che non hanno mai perduto la grazia di Dio?», chiese. Il pastore riprese a parlare dicendo: «Quelli che hanno avuto la disgrazia di perdere il bel giglio della purezza, e con questo l’innocenza, possono ancora seguire i loro compagni nella penitenza». Nel campo, infatti, c’erano ancora molti fiori che potevano diventare bellissime ghirlande luminose. Poi, concludendo, aggiunse: «Coraggio a praticare questa candida virtù, perché i casti sono quelli che crescono come gigli al cospetto di Dio».