La contemplazione di Gesù Risorto ci fa riscoprire la bellezza e l’importanza della vita di grazia. Dobbiamo dunque risorgere anche noi e fuggire il peccato che abbruttisce l’anima, utilizzando tutti quei mezzi che sono a nostra disposizione.

La Quaresima che abbiamo appena vissuto certamente è stata piena di buoni propositi per la nostra vita spirituale, ma durante tutto l’anno liturgico, come in ogni sua festa, e in particolar modo per la Santa Pasqua, il Signore ci chiama ad una sempre più profonda conversione e donazione a Lui, per raggiungere quella santità che Iddio ci chiede con tanta insistenza: «Santificatevi dunque e siate santi, perché io sono Santo» (Lv 11,44), e anche: «Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste» (Mt 5,48).
Ci sono diversi mezzi che possiamo usare per la nostra crescita spirituale, alcuni già li conosciamo, ma avvicinandoci a Dio aumenta la consapevolezza di poter raggiungere un’intimità più profonda con il Signore, ed Egli ci fa scorgere vie luminose, sicure, anche se ordinarie e semplici.
In primo luogo, Gesù Risorto ci invita riscoprire sempre meglio l’importanza e la bellezza della vita di grazia, da noi ricevuta con il Sacramento del Battesimo, in cui siamo stati chiamati a crescere nella vita divina per raggiungere il «Regno dei cieli» (Mt 18,3); a questo proposito è importante conoscere il commento fatto da padre Stefano M. Manelli nel suo aureo libretto dedicato alla meditazione dei misteri del santo Rosario, intitolato O Rosario benedetto di Maria, in cui egli scrive a proposito del primo mistero glorioso dedicato alla Risurrezione del Signore: «La vita spirituale è la vita della grazia, la presenza di Dio nella nostra anima. La morte spirituale è la presenza del peccato mortale in noi, il dominio di satana sulla nostra anima. Il cristiano è una nuova creatura per la grazia divina che gli riempie l’anima della presenza amorosa di Dio. Perciò può dire con filiale confidenza: “Padre nostro... sia fatta la tua volontà... dacci oggi il nostro pane quotidiano” (Mt 6,9-13)».
E ancora il Padre continua: «Se commette un peccato mortale, il cristiano si rivolta contro Dio, gli preferisce il seduttore, gli preferisce “il mondo con le sue concupiscenze” (1Gv 2,17)».
È importante quindi evitare il peccato sotto qualsiasi forma e soprattutto il peccato mortale, così come facevano i Santi; ad esempio San Domenico Savio aveva come proposito il motto: «La morte ma non i peccati», e Santa Gemma Galgani affermava: «Mille volte la morte, piuttosto che un peccato».
Inoltre, abbiamo l’edificante esempio della “piccola via” insegnataci da Santa Teresina del Bambin Gesù, oppure quella dei Pastorelli di Fatima, ossia la via dei piccoli sacrifici, delle rinunce nascoste, o anche dei fioretti offerti per particolari intenzioni di preghiera, o per correggersi dai difetti e dalle tendenze peccaminose.
Ma c’è, in più, una via migliore di tutte, che può ottenerci il grande bene della nostra unione “permanente” con Dio, ed essa ci viene indicata dal “folle dell’Immacolata”, ossia San Massimiliano M. Kolbe (1894-1941), il quale in una delle sue conferenze spiega chiaramente l’importanza della conformità alla volontà di Dio come fine primario e come via superiore per la nostra risurrezione spirituale, e soprattutto per la nostra santificazione: «I fioretti e le preghiere in sé sono dei potenti mezzi di risurrezione, ma non possono essere il fine», e ancora il Santo chiarisce il perché di questa sua affermazione: «Solo con l’aiuto di Dio l’uomo può operare la propria risurrezione». Questo è il compito più importante, perché San Massimiliano spiega anche che «l’essenza della risurrezione consiste nel conformare la nostra volontà alla volontà di Dio: più di questo non c’è niente».
In altri scritti, egli chiarisce la verità della sua affermazione, spiegando che quando noi ci conformiamo alla volontà di Dio, non agiamo più secondo i nostri limiti umani, ma con la sapienza, la potenza e la bontà infinita di Dio, e quindi diveniamo capaci “dell’amore più grande”, quello che Gesù ci ha dimostrato (cf Gv 13,34). Inoltre, San Massimiliano ci ricorda per quali fini noi siamo stati creati, ossia per la gloria di Dio e per santificarci (così come insegna anche la Chiesa Cattolica nel Catechismo: siamo stati creati per «conoscere, amare e servire fedelmente Dio, per poi goderlo in Paradiso»); e questo “lavoro” divino, continua il Santo, è soprannaturale, interiore, appartiene “all’ordine della grazia”, quindi appartiene alla Mediatrice di tutte le grazie, l’Immacolata, da cui possiamo ottenere tutto per la nostra anima, perché la santificazione è così importante, secondo San Massimiliano, che «non c’è salvezza senza santificazione».
Questi importanti insegnamenti del grande apostolo e martire dell’Immacolata ci dovrebbero sostenere, proprio nei momenti in cui è effettivamente più difficile corrispondere alla volontà di Dio, ossia nel momento della prova, del dolore che Iddio permette per purificarci dal male del peccato, delle passioni, per poi unirci a Lui qui su questa terra e per sempre in Cielo. Questo è un punto importante di cui tener conto nella nostra vita spirituale: abbiamo ricevuto il Battesimo che ha cancellato il peccato originale, ma non le sue conseguenze, ossia la concupiscenza, le passioni ed ogni miseria nella nostra anima... è necessario quindi soffrire e così distaccarsi dal male lasciatoci dal peccato, non solo originale, ma anche da quello attuale, per poter poi andare in Paradiso.
Se è difficile, è sempre il nostro San Massimiliano a darci la via sicura affinché tutto questo possa realizzarsi, anche nella gioia e con sollecitudine: «Ciò che ho appena detto non è facile nella vita pratica e c’è bisogno di molto esercizio per proseguire con gioia su questa strada. È necessaria una profonda fede, un forte amore e un ricorso incessante alla Madre di Dio, perché Lei è la Madre della vita soprannaturale, la Madre della grazia divina. Gesù vuole che da Lei riceviamo le grazie e dal grado di avvicinamento a Lei dipende tutto. Sforziamoci di approfondire questa risurrezione e di proporcela come fine, di conformare la nostra volontà alla volontà di Dio, fino al punto di non scoraggiarsi nelle difficoltà, perfino se si dovesse perdere la vita». Il Santo indica anche il mezzo per mettere in pratica questo “ricorso continuo” alla Vergine Santa: «Il lavoro più importante consiste nella preghiera [...] quanto più confideremo in Lei e non in noi, tanto più riceveremo grazia. Segno di ciò sia il frequente ricorso a Lei con le giaculatorie». E noi aggiungiamo: anche con la recita di tanti Rosari, che sono i mezzi attraverso i quali la Vergine Santa vuole riempirci di grazie, così come indicato da Lei stessa nelle apparizioni di Lourdes e Fatima. Maria Santissima sia dunque, come diceva il grande San Bernardo di Chiaravalle, «tutta la ragione della nostra speranza» e di ogni nostra risurrezione spirituale, in terra e per il Cielo! Così sia!